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Cartelle, è «giallo» sull’extragettito della…

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Cartelle, è «giallo» sull’extragettito della rottamazione

(Ansa)
(Ansa)

Non si può parlare ancora di extragettito della rottamazione delle cartelle, ma in fondo la speranza c’è. Secondo quanto riportato ieri dall’agenzia di stampa Ansa, la sanatoria si potrebbe chiudere con un surplus di 1,5-2 miliardi. I dati stabili della prima o unica rata scaduta il 31 luglio scorso della sanatoria dei ruoli dell’ex Equitalia (che secondo quanto anticipato domenica scorsa su queste colonne è stimabile tra 1,8 e 2 miliardi) si avranno, comunque, solo quando saranno concluse tutte le procedure di accreditamento bancario, così come precisato ieri da Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Eppure a via XX Settembre c’è la sensazione di aver centrato l’obiettivo (o almeno il primo, visto che il numero massimo di rate è cinque) e forse persino di averlo superato. Per ora Governo e amministrazione non possono e non vogliono scoprire le carte. Non possono perché basta ripercorrere le tante modalità di pagamento offerte ai contribuenti - dall’home banking al bonifico oppure ancora l’App Equiclick solo per citarne alcuni – per capire che i tempi di afflusso dei dati e la loro corretta lettura non possono essere brevi e vanno ben oltre i 15 giorni. Proprio in questo senso va letta la puntualizzazione dell’agenzia della riscossione per la quale «le procedure di accreditamento relative alla prima o unica rata della definizione agevolata richiedono tempi tecnici fisiologici».

Inoltre per poter valutare correttamente l’esito finale della rottamazione il Governo dovrà fare bene i conti con un’altra variabile, ossia quanti contribuenti decideranno di pagare la prima rata e poi di interrompere i versamenti utilizzando di fatto la definizione agevolata solo per mettersi al riparo da ipoteche o azioni esecutive in corso d’anno. Del resto, la fuga dalle rate è un fenomeno che i “furbetti” dei condoni hanno già ampiamente sperimentato. Nel 2011, ad esempio, dopo 10 anni dal condono tombale targato Governo Berlusconi mancavano all’appello oltre 4 miliardi di rate non pagate, ridotte a 1,7 miliardi nel 2013 e quasi certamente mai più recuperate.

Dall’altra parte Governo e amministrazione non vogliono scoprire le carte. In primo luogo perché l’esistenza di una dote aggiuntiva lascerebbe spazio a richieste di vario tipo e ben lontane dal sostegno alla crescita soprattutto in prossimità della tornata elettorale a causa della fine della legislatura. Poi ci sono i saldi del 2017 da far quadrare. Ad esempio la proroga al 2 ottobre della voluntary-bis con i risultati delle entrate erariali del primo semestre testimoniano il flop della seconda edizione del rientro dei capitali da cui l’Esecutivo si attendeva 1,6 miliardi. Oggi all’appello manca più di un miliardo. Inoltre, se le speranze si trasformeranno in realtà, un extragettito dalla rottamazione consentirebbe di portare risorse inattese al cantiere della prossima legge di bilancio da spendere magari per sostenere gli interventi in favore di giovani e lavoro, magari con il taglio al cuneo.

C’è poi chi come l’ex viceministro Enrico Zanetti di Scelta civica auspica che un eventuale extragettito della rottamazione possa essere accantonato in un fondo per finanziare l’abolizione di aggio e more a regime sulle nuove cartelle secondo l’impegno assunto dal Governo Renzi in occasione del via libera alla legge di bilancio 2017.

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