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Il turco Guliyev è a sorpresa il nuovo re dei 200. Battuto Van…

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Il turco Guliyev è a sorpresa il nuovo re dei 200. Battuto Van Niekerk, niente rivincita per Makwala

Londra - «È di queste rivalità che ha bisogno l'atletica del dopo Bolt». Lord Sebastian Coe, nel presentare sulle colonne dell'Evening Standard la finale dei 200, ben sapeva di cosa stava parlando: i suoi duelli con Steve Ovett infiammarono il mezzofondo e l'opinione pubblica inglese e mondiale tra fine anni Settanta e prima metà degli Ottanta. Non sorprenda quindi che - dimenticando per un attimo referti medici e polemiche - il numero uno della IAAF veda di buon grado il braccio di ferro tra Wayde Van Niekerk (“Il Buono” di tutta la storia) e Isaac Makwala (“il Cattivo”, cioè Badman, che è poi il suo stesso soprannome. Ebbene, il verdetto dello stadio olimpico di Londra, in una serata finalmente tiepida, lascia l'amaro in bocca a Coe e a bocca aperta, invece, i 56mila sugli spalti: l'oro va al turco naturalizzato Ramil Guliyev (20.09), che brucia Van Niekerk (20.11), che al fotofinish difende almeno l'argento dall'assalto di Jeerem Richards, di Trinad&Tobago! E Makwala? Scatta bene, ma perde subito brillantezza e chiude sesto con un modesto 20.44. Dall' Euroasia arriva quindi un campione inatteso, che già nei turni precedenti erano invero sembrato tra i più brillanti. «Non sono sorpreso - ha infatti dichiarato nel dopo gara - ma sembra tutto così irreale. Sono orgoglioso, questo titolo vuol dire molto per me».

Turco...da poco - Non certo per quello che ha mostrato in pista, che è davvero tanto (prima medaglia turca nella storia dei 200); ma, in senso cronologico. Ramil Gulieyv, classe 1990, è turco dal 2011, essendo in realtà nato a Baku, in Azerbajigian. Passaggio di bandiera che creò non poche tensioni tra i due Paesi, visto che da junior il neo-iridato fece registrare il miglior tempo all-time sui 200, alle spalle di un certo Bolt...Alla fine, malgrado le resistenze della stessa IAAF, il passaggio s'è fatto, e Gulyev (terzo bianco a scendere sotto i 10” nei 100 nella storia, e secondo dopo Il greco Kenteris nel 2001 a vincere il titolo nei 200) ha cominciato a regalare soddisfazioni ad Ankara (argento europeo ad Amsterdam 2016), fino alla perla di Londra.

Delusi - Alla festa turca, fa da contraltare la delusione di (molti) altri: dalla Giamaica fuori dalla finale, agli Stati Uniti fuori dal podio (quinto Webb, ottavo Young), a un Van Niekerk che vede sfumare la doppietta 200-400 (e con essa, magari sul breve periodo, anche il ruolo di erede di Bolt), a un Makwala che dopo le tante vicissitudini non è riuscito a coronare rivincita e vendetta.

Eroe stanco - Quel che è certo (non solo per la sua ammissione dopo la semifinale dove è stato solo il miglior ripescato, ma anche per la sensazione che ha lasciato agli osservatori), è che Van Niekerk è arrivato stanco a quest'ultima fatica, la sesta in sette giorni di gare. E a farlo notare è stato anche - forse maliziosamente...- quel Michael Johnson che vede sempre più insidiati i suoi record e le sue prodezze proprio dal giovanotto sudafricano. Per il puro gusto della statistica, Val la pena ricordare che Johnson costruì la sua storica doppietta 200-400 ai Mondiali di Goteborg '95 con otto turni di gara in sette giorni.

L'incontro coi fans - Si chiama #Makwala_challenge e lo sprinter del Botswana l'ha lanciata giovedì pomeriggio tramite social: il fan che posterà il più bel messaggio di incoraggiamento per Isaac, avrà l'opportunità di incontrarlo dal vivo e di ricevere alcuni sui gadget a Mondiale finito. Iniziativa davvero degna del miglior Bolt in versione showman. Peccato che la carta d'identità (31 anni), i risultati e i rapporti non proprio distesi con la IAAF non facciano presagire al momento possibili futuri impegni di questo tipo.

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