Lifestyle

Makwala, il «Badman» del Mondiale che vuole il trono dei 200

LONDRA 2017

Makwala, il «Badman» del Mondiale che vuole il trono dei 200

Lapresse
Lapresse

Più forte della gastroenterite, della IAAF, della pioggia e del vento. E, forse, del suo grande rivale, il sudafricano Wayde Van Niekerk. Sono il cielo di Londra e gli dei dell'atletica sanno come finirà la finale dei 200, ma di certo il boato che lo ha accolto in pista indica inequivocabilmente che Isaac Makwala di questi Mondiali e' diventato storia, personaggio, beniamino. E allora vale la pena saperne di più, di questo sprinter che sta portando il Botswana agli onori delle cronache, e magari, del medagliere.

Umili origini - Isaac, atleta di 185 cm per 78kg di peso forma, vive a Gaborone, ma è originario di Tutume, un piccolo villaggio nel nord-est del Paese, dove è nato il 29 settembre 1986, minore di una famiglia che gli ha regalato anche un fratello e quattro sorelle. Proprio una di queste iniziò a correre frequentando la scuola elementare, ma non bastò questo ad ispirarlo e a distoglierlo dal calcio, sua prima vera passione. Coi primi calci al pallone, piano piano, e' arrivato anche il diploma in falegnameria e carpenteria, nel 2006.
Colpo di fulmine - Veloce ed edonista, Makwala, come ha dimostrato abbondantemente in questi giorni, postando sui suoi profili social tutte le foto relative alla sua odissea medica (per non parlare dello show fatto dopo la solitaria qualificazione alla semifinale dei 200, con le flessioni sotto la pioggia battente, subito dopo il traguardo). Tanto amante della ribalta, che a convincerlo a dedicarsi al l'atletica fu proprio l'idea di potersi far vedere in TV da parenti e amici!

Campione emigrante - Affidatosi inizialmente alle cure di coach Bobby Gasietsiwe, Makwala non ha mai avuto paura di lasciare il suo Paese per nuove esperienze di crescita: training camp in Senegal nel 2008, poi nel 2010 in Giamaica alla corte di Glen Mills, il coach di Sua Maestà Usain Bolt; poi il ritorno in Botswana, poi ancora nel 2015 Düsseldorf, in Germania, seguendo le indicazioni che il suo coach, Justice Dipeba, gli inviava via telefono e Facebook....
Badman - E' il soprannome che si è scelto, a forza di battere record nazionali in pista: “Voglio essere conosciuto come quello cattivo in pista, quello che dà tutto per vincere”, dice. Altro tratto distintivo, il manicotto giallo fosforescente (ma durante il recupero della batteria dei 200 era zebrato) al braccio destro, in onore di Sanya Richard-Ross, la sua atleta preferita che fu la prima a indossarlo.
Fuori dalla pista - Dedicarsi alla sua fattoria e alle sue greggi, e seguire sempre il calcio di cui è appassionato sono i suoi hobby lontano dalle piste. Come Bolt, e' un grande fan del Manchester United, ma simpatizza anche per la squadra sudafricana dei Keizer Chief di Johannesburg. Motivo in più per gustarsi il derby con Van Niekerk, nativo della rivale Bloemfontaine, la casa dei Celtic emblema del football locale.

© Riproduzione riservata