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Castelli: «A un anno dal sisma resistiamo, ma senza risposte…

salumificio sano di accumoli

Castelli: «A un anno dal sisma resistiamo, ma senza risposte rischiamo di chiudere»

«Non abbiamo mai interrotto la produzione. Ma temo di aver commesso un errore. Siamo senza risposte definitive sulla richiesta di delocalizzazione della stagionatura nel piazzale antistante l’azienda, per ovviare all’inagibilità di una parte dei locali danneggiati. E non avendo subito un calo del fatturato nel 2016, non abbiamo diritto, come prevede la legge, all’esenzione del 100% di tasse e contributi per chi ha visto calare il giro d’affari del 25%. Ma noi il calo del fatturato lo stiamo subendo adesso. E senza risposte rischiamo di chiudere». Gianfranco Castelli ex presidente di Unindustria Rieti, fondatore e presidente del salumificio Sa.no. ad Accumoli (leader nella produzione di prosciutto amatriciano Igp e guanciale), a un anno dal sisma nell’Italia Centrale, resiste ancora con la sua azienda. Ma non nasconde le numerose difficoltà che deve affrontare.

Il salumificio non ha mai smesso di produrre. Anzi nel 2016 l’azienda ha registrato un incremento di fatturato, cresciuto a 12,5 milioni, rispetto ai 10 milioni dell’anno precedente. Mentre i dipendenti, che erano 30 prima del terremoto, sono cresciuti fino a quota 52 a gennaio. Negli ultimi mesi, però, si sono ridotti a una quarantina. «Dopo la prima scossa del 24 agosto, grazie alla gara di solidarietà resa possibile dai riflettori di tutto il mondo puntati su di noi - racconta Castelli - abbiamo registrato una esplosione di richieste di prodotti amatriciani, alla quale siamo riusciti a rispondere svuotando i magazzini. Ma ora, a fronte di una domanda ancora sostenuta, avremmo bisogno di incrementare la produzione. Cosa impossibile per via della parziale inagibilità delle zone di stagionatura».

Il salumificio Sa.no. ha subito i danni maggiori a seguito non tanto della prima forte scossa del 24 agosto, quanto della seconda del 30 ottobre 2016. Danni che Castelli quantifica in circa 3 milioni di euro. E che hanno reso necessario il puntellamento di varie zone dello stabilimento, dal mattatoio, alla cabina elettrica, a una parte della stagionatura. «Per ovviare al problema abbiamo fatto richiesta a gennaio di delocalizzazione della stagionatura in una zona attrezzata nel piazzale del salumificio. Ma solo recentemente abbiamo avuto le prime parziali risposte, che non ci consentono però ancora di iniziare i lavori e di firmare nuovi contratti».

Quello della stagionatura è il problema principale («Se finiscono gli spazi - è l’allarme di Castelli - non posso più produrre e dovrò chiudere i battenti e mandare i miei addetti a casa Già ora i dipendenti sono calati rispetto al picco di dicembre-gennaio e si sono ridotti a una quarantina»), ma non il solo. «Non abbiamo ancora avuto risposte sui danni subiti pari a circa 3 milioni. In teoria potremmo avere risarcimenti fino all’80% ma anche se riuscissimo a ottenerli, cosa non ancora avvenuta, significa comunque dover fare fronte a spese per 600mila euro».

C’è poi la questione delle agevolazioni fiscali su tasse e contributi alle quali l’azienda non ha diritto, non avendo ridotto il fatturato nel 2016. «Sarebbe giusto e doveroso che lo Stato prevedesse un riconoscimento attraverso una qualche forma di defiscalizzazione per i miei dipendenti, eroici nel tenere sempre aperto lo stabilimento. Vanno e vengono ogni giorno da San Benedetto del Tronto, dove vivono da sfollati. E in occasione della scossa del 18 gennaio hanno fatto chilometri a piedi in mezzo alla neve con le pale per aprire un varco per permettere a questa azienda, alla quale tengono come me, di aprire».

Infine un altro intoppo. Lo stop alla richiesta di ampliamento del salumificio. «Prima del terremoto avevamo presentato una proposta di raddoppio dell’azienda, che avrebbe consentito di assumere altri 30-40 dipendenti in un Comune come quello di Accumoli dove rappresentiamo l’unica impresa del territorio. Ma ci è stato opposto un vincolo legato alla presenza del bosco. E non c’è stato nulla da fare».

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