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Mondiali deludenti, così l’atletica italiana pensa la sua…

Parlano il presidente FIDAL Giomi e il dt Locatelli

Mondiali deludenti, così l’atletica italiana pensa la sua rifondazione

Alfio Giomi, presidente della Fidal. (Ansa)
Alfio Giomi, presidente della Fidal. (Ansa)

LONDRA. L'atletica di oggi è cambiata parecchio da quella di oltre 20 anni fa, quando già era stato a guida della Nazionale azzurra. Anzi, dal punto di vista di Elio Locatelli, 74 anni, tornato da gennaio a guida delle squadre italiane, proprio il nostro posto nel mondo e' cambiato: allora a giocarci podi con i big, ora ridotti a un puntino sulla cartina geografica della regina degli sport, un misero bronzo nel medagliere (grazie all'orgogliosa Palmisano), roba che Venezuela e Portogallo, tanto per dire e con tutto il rispetto, appaiono oggi chimere irraggiungibili.

Delusione - “Non posso essere soddisfatto - stigmatizza Locatelli, all'ombra di Buckingham Palace, a fianco di quel campo di gara che ci ha regalato il bronzo della Palmisano e quello, postumo, di Rubino a Berlino2009, consegnato solo ora in seguito alla squalifica per doping di chi lo aveva allora preceduto -. Vero che il bronzo della 20 km donne ci evita gli 'zero tituli', ma era lecito aspettarsi di più, almeno qualche finalista in più, pur consapevoli che la sfida, difficilissima, e' ormai a livello globale”.

Atteggiamento - “Qui non è un problema di scuola o non scuola, che ci sarà sempre e pure vi stiamo ponendo rimedio”. Ti aspetti che un'osservazione del genere arrivi da uno dei più perfidi accusatori dell'atletica italiana, e invece è il presidente federale Alfio Giomi in persona a smontare gli alibi più banali. “Non do voti alla spedizione - incalza Giomi - ma promuovo chi ha dato tutto per superarsi, boccio chi si è accontentato di essere qui come a un viaggio premio. Così non va. Molte cose d'ora in poi cambieranno”, tuona severo e deluso.

Rivoluzione - Da gennaio ad oggi, Locatelli ha potuto incidere ben poco su una programmazione e un'organizzazione già avviate. Ma ora preannuncia novità: “Voglio creare una struttura di miei collaboratori a tempo pieno, coinvolgere tecnici stranieri, inserire nello staff un mental-coach. E poi programmi concordati con atleti e manager, anzi, i programmi in chiave azzurra devono avere la priorità. E poi tornare a lavorare nei nostri centri di eccellenza, Formia e Tirrenia. E potenziare la struttura di assistenza medico-fisioterapica, già comunque a ottimi livelli. E poi basta alle schede di allenamento inviate via whatsapp, ai colloqui via Facebook, alle verifiche via telefono: così non si può migliorare”.

Controllo - Ma è ancora il presidente Giomi a pronunciare la parola-chiave: controllo. “Vigileremo, controlleremo che i programmi vengano rispettati, così come le indicazioni tecniche. Forse abbiamo mancato in questo, per un eccesso di fiducia. Non sbaglieremo più, col prossimo obiettivo degli Europei del prossimo anno a Berlino”. Insomma, cambiare per rinascere. O per non morire.

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