Italia

Regeni, «Obama rivelò a Renzi colpe egiziani». Ma…

scoop del nyt: palazzo chigi , mai elementi esplosivi

Regeni, «Obama rivelò a Renzi colpe egiziani». Ma non diede le prove

  • – di Redazione Online

Cosa è successo in questi ultimi giorni sul caso Regeni, il ricercatore friulano di 28 anni rapito, torturato e ucciso al Cairo fra il 25 gennaio e il febbraio 2016? Due giorni fa il 14 agosto il ministro degli Esteri Angelino Alfano annuncia che visti gli sviluppi positivi nei rapporti tra i due Paesi, l'ambasciatore Giampaolo Cantini torna nella capitale egiziana. L'8 aprile 2016 l'allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva richiamato l'ambasciatore italiano in Egitto, due mesi dopo il barbaro omicidio del giovane italiano per cui gli indiziati numero uno sono sempre stati da ricercare nel variegato mondo dei servizi segreti - polizia segreta, paramilitari - egiziani.

Ieri 15 agosto in un lunghissimo articolo, il New York Times rivela: gli Stati Uniti dell'amministrazione Obama acquisirono «esplosive prove di intelligence» secondo cui Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani e avvertirono il governo Renzi. «Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani», ha detto un funzionario dell'amministrazione Obama a Declan Walsh, giornalista che copre Paesi e vicende del Medio Oriente per il New York Times.

Tre funzionari dell’ex amministrazione Obama hanno confermato la stessa versione al giornalista americano. «Non c’era nessun dubbio» virgoletta Walsh, che continua: gli Stati Uniti «passarono la raccomandazione al governo Renzi» ma non fornirono «documenti di intelligence» agli italiani per proteggere la fonte e evitare che fosse identificata.

I funzionari americani all’epoca Obama non indicarono neanche quale delle agenzie di sicurezza egiziana fosse responsabile.

Su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca, gli Stati Uniti passarono comunque questa conclusione al governo Renzi. «Non era chiaro chi avesse dato l'ordine di rapire e, presumibilmente, di ucciderlo», ha detto un’altra fonte. Ma quello che gli americani sapevano per certo - e che hanno condiviso con gli italiani - era che la leadership egiziana era totalmente consapevole delle circostanze della morte di Regeni, si legge ancora sul Nyt. «Non avevamo dubbi che questa faccenda era conosciuta ai massimi livelli», ha spiegato una terza fonte dell'amministrazione Obama: «Non so se avessero la responsabilità ma sapevano».

La «non smentita» di Palazzo Chigi
In merito alla inchiesta del New York Times, dedicata oggi alla morte di Giulio Regeni, fonti di Palazzo Chigi sottolineano come nei contatti tra amministrazione USA e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all'omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l'altro lo stesso giornalista del New York Times, né tantomeno «prove esplosive» Si sottolinea, altresì, proseguono le stesse fonti, che la collaborazione con la Procura di Roma in tutto questi mesi è stata piena e completa.

Madre Regeni, noi al Cairo il 3 ottobre o anche prima
«Siamo pronti ad andare al Cairo, avevamo già dato la data ufficiale per il 3 ottobre, diciamo che la scelta di mandare giù l'ambasciatore ha anticipato, siamo sempre in tempo a spostare la data, se vogliamo arrivare prima
noi dell'ambasciatore possiamo sempre farlo”. Lo ha detto la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, a Rai News 24, dopo che il governo italiano ha deciso di inviare l'ambasciatore Cantini al Cairo. La signora ha ribadito che «a noi interessa capire veramente perché e chi ha dato l'ok a prenderlo, torturarlo e
ucciderlo».

© Riproduzione riservata