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Viminale al lavoro su circolare per sgomberi. Raggi: mappatura…

Procura indaga su racket posti letto

Viminale al lavoro su circolare per sgomberi. Raggi: mappatura patrimonio e beni confiscati

Coinvolgere i comuni, tramite l'Anci, e le Regioni. È uno dei primi obiettivi del Viminale e del ministro Minniti prima di passare alla stesura delle linee guida sugli sgomberi di immobili occupati abusivamente. L’esame del dossier è stato appena avviato. Oggi si è svolta al ministero dell’Interno una riunione tecnica con la segretaria generale dell’Anci, Veronica Nicotra. La prossima settimana, invece, dovrebbero vedersi il presidente Antonio Decaro, che è anche sindaco di Bari, e Marco Minniti, in un incontro che avrà quindi anche un spessore politico. Anche perché i Comuni, come conferma la stessa Nicotra, devono rispondere a un problema di emergenza abitativa che non riguarda solo i migranti, ma anche «tanti cittadini delle classi meno agiate privi di un'abitazione, numero considerevole in tante città italiane».

Nicotra (Anci): servono risorse e dati su immobili
«Sono soddisfatta, ma al momento ci troviamo di fronte ad una fase istruttoria in cui stiamo lavorando sulle linee guida per regole nuove riguardanti le norme sulla sicurezza urbana, il comitato dei prefetti e i servizi sociali. Ma prendiamo atto della mancanza di un testo da parte del Viminale e dell'assenza di un riepilogo per quanto concerne il numero degli immobili pubblici disponibili e le
risorse a disposizione». Lo ha riferito Nicotra al termine dell’incontro al Viminale. Sul fronte delle risorse, ha spiegato Nicotra, «è difficile fare una quantificazione perché bisognerebbe fare una mappatura particolareggiata degli immobili privati che nel frattempo sono stati occupati e francamente non credo che questo dato esista». In ogni caso, ha concluso, «il confronto con il governo si chiuderà la prossima settimana»

Niente sgomberi senza soluzioni alternative
Un dato sembra assodato: d’ora in poi non ci saranno più sgomberi senza che sia stata trovata una soluzione abitativa, come invece è avvenuto nella Capitale la settimana scorsa con l’evacuazione forzata dell'immobile di via Curtatone. Una situazione che ha fotografato la mancanza di quel coordinamento tra istituzioni (forze dell’ordine, comune, prefettura), nonostante fosse esplicitamente previsto dal decreto sicurezza. Di qui la decisione di una ulteriore circolare. Le linee guida volute dal ministro saranno una costola di quanto già previsto dal pacchetto sulla sicurezza urbana varato ad aprile, che già contiene misure sugli sgomberi e chiama in causa prefetture e sindaci. Le prime, che hanno le mappe degli edifici occupati nel territorio di loro competenza, per l’ordine pubblico; i secondi per le tutele dei nuclei familiari esposti e le soluzioni abitative, che dovranno essere individuate prima di procedere a svuotare gli edifici occupati.

Verso l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie
Una delle ipotesi più concrete allo studio è quella di utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata per dare alloggio alle persone sgomberate da edifici occupati. Sarebbero almeno 600 gli immobili già individuati dal Viminale nelle province di Roma, Milano e Napoli per rispondere all'emergenza abitativa non solo dei migranti ma di tutti coloro che si trovano senza un alloggio. Di questi una parte non irrilevante rientra tra i beni sequestrati alla mafie. Le strutture che fanno capo all'Agenzia del demanio e quelle che afferiscono all'Agenzia dei beni confiscati offrono un bacino, che va però adeguato e servono risorse per le ristrutturazioni. Ecco perché i sindaci dell’Anci chiedono un fondo ad hoc. Un «tesoretto» già esistente da 18 milioni stanziato allo scopo non è stato ancora utilizzato per motivi burocratici. E ci sarebbero altri 50 milioni di fondi Ue non utilizzato.

Terza notte per presidio rifugiati in centro Roma
Intanto ha trascorso la terza notte nei giardini vicino ai Fori Imperiali, alle spalle della Prefettura di Roma, un gruppetto di migranti ex occupanti del palazzo di
via Curtatone sgomberato 10 giorni fa. Il presidio era autorizzato dalla Questura fino alle 20 di ieri, ma al termine di un’assemblea pubblica i migranti hanno deciso di rimanere lì in attesa dell'incontro di un Tavolo interistituzionale convocato domani alle 12.30 in Prefettura in cui si discuterà dell'emergenza abitativa nella Capitale alla quale parteciperanno Comune e Regione. Per il Campidoglio ci sarà la stessa sindaca Virginia Raggi.

