Italia

Accumoli, il ritorno alla vita delle imprese

LA LENTA RINASCITA DEL TERRITORIO

Accumoli, il ritorno alla vita delle imprese

«Sì, le confesso che ho pianto. Quando è nato Federico mi sono commosso». Sentimento naturale, quello di Gabriele Piciacchia, anche se il “Federico” in questione non è un pargolo ma un vitello di razza chianina che prende il latte dalla madre nel recinto, davanti a noi. Nascita che per l’allevatore di Grisciano, frazione di Accumoli, rappresenta però l’inizio di una nuova vita, dopo lo shock del sisma che gli ha distrutto podere e stalle, costringendolo a vendere l’intera mandria posseduta.

Lacrime, non di gioia però, ci sono anche per Luca Filotei, ogni volta che torna ad Arquata del Tronto, davanti al capannone distrutto della sua azienda alimentare, ora uno scheletro vuoto e abbandonato. «Vengo qui il meno possibile – ci racconta – perché quello che vedo mi fa male».

Anche ad un anno di distanza, anche dopo aver guardato e riguardato video e servizi che dettagliano minuziosamente l’accaduto, è in effetti ancora pesante osservare interi comuni rasi al suolo, come bombardati, risultato della micidiale

sequenza di scosse che dodici mesi fa ha iniziato a flagellare il centro Italia.

Ma proprio qui, tra Accumoli ed Arquata del Tronto, epicentro del primo evento lo scorso agosto, tra le imprese a prevalere è la voglia di riscatto, di resistere e reagire. Molti, come l’allevatore di Grisciano, restando. Altri, come Filotei, 20 addetti nel confezionamento alimentare, delocalizzando in zone limitrofe.

«Quando vendi prodotti alla grande distribuzione – spiega l’imprenditore – non puoi fermarti a lungo, non siamo gli unici sul mercato». Alla prima scossa l’azienda ha resistito, non però al secondo evento di ottobre. «Ora siamo a San Benedetto del Tronto – spiega – e tornare indietro mi pare complesso: per ora ci chiedono solo documenti, in denaro non abbiamo ricevuto un euro, la delocalizzazione è pagata da noi».

In attesa di risposte è anche Gianfranco Castelli, fondatore del salumificio Sano: i suoi 30 dipendenti posizionano l’azienda di Accumuli come una sorta di Fiat locale, a fronte di imprese che mediamente nell’intera area del cratere non superano i tre addetti. «eppure – spiega allargando le braccia – qui non ci fila nessuno».

In termini di business per la verità il 2016 è stato paradossalmente un anno d’oro, con l’ondata di solidarietà e di interesse per i prodotti del territorio a far lievitare del 20% la domanda per i prosciutti Igp dell’azienda. «Il sisma di agosto ci ha risparmiato – spiega – a così abbiamo potuto assumere persone del territorio che avevano perso tutto. Ad ottobre però la struttura non ha retto e ora non abbiamo spazi adeguati per la stagionatura. La domanda c’è ma non riusciamo a soddisfarla, e pensi che potremmo persino raddoppiare i nostri addetti».

L’imprenditore lamenta ritardi nei finanziamenti, così come nell’individuazione di soluzioni per spazi alternativi di stoccaggio, in assenza dei quali potrebbe addirittura vedersi costretto a ridurre l’organico.

Accumoli: «Nonostante il sisma potrei raddoppiare l'organico, ma le autorizzazioni non arrivano»

Che si è invece ampliato per il Comune di Accumoli, ospitato in alloggi temporanei a ridosso della statale Salaria. Già alle 9 del mattino è un brulicare di riunioni, telefonate, pianificazione di interventi. Se di lentezza della “macchina” si può parlare, il nodo non pare qui, almeno dal lato dell’impegno.

«I primi decreti per finanziare la delocalizzazione sono stati già emessi – spiega il sindaco di Accumoli Stefano Petrucci – ma a volte il problema è nel progetto presentato. Ad ogni modo, in questi giorni in paese si inizierà lo sgombero delle macerie. Tra settembre e ottobre potrebbe già iniziare la ricostruzione».

Lavori già iniziati pochi chilometri oltre, lungo la Salaria, nell’area industriale distrutta di Arquata del Tronto, dove si mescolano speranza e realismo. I due “big” dell’area, Filotei group e Unimer hanno delocalizzato (quest’ultima a Treviso), mentre lì a fianco è quasi pronto il nuovo sito produttivo Tod’s, investimento del gruppo da 2,5 milioni per la nuova struttura.

«Lentamente le aziende stanno ripartendo - spiega il presidente di Confindustria Marche Bruno Bucciarelli - anche se lo shock è stato pesante. Rimozione delle macerie e burocrazia forse si potevano gestire meglio ma onestamente i problemi da affrontare sono enormi. Ad ogni modo i montanari sono “tignosi”, legati al territorio. Se facciamo in fretta non se ne andranno». È in effetti l’idea di Piciacchia, che prima di salutarci indica la collina alle spalle della casa. «Un terreno comprato da mio nonno nel 1907, tornando dall’America. Mi dica: come faccio ad andarmene?»

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