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Partito il tiro alla fune sulle Politiche 2018

L'Analisi|l’analisi

Partito il tiro alla fune sulle Politiche 2018

«Con la legge di stabilità, a dicembre, la legislatura è finita». «No, ci sono ancora tre o quattro mesi per lavorare a provvedimenti importanti». Una volta chiusa la finestra per andare al voto anticipato a settembre, come era nelle intenzioni del leader del Pd Matteo Renzi, il dibattito nel maggior partito di governo sembra essersi spostato più prosaicamente sulla data delle prossime elezioni politiche. Perché è vero che la legge prevede che la legislatura finisca esattamente il 15 marzo, giorno in cui cinque anni fa si riunirono per la prima volta le nuove Camere dopo le elezioni politiche del 23 febbraio, ma è anche vero che governo e Quirinale hanno un certo margine d flessibilità per decidere data dello scioglimento delle Camere e data delle elezioni.

Finestre di voto
È possibile sciogliere le Camere prima del termine, come d'altra parte è accaduto la volta scorsa, in modo da andare al voto a febbraio-marzo. In questo caso il rompete le righe dovrebbe arrivare a gennaio. Sciogliendo invece le Camere attorno al 15 marzo si arriverebbe al voto a fine maggio. E a quel punto il governo potrebbe optare per l'election day assieme alle comunali, che per legge devono tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno, scavallando addirittura il mese di maggio.

Le due linee del Pd
Insomma, si fa presto a dire fine legislatura. Tre mesi sono un margine non banale su cui non a caso nel Pd sono cominciati i posizionamenti. Con il capogruppo alla Camera Ettore Rosato da una parte che ha già indicato nell'approvazione della legge di bilancio a fine dicembre l'ultimo atto della legislatura e con il suo collega del Senato Luigi Zanda dall'altra che sostiene che la legislatura deve andare avanti altri due o tre mesi nel 2018 per approvate altre leggi in sospeso tra cui lo ius soli e il biotestamento.

Tiro alla fune
Va da sé che dietro queste divisioni che si cominciano a intravvedere nel Pd e nella maggioranza ci sono interessi politici. Tre mesi non sono pochi, soprattutto per chi come Renzi avrebbe voluto andare al voto subito dopo la sconfitta referendaria del 4 dicembre scorso. E i suoi nemici interni ed esterni puntano sulla possibile sconfitta del candidato del Pd in Sicilia (ancora da trovare) alle elezioni regionali del 5 novembre per logorarne la leadership in modo da imporre un altro candidato premier del centrosinistra alle politiche del 2018. Senza contare l'interesse di Silvio Berlusconi a prolungare il più possibile la legislatura in modo da poter tornare candidabile (tra marzo e aprile, appunto). Insomma, il gioco del tiro alla fune è iniziato. E la decisione dell'arbitro, ossia il Capo dello Stato Sergio Mattarella, si conoscerà solo dopo che il Parlamento avrà messo in sicurezza i conti pubblici con l'approvazione della legge di bilancio 2107.

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