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Addio a Guido Rossi, maestro del diritto e protagonista della finanza

aveva 86 anni

Addio a Guido Rossi, maestro del diritto e protagonista della finanza

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Guido Rossi è stata una delle figure più significative della cultura giuridica italiana degli ultimi cinquant'anni. Nato a Milano nel 1931, aveva studiato Giurisprudenza a Pavia, dove si era laureato a ventidue anni. A quei tempi, all'inizio degli anni cinquanta, il diritto del nostro paese era ancora profondamente influenzato dalla dottrina tedesca, che ne plasmava le categorie e i modi di argomentare. Non fu quindi una scelta scontata quella che condusse Rossi a Harvard, per studiare il diritto fallimentare statunitense, che fu poi l'oggetto della sua prima monografia, pubblicata nel 1956. Un gesto, quello di recarsi negli Stati Uniti quando tutti andavano a Heidelberg, che inaugura un percorso intellettuale nel segno dell'innovazione, sempre all'avanguardia nella scelta dei temi di studio come professore di diritto commerciale e nell'orientare la prassi come avvocato.

Sotto il primo profilo bisogna ricordare, tra i tanti, i lavori sui mercati finanziari e sulla disciplina della concorrenza, ma anche i bei volumi di riflessioni su diritto e mercato pubblicati da Adelphi che, nel clima di grande incertezza precedente alla crisi del 2008, sono stati una lettura essenziale per chi voleva orientarsi e comprendere le grandi trasformazioni del capitalismo finanziario.

Del Guido Rossi avvocato è sufficiente dire che uno storico che volesse ricostruirne l'attività, e sarebbe senza dubbio interessante farlo, si troverebbe tra le mani una storia del capitalismo italiano.

Sarebbe un errore, tuttavia, pensare che il profilo di Guido Rossi si esaurisse nel suo lavoro di professore e avvocato. Sin dall'esperienza giovanile nell'Olivetti del geniale imprenditore utopista Adriano, Rossi ha coltivato una vocazione civile. Di cui sono testimonianza gli anni da Presidente della Consob appena istituita, e quelli da senatore della Sinistra indipendente. Oppure, più di recente, l'impegno, a fianco di altri grandi nomi della cultura milanese, come Umberto Eco, nelle battaglie di Libertà e Giustizia. Chi lo ha conosciuto in questa fase della sua vita, quando ben consolidata era la sua autorevolezza come maestro del diritto commerciale, non poteva che rimanere colpito dalla sua straordinaria vivacità di interessi, rara anche in persone ben più giovani, che lo spingeva a occuparsi di filosofia e di arte con la stessa acutezza con cui analizzava i più sofisticati dispositivi del diritto.

Per una persona che, in ragione della sua professione e dei ruoli delicati che ha avuto (si pensi alla presidenza della Montedison o a quella di Telecom), si è sempre mossa con grande discrezione, fu una sorpresa trovarsi a festeggiare, da commissario straordinario della Fgci, chiamato per restituire credibilità a un mondo del calcio travolto dagli scandali, l'Italia campione del mondo nel 2006 davanti a milioni di telespettatori. Ne parlava con la garbata ironia di chi, prendendo sul serio le cose importanti della vita, sapeva sorridere di sé stesso. Una grande lezione di un uomo di cui sentiremo la mancanza.

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