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«Modello Sicilia anche per le politiche»

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«Modello Sicilia anche per le politiche»

ROMA

«Il ticket Musumeci-Armao sarà la svolta per il rilancio dell’Isola - sospinta sul baratro del default dal malgoverno della sinistra - sul piano economico, del lavoro, delle infrastrutture. Io scenderò in campo personalmente per invitare quei siciliani che, disgustati dalla politica e dai politici, si sono rassegnati e avevano scelto di non votare, ad aiutarci a dare vita ad una nuova stagione di vero buon governo per la ripresa e lo sviluppo della loro terra. Cambiare la politica, per cambiare la Sicilia: noi abbiamo le idee e gli uomini giusti per farlo». Proprio nei giorni in cui nel centrosinistra non è ancora chiaro quanti saranno i candidati a governatore della Sicilia (l’accordo tra i centristi di Alfano e il Pd su Fabrizio Micari non è ancora chiuso, mentre in campo resta la candidatura del governatore uscente Rosario Crocetta e quella alternativa di sinistra di Claudio Fava), Silvio Berlusconi prende carta e penna e in una nota “benedice” l’accordo con Lega e FdI in Sicilia. Forte anche dei primi sondaggi che danno l’ex An Musumeci in vantaggio di un paio di punti sul candidato grillino Giancarlo Cancelleri e di molti punti su Micari. Una benedizione che sembra essere anche lo sdoganamento di un modello per le prossime elezioni politiche: «Sono lieto che si sia realizzata in Sicilia una coalizione di centro-destra con caratteristiche simili a quella con la quale ci candidiamo a vincere le elezioni politiche nazionali, una coalizione che potrà assicurare alla Sicilia e all’Italia cinque anni di buon governo».

Centrodestra unito, e senza i centristi di Alfano, non solo in Sicilia ma anche in vista della sfida per Palazzo Chigi. Berlusconi rivendica dunque la scelta della coalizione, che in assenza di modifiche alla legge elettorale porterà probabilmente a un listone unico alla Camera dove il premio per chi superi il 3% è attribuito alla lista e non alla coalizione, ma allo stesso tempo però non ci sta a farsi mettere da parte dalla leva dei “giovani”, dallo stesso Salvini al governatore della Liguria Giovanni Toti. «Io scenderò in campo personalmente», ci tiene a precisare. Attribuendo alla sua presenza la possibilità di recuperare quanti, «disgustati dalla politica e dai politici, si erano rassegnati e avevano scelto di non votare». Questione di premiership, dunque, dal momento che Toti punta i riflettori sulla incandidabilità dell’ex Cavaliere e che Salvini non fa mistero di voler essere lui a guidare la coalizione di centro-destra (o di destra-centro) alle politiche.

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