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Tamberi non vola in finale: «Soffro, ma tornerò ancora…

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Tamberi non vola in finale: «Soffro, ma tornerò ancora più forte»

La delusione di Gianmarco Tamberi (AFP)
La delusione di Gianmarco Tamberi (AFP)

LONDRA. «Dai Gimbo! Forza! Daje!»; «Forza amore mio!». Niente da fare. Non bastano gli incitamenti e i suggerimenti tecnici del papà-allenatore Marco, le grida e gli applausi della fidanzata Chiara, che è in prima fila allo stadio accompagnata dai genitori, per sostenere da vicino il suo Gianmarco («You make me crazy», «mi fai impazzire» è la simpatica dichiarazione d'amore che la ragazza ha scritta sulla maglietta). Tutto inutile: l'airone azzurro è fuori dalla finale mondiale del salto in alto. E lo è nel modo più amaro, cioè saltando il suo primato stagionale (m2,29) e chiudendo le qualificazioni al 13mo posto, primo degli esclusi. Un altro capitolo nero nella storia di un ragazzo, di un campione, che da 13 mesi lotta con orgoglio contro il destino.

Amarezza - «Non mi meritavo di uscire di scena così, dopo tutto quello che ho passato nell'ultimo anno», spiega tra le lacrime il 25enne marchigiano. Riferimento, ovvio, al travaglio subito: il grave infortunio alla caviglia alla vigilia di Rio2016, la rinuncia forzata alle Olimpiadi, il doppio intervento chirurgico, il recupero-lampo proprio per inseguire il mondiale londinese. Un sogno, quello iridato, inseguito contro ogni logica tecnica (e medica), «modificando la rincorsa, che ora è più breve per proteggere la caviglia infortunata (non bastasse la scarpa alta con cavigliera, fluorescente, che adotta in gara, diversa da quella bianca e senza protezione al malleolo che indossa invece al piede destro, ndr)». Se prima l'obiettivo era un podio miracoloso, ora è evitare che di questo viaggio nulla si conservi, una volta mancata la meta. «Ora è difficile parlare di futuro - dice commosso Gimbo - ma se ripenso a tutti i sacrifici fatti, sento la convinzione, l'ottimismo che tornerò forte come prima, più di prima, quando ho vinto l'oro mondiale indoor a Portland e l'oro europeo». Era poco più di un anno fa, sembra passata una vita.

Mattinata no - «Lo avevo detto alla vigilia: in queste condizioni, con appena due mesi di preparazione, ho delle variazioni di rendimento tremende. Ho subito capito, dal riscaldamento, che qualcosa non andava, che non era giornata». Le parole di Gianmarco nel dopo gara coincidono con quello che si è visto in pedana. Si schiaffeggia e bagna faccia e gambe, urla, invita il pubblico ad accompagnarne la rincorsa battendo ritmicamente le mani, ma il campione azzurro non s'accende: passa goffamente quota 2.17, supera al secondo tentativo 2.22, stessa scena a 2,26, con l'asticella che sembra fin qui complice benevola, viste le volte in cui ondeggia, senza precipitare sul materasso fucsia sottostante.

La svolta - Proprio quota 2.26 era stata indicata da Tamberi come sufficiente a qualificarsi alla finale. Previsione sbagliata, perché «al mattino qui saltano tutti tantissimo», spiega Alessia Trost, che asciugate le sue, di lacrime, segue vicino a papà Tamberi (che è anche suo tecnico) la prova del collega e amico. E allora bisogna riaccendersi, «ed è stata dura farlo», sottolinea malinconico Gianmarco, per risalire fino a 2.29, quota anche in questo caso superata al secondo tentativo. A questo punto serve superare quota 2.31 per entrare in finale: Tamberi ci prova, ma oggi questa misura non ce l'ha nelle caviglie, nelle gambe, nella testa. Tre errori, chiude 13mo, primo degli esclusi. Ciondolerà mezz'ora tra pista, pedana e panchina, prima di consegnarsi al calvario dei microfoni e delle penne, che domanda dopo domanda sembrano chiodi nella carne viva.

Futuro - Tutto da costruire ora, a partire anche da questa delusione: «Ho comunque fatto bene a inseguire il sogno di essere qui, su questa pedana, per questo mondiale - dichiara orgoglioso Gimbo - e non lo avrei fatto, se non avessi avuto la forza di sognare una medaglia. Lo ripeto: sono distrutto ora, ma sono anche ottimista, perché giuro che tornerò, e sarò meglio di prima». Qualcuno avvisi il Destino: la partita con Gimbo è ancora tutta da giocare.

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