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Asilo, al via 26 sezioni specializzate

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Asilo, al via 26 sezioni specializzate

  • –Marina Castellaneta

Debuttano oggi le sezioni specializzate che si occuperanno delle domande di protezione internazionale con nuove regole processuali che mandano in soffitta il rito sommario di cognizione a vantaggio di quello camerale. Con profondi cambiamenti nelle controversie giudiziarie sull’asilo e non solo. La legge 46/2017, con la quale è stato convertito il Dl 13/2017, ha dato il via libera a queste nuove sezioni, più che raddoppiate nel numero, con sicuri effetti positivi e pieno rispetto del principio di prossimità. Diventano 26, infatti, in tutta Italia a fronte delle 14 previste nel decreto legge, presenti presso i tribunali ordinari delle Corti di appello. La competenza non sarà limitata alla protezione internazionale, ma coprirà in generale l’immigrazione e anche la libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea. Incluse le controversie per i procedimenti di convalida del provvedimento di trattenimento e per l’impugnazione dei provvedimenti sullo Stato competente in applicazione del regolamento Dublino III.

Un sistema che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe garantire una maggiore celerità nell’iter per arrivare alla decisione sulle domande di protezione internazionale. Con due obiettivi: assicurare la permanenza soltanto di coloro che ne hanno diritto e garantire ai richiedenti risposte rapide. E un indiscutibile effetto positivo: mettere un freno alla frammentazione dei procedimenti tra giudice di pace, tribunali ordinari e giudici amministrativi.

Prima di tutto, dal punto di vista processuale, accantonato il rito sommario di cognizione, operativo fino ad oggi, è stato scelto quello camerale, con trattazione in camera di consiglio e contraddittorio scritto proprio in vista di accelerare i tempi di decisione. Il sistema sarà questo: entro 30 giorni (se il ricorrente risiede in Italia, 60 se all’estero) dalla decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale l’interessato potrà presentare il ricorso che sarà notificato al ministero dell’interno. Il pubblico ministero competente, entro 20 giorni, depositerà le proprie conclusioni in linea con l’articolo 738 Cpc., poi 20 giorni per la nota difensiva del ministero e altri 20 per la nota del richiedente.

Scatta, dal ricorso, la sospensione del provvedimento impugnato. Il giudice competente potrà valutare se fissare un’udienza che è, quindi, eventuale seppure obbligata nei casi in cui non sia disponibile la videoregistrazione del colloquio del richiedente con la Commissione territoriale. La trascrizione è obbligatoria con i mezzi tecnologici di riconoscimento vocale. Non è richiesta, quindi, l’audizione diretta di chi presenta la domanda. Un sistema che, seppure criticato, appare in linea con la sentenza della Corte di giustizia Ue del 26 luglio 2017 (C-348/16) che, proprio su rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano, ha precisato che, malgrado il diritto ad essere ascoltato in ogni procedimento sia parte integrante del diritto di difesa, è conforme all’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali Ue (e anche con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo) un sistema che non prevede in via obbligatoria un’udienza pubblica e l’audizione dell’interessato, se il colloquio personale del richiedente con la Commissione territoriale è messo a disposizione del giudice competente.

Questo vuol dire che il sistema di videoregistrazione introdotto con il decreto legge n. 13 e che permette, quindi, la possibilità di saltare l’audizione diretta, è conforme alla direttiva 2013/32/UE sulle procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale e non dovrebbe incontrare ostacoli in sede internazionale.

Più problematica la questione della cancellazione dell’appello. La nuova legge, infatti, ha tagliato i gradi di giudizio e, in particolare l’appello, anche se ha previsto il ricorso in Cassazione, da presentare entro 30 giorni dall’istanza di rigetto. Con la conseguenza che sulla Suprema Corte potrebbe piombare un carico di lavoro ancora più ampio.

Intanto, però, le norme sulle notifiche degli atti delle Commissioni territoriali sono state sospese con circolare del Ministero dell’Interno de l 10 agosto.

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