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Scafisti, Marina in azione solo su richiesta dei libici

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Scafisti, Marina in azione solo su richiesta dei libici

L’azione della Marina militare italiana a sostegno delle forze del governo di Tripoli scatterà solo su chiamata. È un’attività di supporto e protezione alla Guardia Costiera di Fayez al-Serraj, primo ministro del Gna-governo di accordo nazionale della Libia. Si definiscono i dettagli della missione varata dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dopo i colloqui con Serraj. Ora in porto a Tripoli c’è l’unità mtc (moto trasporto costiero) Tremiti, 56 metri di lunghezza e 33 persone di equipaggio. I militari italiani stanno lavorando per gli interventi di riparazione e funzionamento delle quattro motovedette fornite dall’Italia alla Libia. Resta la fase più delicata: il sostegno italiano nel contrasto agli scafisti. Partirà una volta definita una serie di regole e accordi. Entro un mese si chiuderà il confronto già in corso tra Roma e Tripoli per le intese reciproche sull’azione in mare. Risolto questo capitolo al ministero della Difesa, guidato da Roberta Pinotti, dovranno essere scritte le regole di ingaggio specifiche. Si aggiungeranno a quelle già in vigore per «Mare sicuro», la missione di cui quella ora programmata in Libia è un’estensione. Anche perché «Mare sicuro» è un’operazione nazionale, questa in Libia è bilaterale.

Azione di dissuasione a ridosso della costa libica
Un principio, comunque, è ormai acquisito e assodato: quando comincerà il supporto in mare all’azione di pattugliamento dei libici, l’intervento della Marina militare italiana avverrà solo su loro richiesta. I nostri marinai, dunque, non navigheranno abitualmente nelle acque territoriali di Tripoli, ma a ridosso. L’unità di «Mare sicuro» destinata a dare sostegno entrerà in acque libiche solo se chiamata da una motovedetta di Tripoli. Nell’ipotesi, per esempio, di un conflitto con gli scafisti. Prima ci saranno comunque scambi informativi - le presenze, le posizioni, i movimenti in acqua, solo per citare alcuni esempi - tra italiani e militari di Serraj. Il nostro apporto, in questo senso, può essere cospicuo rispetto ai mezzi a disposizione di Tripoli. Ma c’è anche l’eventualità di un conflitto diretto tra libici e scafisti. Dove le unità navali italiane, se chiamate, possono essere decisive. L’augurio è che tutto resti limitato a un’azione di dissuasione una volta giunti sul teatro dello scontro. Se però i trafficanti di esseri umani sparassero contro di noi, risponderemo. Come ha detto il ministro Pinotti in Parlamento «il diritto internazionale prevede esplicitamente la legittima difesa estesa e comunque un uso della forza graduale, limitato e proporzionale». Ieri la Libia ha annunciato la nascita di «una zona di ricerca e soccorso» oltre le 12 miglia delle acque territoriali. E ha vietato a qualsiasi «nave straniera» - comprese, dunque, quelle delle Ong - di entrarvi «salvo richiesta delle autorità libiche» come ha spiegato il generale Abdelhakim Bouhaliya, comandante della base navale di Tripoli. Senza però precisare l’estensione della zona.

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