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Anziani in affanno sugli aiuti extra

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Anziani in affanno sugli aiuti extra

  • –Francesca Barbieri

Due indizi che non fanno una prova. Da un lato, l’Istat evidenzia che solo il 3,8% delle persone con almeno 65 anni è in povertà assoluta, contro il 12,5% dei minori e al di sotto della media del 7,9 per cento. Dall’altro, In Italia la spesa per le pensioni - 261 miliardi di euro nel 2016 - incide in misura maggiore sul Pil, il 16%, rispetto agli altri Paesi europei.

Tutto questo è sufficiente per rendere dignitosa la vita degli anziani? A causare più di un’incertezza sulla risposta positiva è l’invecchiamento della popolazione che, insieme all’ingresso di molte donne nel mercato del lavoro, alimenta da parte delle famiglie italiane una domanda sempre più alta di servizi di collaborazione domestica, soprattutto di badanti. Un effetto certamente positivo sul mercato del lavoro - si creano nuove opportunità di impiego - ma che impone un’altra domanda: quanti pensionati si possono permettere un aiuto extra, potendo contare solo sulla pensione? Partendo dai dati delle dichiarazioni dei redditi, Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico) in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa, ha calcolato che le persone che dichiarano redditi da pensione sono circa 14,8 milioni.

All’interno di questa platea, per 13,9 milioni di soggetti l’assegno previdenziale è la principale fonte di reddito.

La fotografia scattata sulle dichiarazioni 2016 evidenzia che oltre il 70% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro annui, cioè inferiore a 14.600 euro annui netti. Se poi consideriamo le spese per consumi annui e ipotizziamo che la casa sia di proprietà, una persona sola di 65 anni con un reddito netto di 14mila euro, ha a disposizione un risparmio di circa 3.800 euro da dedicare a spese per l’assistenza.

Un budget che si confronta con i costi annui dei collaboratori domestici che - secondo le stime dell’associazione Domina - variano da un minimo di 2mila euro per cinque ore settimanali di assistenza a pensionati in buona salute a un massimo di 22mila euro l’anno nei casi più gravi, dove viene richiesta la convivenza con anziani non autosufficienti per 54 ore settimanali (si veda la tabella a lato). La presenza notturna di una badante costa oltre 11mila euro l’anno, che in caso di non autosufficienza arriva a superare i 18mila euro l’anno.

«In generale - commenta Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Moressa - in caso di non autosufficienza l’assistenza continuativa è particolarmente onerosa, con esborsi economici al di sopra dei 10mila euro annui».

Il risultato del match tra redditi disponibili e costi da sostenere è evidente: circa la metà dei pensionati può permettersi un’assistenza di circa 5 ore (il 55% a persone autosufficienti, il 52% a persone non autosufficienti), mentre sono molto pochi quelli che si possono permettere un’assistenza più continuativa (il 20% può arrivare a 25 ore settimanali) o con convivenza (sotto il 10%). «Quindi - sottolinea Tronchin - la pensione decisamente non basta».

La situazione migliora leggermente se si considera una coppia di anziani senza figli, con un reddito netto familiare di 24mila euro. In questo caso - che riguarda oltre l’80% degli over 65 italiani - con una spesa annua di quasi 19mila euro e la casa di proprietà - il risparmio a disposizione per l’assistenza è di poco superiore a 5mila euro.

Una somma che non basta ad esempio per una badante a tempo pieno, che secondo l’Inps nel 2016 superava in media gli 8mila euro. Ma che comunque è sufficiente per dieci ore di assistenza a persone non autosufficienti. «Lo scenario risulta più positivo - conclude Tronchin - se consideriamo anche l’indennità di accompagnamento, che aggiunge oltre 6mila euro al reddito annuo».

.@EffeBarbieri

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