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Dossier Se il talento incontra l’occasione

    Dossier | N. 21 articoliIl dibattito sull’Università - 40 anni persi

    Se il talento incontra l’occasione

    Il dibattito sull’Universit italiana, aperto con l’articolo di Dario Braga (Il Sole 24 Ore del 20 luglio), offre una occasione di confronto sugli interventi che possono migliorare la qualit della didattica, la competitivit della ricerca, e soprattutto la selezione e il reclutamento del personale docente.

    La carriera universitaria aveva e ha tuttora molto a che fare con la preparazione culturale, le capacit individuali e le qualit dei singoli professori di trasmettere non solo nozioni e saperi, ma anche la giusta determinazione e passione per stimolare gli studenti a intraprendere le professioni desiderate, tra cui quella del ricercatore, ricca di soddisfazioni ma non priva di difficolt.

    Per diventare un buon ricercatore e docente sono importanti molti fattori: la curiosit e la spinta al rinnovamento, da sempre motori della conoscenza, ma anche la disponibilit al confronto critico, al mettersi in gioco, alla capacit di sottoporsi a valutazioni continue e di rendere conto del proprio operato a tutta la comunit, non solo a quella accademica.

    Il rapporto di scambio e reciprocit fra docenti e studenti ha superato l’antico e rigido modello del maestro-saggio e allievo-discepolo, quello tipico dell’Universit d’lite, per andare verso nuove forme di interazione sempre pi espressione di una Universit partecipativa e inclusiva.

    Innanzitutto, per offrire una reale opportunit di crescita personale e professionale agli studenti, ogni professore deve essere disponibile a investire sulla sua formazione continua e su un costante aggiornamento delle proprie competenze e abilit che si adattino ai mutamenti di una societ sempre pi liquida.

    In tale contesto risulta difficile individuare la formula giusta per selezionare il docente pi capace e preparato. Il percorso formativo e professionale di ricercatori e professori cos molto articolato, fatto di esperienze internazionali, trasferimenti, esami, concorsi, attese, precariato e corsa al posto.

    Alle Universit tocca il compito di selezionare, secondo la disponibilit di punti organico a disposizione, i futuri professori e ricercatori, applicando norme, criteri e parametri non sempre funzionali alla valorizzazione e ottimizzazione di risorse e alla premiazione dei talenti formati.

    Il talento per potersi esprimere deve incontrare l’occasione. E sono le rade opportunit - dove il numero di aspiranti di molto superiore a quello dei posti disponibili - e le restrittive regole che normano queste possibilit di accedere alla carriera universitaria a creare criticit nel meccanismo di reclutamento di giovani docenti e ricercatori che possono realmente arricchire l’Universit italiana per competenze e visioni strategiche.

    La rigidit normativa, infatti, pu precludere l’accesso a persone che possano essere pi idonee in quel particolare ruolo, attivit e periodo storico.

    La distribuzione delle risorse stabilite annualmente dal ministero segue in buona parte oggi criteri di merito, tenendo in considerazione anche indici legati alla performance e alla qualit del personale reclutato: un cambiamento determinante e positivo, ma che incide solo relativamente sulla possibilit di intervento e autonomia delle singole Universit.

    Ne deriva cos che avere una selezione meritocratica, basata su modelli condivisibili, come la procedura con doppio livello di selezione, con abilitazione nazionale e concorso locale, non basta ad attrarre, ma soprattutto, a trattenere i migliori ricercatori e professori in un contesto universitario che chiamato a essere sempre pi competitivo, internazionale e motore dello sviluppo sociale, economico e culturale del Paese. Sebbene il meccanismo di reclutamento del personale docente abbia subto diversi cambiamenti negli anni, non stato ancora in grado di valorizzare l’autonomia degli Atenei.

    Affinch l’Universit italiana possa essere al passo con una dimensione europea e internazionale deve essere grande, in termini di maggiori risorse e fondi. La risposta per garantire ai ricercatori pi possibilit di crescita professionale in futuro , pertanto, l’investimento in ricerca e didattica, il superamento di vincoli interdisciplinari nel reclutamento dei giovani con concorsi aperti, nei quali gli Atenei possano selezionare secondo le proprie reali necessit contingenti e vengano valutati, poi, per le scelte fatte in un sistema di autonomia responsabile.

    Investire su un nuovo modello universitario significa: accorciare i tempi di precariato per ricercatori e docenti; dare loro maggiori prospettive di carriera; superare il localismo e agevolare la mobilit fra sedi locali e internazionali; e soprattutto impegnare pi risorse pubbliche e private nella ricerca italiana, sollecitando alla partecipazione un maggior numero di enti finanziatori e alla donazione che molto limitata nel nostro Paese.

    Per fare questo occorre confrontarsi con chi fa e costruisce ogni giorno l’Universit italiana, una scelta che deve diventare il punto di partenza a qualsiasi adozione di legge in materia. Bisogna prima di tutto che si definiscano gli obiettivi delle politiche formative in Italia, interrogandosi su quale sia la funzione sociale oggi degli Atenei, per poi comprendere come selezionare adeguatamente i formatori del futuro.

    Se l’Universit davvero per il Paese il motore sociale di una economia basata sulla conoscenza, la linea politica pu essere lungimirante nel riportare al centro dell’agenda il settore della formazione con incentivi decisi e investimenti. La risposta che arriver dal talento se incontrer questa occasione sar sorprendente e consentir all’Italia di emergere sulla scena internazionale.

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