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Legge di bilancio, ius soli e vitalizi: rischio ingorgo al Senato

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Legge di bilancio, ius soli e vitalizi: rischio ingorgo al Senato

Dalla legge di bilancio alle nuove norme sulla cittadinanza (il ddl sullo ius soli temperato), passando per il taglio dei vitalizi e la legge elettorale, i partiti hanno sulla carta meno di sei mesi di tempo per chiudere i dossier-chiave prima di andare a nuove elezioni che si svolgeranno, probabilmente, a metà aprile 2018, con scioglimento del Parlamento a inizio marzo. Le Camere avranno 65-70 giorni di lavoro effettivi a disposizione, considerando che in media Montecitorio e Palazzo Madama lavorano due giorni e mezzo a settimana, ed escludendo i sabati, le domeniche, le festività e la pausa natalizie. Sono in molti, perciò a scommettere che alla fine saranno pochi i provvedimenti che il Parlamento riuscirà ad approvare, al di là della legge di bilancio. Gli occhi sono puntati soprattutto su Palazzo Madama dove si preannuncia una sorta di ingorgo. Quest’anno la legge di bilancio inizierà il suo iter proprio al Senato che dovrà anche occuparsi della legge sui vitalizi e dello ius soli.

Nota di aggiornamento al Def entro il 27 settembre
A scandire le date dei prossimi provvedimenti economici ai quali si dedicheranno deputati e senatori è la legge di bilancio 2018, che il governo dovrà presentare entro il 20 ottobre e che il Parlamento approverà entro il 31 dicembre. Per farlo, però, è prima necessario il varo della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza prevista entro il 27 settembre. Al testo - che rivede gli obiettivi programmatici dello scorso aprile e contiene le nuove stime dell’esecutivo sul Pil - stanno lavorando i tecnici di via XX Settembre.

Dopo la presentazione della Nota da parte del Governo, il Parlamento voterà una risoluzione su quest'ultima. Quest'anno il passaggio parlamentare si presenta delicato: a dover essere approvata ci sarà anche la lettera del governo al Parlamento con la quale, in base al nuovo articolo 81 della Costituzione, si chiede l'autorizzazione allo scostamento di medio termine dal deficit: si tratta in sostanza dell'autorizzazione a passare dall'1,2 previsto all'1,7 o 8 in modo da avere maggiori risorse da investire sulla crescita e sul lavoro giovanile. Per il via libera alla lettera serve la maggioranza assoluta dei voti. E i numeri sono sul filo soprattutto al Senato, dove la maggioranza assoluta è di 161 voti. Nel Pd si dicono certi che i bersaniani di Mdp non creeranno problemi sull'autorizzazione allo scostamento dal deficit. Diverso è il discorso sulla legge di bilancio: Mdp ha già fatto intendere che potrebbe non votare la manovra economica se non ci saranno «segnali di discontinuità».

Legge elettorale in standby
Oltre alla manovra, tra i provvedimenti più attesi c’è la riforma della legge elettorale. L’iter è ricominciato il 6 settembre in commissione Affari costituzionali alla Camera. Si farà un ultimo tentativo di cambiare il Consultellum e rendere omogenei i due sistemi di Camera e Senato, così come ha chiesto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma l’iter è in salita. Tutti i gruppi hanno espresso la disponibilità a riprendere l’esame partendo dal modello proporzionale simil-tedesco che l'Aula ha rinviato in Commissione dopo il voto segreto in Aula che l'8 giugno fece saltare in Aula l'accordo a quattro Pd-Fi-M5s-Lega. Sarà la Conferenza dei capigruppo della Camera, convocata il 13 settembre, a stabilire la data dell’approdo in Aula. Ma non c'è accordo tra i partiti sulle modifiche.

Mentre Fi sollecita a ripartire dal “Fianum”, cioè il proporzionale su cui si era trovata una intesa, la Lega ha detto di preferire il maggioritario, rilanciando il Mattarellum. Il M5s con Danilo Toninelli si è detto disponibile ad approvare una nuova legge, ma vuole prima l'approvazione della legge sui vitalizi. Il Pd è restio a qualsiasi passo che lasci fuori uno dei quattro partiti che a giugno raggiunsero l'intesa (M5s, Fi, Lega oltre allo stesso Pd). L’accordo tra Pd e centristi di Alfano in Sicilia sembra congelare al momento le leggi elettorali esistenti, che con la soglia del 3% alla Camera e la possibile alleanza in Senato (che farebbe abbassare dall’8% al 3% la soglia di sbarramento) permetterebbero ad Ap di rieleggere una buona pattuglia di parlamentari. Dopo il 5 novembre, giorno delle elezioni regionali in Sicilia, a seconda dei risultati la partita sulla legge elettorale potrebbe riaprirsi.

