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Import dall’Olanda e codici sul guscio: cosa guardare prima di…

ANCHE L’ITALIA TRA I PAESI A RISCHIO

Import dall’Olanda e codici sul guscio: cosa guardare prima di comprare le uova

Scoppia il caso Fipronil e allora occhio alle uova olandesi: la prima preoccupazione dei consumatori italiani diventa quella di controllare la provenienza dei prodotti da allevamento avicolo acquistati in Italia. Il ministero della Salute si è mosso in via preventiva, analogamente a quanto hanno fatto altri Stati europei. La situazione sembra sotto controllo ma che dimensioni ha l’importazione di uova dall’Olanda? A questa domanda risponde Coldiretti che mette in fila un po’ di dati attinti dall’Istat.
In Italia sono arrivati 610mila chili di uova di gallina in guscio dai Paesi Bassi nei primi cinque mesi del 2017 ai quali si aggiungono però anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati mentre non sono quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio. Di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono la Coldiretti chiede di «togliere il segreto sulla destinazione finale di tutti i prodotti alimentari importati rendendo finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero».

Il consumo medio degli italiani
Con gli italiani che consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari, «è importante - sottolinea la Coldiretti - fare chiarezza e garantire la qualità e sicurezza di quelle presenti sul mercato nazionale. Grazie alla produzione nazionale di 12,9 miliardi di pezzi l’Italia, sottolinea ancora la Coldiretti, sarebbe praticamente autosufficiente per il consumo di uova. Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente, ma è necessario, spiega la Coldiretti, migliorarne la visibilità: «Non sono più sufficienti quattro codici e una data sul guscio, bisogna scrivere chiaramente, anche sulle confezioni e sui cartoni, da dove arrivano e rendere riconoscibile ogni possibile informazione ai consumatori».

Come interpretare il codice sul guscio
Sul guscio delle uova di gallina c’è un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (per esempio: IT per Italia), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. «A queste informazioni si aggiungono - conclude la Coldiretti - quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (Xl, L, M, S)».

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