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Il “ghetto” di San Ferdinando, immigrati trasferiti in un nuovo…

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Il “ghetto” di San Ferdinando, immigrati trasferiti in un nuovo centro

Il ghetto di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, è acqua passata. Nello scorso week end, gli immigrati accampati nella vecchia tendopoli, 364 lavoratori stagionali nelle campagne di Rosarno e nei comuni della Piana di Gioia Tauro, sono stati trasferiti in un nuovo centro allestito dalla Protezione civile della Regione. Un passaggio complicato da risse e proteste, oggi risolte. Presto gli ospiti saranno cinquecento.

Una tendopoli innovativa ma transitoria
A 300 metri dal vecchio lager, la nuova installazione, con caratteristiche strutturali, organizzative e di sicurezza perfino innovative, ma «che pure resta una soluzione transitoria al problema dei migranti di San Ferdinando», come premette il responsabile della Protezione civile Carlo Tansi, è una risposta dignitosa a un'emergenza sociale. Che il governatore della Calabria Mario Oliverio, consapevole dello stato dei luoghi e dell'emergenza, ha voluto fornire in tempi brevi. Trecentomila euro il costo degli interventi. Totale la collaborazione del sindaco Andrea Tripodi. Un nuovo commissario governativo per l'accoglienza, su disposizione del ministro dell'Interno Marco Minniti, seguirà da vicino le politiche di integrazione in sintonia con le istituzioni locali. È il prefetto Andrea Polichetti.

La rivolta dei braccianti del 2010
Fra gli obiettivi, quello di governare costantemente ogni fase del fenomeno. Il ricordo della guerriglia urbana del 2010, quando a Rosarno un gruppo di immigrati reagì violentemente al ferimento di due extracomunitari, colpiti da ignoti con un fucile ad aria compressa, è indelebile. Seguì una vera caccia allo straniero, poi rimpatri e trasferimenti. Infine nuovi accampamenti in dormitori senza acqua, senza elettricità, senza servizi igienici. Un'altra polveriera.

Tende, acqua calda, sorveglianza e Wi-Fi
Ora in un'area perimetrata e sorvegliata, sono state montate, su terreni drenanti antiallagamento, 54 tende (quasi tutte realizzate da Ferrino, azienda specializzata in strutture per operazioni di rifugio e soccorso della protezione civile) con una capienza massima di 500 persone. Sono ignifughe, impermeabili e dotate di zanzariere. All'interno 6/8 posti letto con reti e materassi e non brandine, come richiesto nei giorni scorsi dagli extracomunitari in rivolta. Allaccio gratuito alla rete elettrica, illuminazione e Wi-Fi. Nei bagni, allestiti in container, l'uso della doccia e dell'acqua calda è senza limitazioni. In una grande cucina (prelevata dal Cara di Isola Capo Rizzuto, su cui è intervenuto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, con l'operazione “Johnny”), verranno preparati settimanalmente cinque menù diversi in base alle etnie dei presenti (1,50 euro a pasto). Chi vorrà potrà provvedere da solo utilizzando altri fornelli da campo in dotazione, sotto la sorveglianza dei volontari della Protezione civile. Ci sono aree comuni per la socializzazione, una moschea e una chiesa, un lavatoio, lo spazio per la raccolta differenziata dei rifiuti, una segreteria, personale specializzato e uno sportello per l'assistenza sanitaria, quella psicologica e un servizio di primo soccorso con ambulanza. Si accede con un badge e con le impronte digitali. I dispositivi di sorveglianza, gestiti da remoto, rilevano la presenza degli immigrati nella tendopoli. All'esterno, pattuglie delle forze dell'ordine.

La protesta degli attivisti di Campagne in lotta
Per gli attivisti di Campagne in lotta e di altre associazioni che rappresentano gli extracomunitari, si tratta però dell'ennesimo “trasferimento forzato in un campo di Stato per chi lavora come bracciante nella piana di Gioia Tauro”. In prima linea Veronica Padoan, figlia del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. «Le contestazioni ancora una volta hanno messo in serio pericolo l'ordine e la sicurezza pubblica – dichiara il questore Raffaele Grassi – abbiamo agevolato tutti i trasferimenti volontari, ma ora stiamo vagliando posizioni e comportamenti degli attivisti che hanno ostacolato le operazioni e gli elementi che potrebbero configurare anche responsabilità penali».
Agevolazioni per gli imprenditori agricoli che contrastano il caporalato
Parole conciliatorie e di soddisfazione quelle del prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari: «Abbiamo risolto una criticità che durava da 15 anni - dichiara – e con il dialogo e la condivisione superato le resistenze di chi vive nel campo». Ora il lavoro continua in due direzioni: un'attenta attività di contrasto al caporalato («Numerose le denunce negli ultimi mesi», aggiunge) e il coinvolgimento di tutti i sindaci dei comuni della Piana in nuove forme di accoglienza diffusa. L'attendamento non è la soluzione: in estate il numero dei braccianti stranieri raggiunge le 2mila unità. Su indicazione dell'assessora regionale alle Politiche sociali Federica Roccisano, si guarda anche alle esperienze di accoglienza e di contrasto allo spopolamento delle aree interne di Riace, Acquaformosa, Badolato. E a nuovi modelli di housing abitativo. Aperti in Regione tavoli tecnici sulle nuove politiche per l'integrazione e per l'agricoltura sociale. Già in discussione la possibilità di agevolazioni per quegli imprenditori agricoli che, senza mai aver avuto sanzioni per l'intermediazione illecita e lo sfruttamento dei braccianti, assumeranno e daranno ospitalità a braccianti extracomunitari.

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