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Università, un figlio fuorisede costa alla famiglia fino a 9.600…

dati federconsumatori

Università, un figlio fuorisede costa alla famiglia fino a 9.600 euro l'anno

Con il nuovo anno accademico alle porte le famiglie tornano a fare i conti con i costi necessari a mantenere i propri figli all'università. Costi che restano alti soprattutto per i giovani che scelgono di studiare in una città diversa da quella di origine: per uno studente fuorisede le famiglie possono arrivare a spendere circa 8mila euro l'anno per una stanza doppia e 9.600 per una singola, con qualche differenza a seconda della fascia di reddito.

Lo rivela Federconsumatori nel rapporto 2017 sui costi degli atenei italiani: tra spese per casa, bollette, trasporti, tasse e libri, dice l'associazione, le famiglie degli oltre 600mila fuorisede in Italia «affrontano costi esorbitanti», in crescita rispetto alla precedente rilevazioni. E anche se le cifre indicate comprendono anche tasse, libri e trasporti, quello che pesa di più sul totale è il prezzo degli affitti, sensibilmente più cari Nord che al Sud, con differenze che arrivano al 40%.

La mappa dei costi
La scelta di far studiare un figlio all'università, dice Federconsumatori, continua ad essere «un impegno oneroso» dal punto di vista economico, che «si rivela quasi insostenibile non solo per le famiglie a reddito basso ma anche quelle a reddito medio». Se il debutto della "no tax area" prevista dalla legge di bilancio già da questo autunno offrirà a oltre 650mila studenti lo sconto o l'esenzione dalle tasse, alleggerendo quindi le spese delle famiglie, resta notevole il peso degli altri costi. Secondo i dati , gli studenti fuori sede che rientrano nella seconda fascia di reddito (quindi il cui reddito Isee è pari o inferiore a 10mila euro) spendono in media 7.944,10 euro annui affittando una stanza doppia, cifra che raggiunge i 9.415,70 euro annui (+0,82% rispetto al 2015), se si sceglie una stanza singola. Se invece il reddito rientra nella terza fascia (Isee pari o inferiore a 20mila euro) il costo medio annuo è di 8.187,29 euro affittando una stanza doppia e di 9.658,89 euro (+0,26% rispetto al 2015) per una singola.
Le cifre indicate, precisa Federconsumatori, includono le spese per l'abitazione (l'affitto, costi di energia elettrica, gas, telefono e spese condominiali), i trasporti (sia il trasporto pubblico locale che le spese per i periodici rientri nelle città di origine), le tasse universitarie e i costi dei libri e del materiale didattico.

LE SPESE DELLO STUDENTE FUORISEDE
(Fonte:Federconsumatori)

Spese elevate anche per chi studia nella propria città
Anche se la spesa per mantenere agli studi i giovani che scelgono di iscriversi a un ateneo nella propria città è ovviamente più contenuta, non è comunque alla portata di tutti, spiega Federconsumatori. Per tasse, libri e materiale didattico e trasporti una famiglia che rientra nella II fascia di reddito spende mediamente
1.425,63 euro l'anno, mentre per chi rientra nella III fascia si arriva mediamente a 1.668,82 euro annui.

Il caro affitti
Nel dettaglio, gli importi degli affitti ammontano in media a 4.036,80 euro annui (che corrispondono a 336,43 euro al mese) per una stanza singola e a 2.563,20 euro (213,60 euro mensili) per un posto letto in camera doppia. Ma anche quest'anno, spiega Federconsumatori, restano notevoli differenze tra Nord, Centro e Sud. nelle città del Centro una singola costa 4.794 euro l'anno e una doppia 3.014 euro. Al Nord i costi si attestano a quota 4.344 euro l'anno per la singola e a 2.707 euro per il posto letto in doppia, mentre per i fuori sede che
studiano nelle città del Meridione la spesa è pari a 2.973 euro e a 1.975 euro annui rispettivamente per la camera singola e per la doppia. In termini percentuali, ciò significa che gli affitti al Sud sono inferiori sia rispetto a quelli del Centro (-40,1% per le stanze singole e -35% per le doppie) che rispetto a quelli del Nord (-32,4% per le singole e -29,5% per le doppie). Ma anche tra Nord e Centro le differenze non sono trascurabili: gli affitti nelle città settentrionali risultano più bassi del -11,4% e del 7,8% rispettivamente per le singole e per le doppie.

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