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I re abdicano: Bolt e Farah al passo d'addio

mondiali di atletica

I re abdicano: Bolt e Farah al passo d'addio

(Ansa)
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Eccolo, il passo d'addio. Preannunciato, previsto, immaginato, arriva l'ultimo sprint di Usain Bolt, l'ultimo sforzo su una pista d'atletica di Mo Farah. Quest'ultimo, a 34 anni, si dedicherà poi alla maratona; anche il Lampo, invero, una maratona ce l'ha in programma da un pezzo, cioè quella di ore di sonno consecutive seguite poi da una scorpacciata di “nuggets”, le polpettone di pollo fritte di cui è goloso. Poi si vedrà, tanto Usain può scegliere di fare quel che vuole: sponsor, TV, federazioni varie lo aspettano con ansia.

Ultimo atto
Rimane però qualche formalità, neppure troppo banale, da espletare in pista. Bolt deve trascinare al riscatto la staffetta 4x100 giamaicana, ultimo emblema di un Paese che qui a Londra ha perso il consueto dominio nello sprint (finora raccolti il bronzo del Lampo nei 100, l'oro di McLeod nei 110hs e il bronzo della Tracey nei 400hs donne), di fronte al parziale riscatto statunitense, la crescita africana, il ritorno europeo. Mo Farah e' chiamato a regalare l'ultimo sogno, e un altro oro, a una Gran Bretagna che ha raccolto tanti applausi come madrina di casa quante critiche per lo scarno medagliere finora raccolto. Il fenomenale mezzofondista di origine somala, dopo i 10mila, andrà a caccia dei 5mila, ennesimo alloro in una carriera che conta due doppiette olimpiche (Londra2012 e Rio2016), e 6 ori mondiali tra le due distanze.

Basta simboli
Aldilà di medaglie, cronometri e record, farà un certo effetto non vedere più in pista il gesto del Lampo, ormai marchio inconfondibile di quello che la rivista americana Forbes considera il 23esimo sportivo più pagato del pianeta, e il 'mobot', cioè le due mani poggiate sulla testa a formare una M, simbolo di Mo, appunto, idea suggerita all'atleta da due giornalisti della Bbc a inizio 2012. Brando comunque già pronti per eventuali, e tutt'altro che improbabili, utilizzi commerciali.

Voci e sospetti
Per molti, il freno tirato della velocità giamaicana (e più in generale, di tutto il settore sul piano delle prestazioni cronometriche) e' anche frutto dei controlli antidoping fattisi più stringenti dopo la bufera pre-olimpica. Ipotesi sdegnosamente respinta da Bolt, Gatlin e Coleman subito dopo lo sprint dei 100. Ripetiamo ancora una volta: fino a provetta contraria, tutti sono innocenti. Ma Val la pena ricordare che tra le 30 prestazioni all-time sui 100, solo nove appartengono a velocisti mai pizzicati da controlli positivi. Anzi a un solo velocista, visto che sono tutte prestazioni di Usain Bolt...Insistenti i rumors anche intorno a Farah e al suo discusso coach di origini cubane, Alberto Salazar, al centro di indagini sempre più stringenti da parte dell'Usada, l'agenzia antidoping americana. Farah respinge i sospetti e va avanti per la sua strada, che porta dritta alla maratona. Specialità che del resto Salazar ben conosce, avendo vinto a New York per tre anni di fila, dal 1980 all'82.

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