Raggi: mappatura patrimonio e beni confiscati
«Stiamo definendo una mappatura del patrimonio disponibile e indisponibile di Roma Capitale e dei beni confiscati alla criminalità: è il primo passo per
valorizzare efficacemente gli immobili della città» ha scritto su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Il riferimento è al nuovo regolamento per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata sul territorio romano, in arrivo in Aula Giulio Cesare. Il Comune ha acquisito circa 70 beni di questa
provenienza
, alcuni dei quali saranno utilizzati anche per finalità sociali e abitative, ad esempio per ospitare persone con fragilità, come donne sole o anziani disagiati.

Perquisizione Digos in palazzo via Curtatone
Una perquisizione della Digos è in corso nel palazzo di via Curtatone a Roma, occupato per quattro anni da migranti e sgomberato dieci giorni fa. Gli investigatori stanno cercando documentazione utile all'inchiesta su un presunto racket sugli affitti all'interno dell'edificio. Sul posto anche la polizia scientifica per documentare lo stato dei luoghi in cui vivevano gli occupanti. L'edificio, dopo lo sgombero, è stato posto sotto sequestro dalla magistratura.

Procura indaga su racket posti letto
L’ipotesi di posti letto a pagamento riservati a migranti nello stabile di via Curtatone, ha determinato oggi, in procura, l’apertura di un fascicolo, per il momento contro ignoti, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli accertamenti hanno preso spunto dal ritrovamento, da parte della Digos, di
alcune ricevute di pagamento che hanno fatto sospettare l'esistenza di persone, non si esclude legate ai movimenti per la casa, che potrebbero aver speculato sull’occupazione.

Domani incontro in prefettura, ipotesi albergo
La situazione dei rifugiati sgomberati prima dal palazzo di via Curtatone e poi da piazza Indipendenza, resta insostenibile. Vivono per strada, sparpagliati tra i portici della basilica dei Santi Apostoli (mescolati agli sfrattati italiani sgomberati dalla zona di Cinecittà), i giardini dei Fori Imperiali e l’accampamento all’aperto dell’ex Baobab tra il Verano e la Stazione Tiburtina. La prefettura avrebbe deciso di accelerare, per risolvere una situazione diventata insostenibile. La proposta che dovrebbe essere ufficializzata domani a palazzo Valentini sarebbe quella di invitare il Campidoglio a stipulare una convenzione con un hotel, per offrire una sistemazione temporanea (7-10 giorni) ai rifugiati rimasti senza un tetto il blitz delle forze dell’ordine. Il tempo necessario per consentire al Comune di effettuare un secondo censimento (dopo quello effettuato subito dopo lo sgombero) delle persone in condizioni di fragilità (donne incinte, nuclei familiari con bambini, anziani non autosufficienti). Le istituzioni sembrano intenzionate a venire incontro alle esigenze dei rifugiati: l’idea è quella di trovare una sistemazione non troppo distante da piazza Indipendenza , perchè molti bambini frequentano asili e scuole in zona.

Censite finora 107 persone in condizione di fragilità
Sembra tramontata l’ipotesi di accogliere 40 rifugiati nel Comune di Forano, in provincia di Rieti, in villini messi a disposizione dalla Sea, la società che gestisce l’immobile. Anche se quattro o cinque famiglie - su un totale di quasi 500 persone sgomberate - avrebbero accettato in linea di massima di trasferirsi nelle
villette, il consiglio comunale ha detto no al trasferimento. Finora sulle 107 fragilità censite in prima battuta dal Comune, hanno trovato collocazione una cinquantina di persone nel circuito di accoglienza di Roma capitale, in periferia, tra Torre Maura, Boccea e la Cassia.

Il piano del Comune per il disagio abitativo
A fine luglio il Campidoglio ha presentato il suo piano per affrontare il disagio abitativo in città, con l'obiettivo di offrire sostegno alloggiativo a circa 6.000 famiglie in tre anni. Tra gli strumenti messi in campo: il buono casa, lo scorrimento delle graduatorie delle case popolari, il frazionamento di immobili
Erp (Edilizia residenziale pubblica, le case popolari), il contributo all'affitto, l'acquisizione di nuove abitazione, l'autorecupero e l'uso di beni sequestrati e confiscati alle mafie. Se ne parlerà nell'incontro che si svolgerà probabilmente giovedì 31 agosto tra il ministro Marco Minniti e la sindaca Virginia Raggi. «In quest'ottica - ha sottolineato il Campidoglio - i 40 milioni stanziati dalla giunta regionale del Lazio rappresentano una delle varie fonti di finanziamento del piano».


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