In salita la strade dello ius soli
In salita anche la strada per lo ius soli e il ddl sui vitalizi. Per quanto riguarda le nuove norme sulla cittadinanza, restano infatti inalterati i dubbi manifestati da Alternativa Popolare, che più volte ha avanzato perplessità sul testo. La posizione maggioritaria tra i centristi è che quello attuale non sia “il momento giusto” per lo ius soli. E così, nonostante il pressing del premier Paolo Gentiloni che ha detto apertamente di essere a favore del testo in discussione, resta difficile prevedere se il disegno di legge riuscirà a incassare l'ok definitivo. Lo ius soli, secondo l'attuale calendario, non è la prima legge a dover essere esaminata in Aula al Senato. Sarà la capigruppo di martedì 12 a fissare il nuovo calendario dei lavori. La discussione si preannuncia comunque complicata, con gli oltre 50mila emendamenti presentati, quasi tutti dalla Lega, pronta alle barricate.

Anche se sullo ius soli il Pd può contare sul sostegno di Mdp e Sinistra italiana, i numeri a palazzo Madama sono strettissimi. Appare non facile l'ok dei senatori di Ala e ancor meno probabile si presenta il via libera dei 17 membri di Gal. M5S è contrario (seppur con non pochi malumori interni). Per il Pd lo ius soli è fondamentale per coprirsi a sinistra. Ma l'idea che si era fatta largo di approvare lo ius soli con il ricorso alla fiducia al momento sembra perdere quota. E a far pendere l’ago della bilancia a sfavore del provvedimento ci sono i sondaggi (secondo i quali la legge fa perdere voti al Pd) nonché le perplessità espresse da molti amministratori dem sui territori.

Vitalizi a rischio slittamento
Uno dei primi provvedimenti che attende il via libera del Senato è la proposta a proposta di legge Richetti che ricalcola con metodo contributivo i vitalizi di 2600 ex parlamentari che ancora godono della rendita introdotta nel 1954 per aver fatto parte delle Assemblee elettive. Il testo è stato approvato dalla Camera lo scorso 26 luglio con una maggioranza trasversale Pd-M5s. Ma la proposta di legge che, oltre all'ira degli ex parlamentari, vede la contrarietà dei centristi e di Fi, ha suscitato mal di pancia anche nelle file dem. È fallito il tentativo del M5s (in prima linea in questa battaglia) di approvare il ddl con procedura di urgenza, per far arrivare la legge nell'Aula del Senato già il 3 settembre. I vertici del Pd assicurano che la legge sarà varata. Ma tra i dem non sembra ci sia intenzione di correre. «Dobbiamo avere il coraggio civile, popolare o non popolare che sia, di esaminare il provvedimento per la sua costituzionalità», affermava due giorni fa il capogruppo dem al Senato Luigi Zanda. E non è escluso che, a questo punto, il ddl al Senato slitti a dopo la legge di bilancio, con il M5S che già oggi promette battaglia. Il via libera non è affatto scontato: per l'ok potrebbero servire modifiche. Con ritorno alla Camera e rischio naufragio.

La commissione di inchiesta sulle banche
Molto attesa - soprattutto dalle opposizioni - la commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche dovrebbe cominciare la sua attività a settembre ma non è ancora stata istituita, visto che cinque gruppi parlamentari (tra cui il Pd) non hanno notificato ai presidenti delle Camere i nomi dei futuri membri. Per questo motivo, Renato Brunetta (Fi) invita ad accelerare i lavori, mentre i deputati del Movimento 5 Stelle parlano di “una grottesca melina” del Partito Democratico. La commissione dovrebbe accendere un faro sulla gestione degli Istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto, destinatari anche in forma indiretta di risorse pubbliche o posti in risoluzione come ad esempio le quattro banche del 22 novembre 2015 (CariFerrara, Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti). Nel mirino anche l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari, nonché l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie.

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