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Terrorismo, ora fondamentale l’intelligence

LA REAZIONE

Terrorismo, ora fondamentale l’intelligence

«E adesso tocca a noi» è una considerazione banale, ma fino a un certo punto. Cresce la paura in Italia a ogni attentato del fondamentalismo islamico: obiettivo più volte annunciato dai seguaci dell'Islamic State e di al Qaeda. Colpirci per loro sarebbe un risultato grandioso, a maggior ragione perché finora mai compiuto. Dopo Barcellona e Cambrils, il terrorismo ora può trarre profitto da alcuni giorni di ribalta mondiale. Poi, però, tra spirito di emulazione e dialoghi sotterranei tra cellule sparse in Europa, nulla può far escludere la preparazione di un attacco sul nostro territorio.

Gli addetti ai lavori, però, lo dicono da anni. Lo sanno, lo ripetono e se ne fanno una ragione. Anche per dissimulare l'angoscia. Il dispositivo antiterrorismo messo in piedi negli anni è poderoso. Da qui a pensare che garantisca l'immunità, però, ce ne corre. Ma è giusto dire che a Roma – solo per fare l'esempio più vistoso – il livello di minaccia tra ieri e oggi non è cambiato. Resta alto, ma immutato. Basta vedere, del resto, come camionette e altri mezzi dell'Esercito facciano barriera davanti a una serie di strade a grande presenza di cittadini e turisti, per rendersi conto dell'impegno. Polizia e Carabinieri fanno il resto.

Il dramma sta, com'è noto, nell'imprevedibile. Il gesto improvviso, non pianificato se non in solitudine. Nell'era della cyber security e delle attrezzature più sofisticate per osservare il "nemico" – dai ponti radio agli scanner – i terroristi spiazzano le forze di polizia e l'intelligence con azioni fulminee ma di stampo tradizionale. Auto e furgoni lanciati nella folla non sono stati inventati ieri, chiedere a Israele che ci combatte da anni. Guarda caso, viene sempre meno in Europa l'attentatore suicida con le cinture, difficile da reclutare, ed escono allo scoperto "combattenti" con lo spirito dei guerrieri.

Ora, la rete di prevenzione già presente da anni in Italia con Questure e Stazioni dei Carabinieri è un esempio unico e di buona efficacia. A parte alcune cronache giudiziarie, non sappiamo quante altre insidie terroristiche siano state sventate o comunque apparse all'orizzonte. Abbiamo espulso per motivi di sicurezza – meccanismo unico in Europa – 66 presunti terroristi nel 2015, altrettanti nel 2016 e già 67 quest'anno. Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, oggi ha preannunciato verifiche ancora più serrate sul territorio. Ma non si può fare molto di più del tanto fatto finora.

Ora invece è più che fondamentale il ruolo dell'intelligence: Dis, Aisi e Aise. Non conosciamo il loro patrimonio informativo acquisito e le minacce accertate. Un fatto è certo: servono in massa agenti infiltrati nelle moschee e in ogni ambiente, scambi di notizie a tutti i livelli e con soggetti istituzionali e non. Soprattutto, più di ogni altra esigenza, ci vogliono fonti umane di informazioni: affidabili, efficaci, puntuali e mirate. Una domanda, dunque, è lecita: nel contrasto al fondamentalismo islamico l'intelligence italiana ha oggi un numero sufficiente e valido di fonti di informazione?

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