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Pirozzi, il sindaco "sanguigno" che dopo Amatrice sogna la…

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Pirozzi, il sindaco "sanguigno" che dopo Amatrice sogna la presidenza della regione

Dal 24 agosto di un anno fa, quando una tremenda scossa di terremoto ha praticamente raso al suolo la sua Amatrice, gioiello del reatino annoverato tra i borghi più belli d'Italia, il sindaco Sergio Pirozzi non ha mai smesso nemmeno un istante di battersi per la rinascita della sua città. In alcuni casi alzando anche la voce, come quando si ribellò alla decisione del governo Renzi di tenere a Rieti i funerali delle vittime del sisma e chiese (e ottenne) di celebrare le esequie ad Amatrice. E da idolo dei suoi compaesani, quasi come un contemporaneo Masaniello, " Sergio il Sanguigno" - come è stato soprannominato - è diventato una celebrità, tanto da diventare il più probabile candidato del centrodestra per le regionali del Lazio del 2018.

Ex allenatore di calcio, difensore dei "comuni dimenticati"
Cinquantadue anni, nato a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, padre di due figli, Pirozzi ha sempre vissuto ad Amatrice, dove fin da giovane è stato parte attiva nell'associazionismo locale. Nel 1995 viene eletto consigliere comunale e nominato vicesindaco, incarico che ricopre fino al 2001. Nel 2004 è eletto consigliere provinciale con Alleanza nazionale e nel 2009 diventa sindaco di Amatrice con una lista civica, mandato che gli viene rinnovato per la seconda volta nelle elezioni del 2014. Allenatore di calcio "Uefa B" con un curriculum di tutto rispetto - un passato sulla panchina dell'Ascoli, nel 2005 ha riportato il Rieti nel calcio professionistico dopo 62 anni e fino a un anno fa è stato il mister del Trastevere calcio, incarico al quale ha rinunciato dopo il sisma - il primo cittadino di Amatrice è anche presidente dell'Associazione comuni dimenticati, rete che dal 2015 raccoglie i sindaci di Piemonte, Campania, Lazio, Toscana, Sardegna, Sicilia, Calabria, Marche. Un incarico che ben rappresenta il suo impegno per il territorio, a difesa di comuni «dimenticati dalla sanità, dall'istruzione, dai servizi agli anziani, dai trasporti, dalle Poste, dalla giustizia» - come recita il sito web dell'associazione - ma «pronti a difendere con forza i nostri diritti essenziali e costituzionali».

Il candidato conteso da destra e sinistra
La sua storia di uomo di destra avrebbe portato Pirozzi a declinare l'invito alla candidatura per il Lazio nelle file del Pd arrivato - secondo indiscrezioni mai confermate - proprio dal segretario Matteo Renzi. Perchè il sindaco amatriciano, legato da un rapporto di amicizia a Giorgia Meloni e Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, guarda con simpatia anche a Silvio Berlusconi. E anche se si schermisce di fronte alle domande dei giornalisti - «Candidato io? Io penso solo ad Amatrice», ha detto nei mesi scorsi in un'intervista - Pirozzi appare uno dei candidati più probabili per il centrodestra alle prossime regionali. E nel 2018 potrebbe ritrovarsi dunque a sfidare il presidente uscente e candidato del centrosinistra, Nicola Zingaretti, e Roberta Lombardi, che dovrebbe correre per i Cinquestelle.

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