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Ape social, Poletti: fino a due anni in meno di contributi per donne…

IL TAVOLO SULLE PENSIONI CON I SINDACATI

Ape social, Poletti: fino a due anni in meno di contributi per donne con figli

Riduzione dei requisiti contributivi per le donne con figli che intendono accedere all’Ape social (l’anticipo pensionistico che permette il ritiro a 63 anni, senza costi per il lavoratore) riconosciuto ad alcune categorie svantaggiate. È quanto ha proposto oggi il Governo al tavolo con i sindacati sulla cosiddetta “fase 2” delle riforma previdenziale. Il ministro Giuliano Poletti ha confermato la volontà di tornare, a partire dal 2019, al sistema di rivalutazione delle pensioni, per l’adeguamento degli assegni al costo della vita, antecedente alla stretta imposta con il Salva Italia, la cosiddetta riforma Fornero del 2012. Così si alzerebbero, diventerebbero più generose, le percentuali per l’aggancio ai prezzi.

L’ipotesi: sconto per le donne con figli
In pratica, l’ipotesi di lavoro dell’Esecutivo sulle donne si basa sul riconoscimento del lavoro di cura ai fini previdenziali con uno “sconto” di 6 mesi per ciascun figlio, per un massimo di 2 anni. Quindi invece di 30 anni di anzianità contributiva per l’accesso all’Ape social, come previsto ora, si passerebbe a 28 (da 36 a 34 anni in caso di aggancio all’Ape legato ad attività gravose), sempre che si siano già compiuti i 63 anni di età.

Obiettivo: 40% domande presentate da donne
«Sulla constatazione che c’è stato un numero significativamente più basso di domande da parte delle donne per l’Ape social in ragione della carriera contributiva rispetto agli uomini, lavoreremo alla possibilità di abbassare di massimo due anni i requisiti contributivi per le donne con figli», ha confermato Poletti al termine dell’incontro con Cgil, Cisl e Uil. Nelle intenzioni del ministro la rimodulazione dei requisiti per le lavoratrici che rientrano nelle categorie protette dell’Ape sociale (ideata nel 2016 dall’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini insieme all’Ape volontaria) dovrebbe riequilibrare l’attuale disparità nelle richieste per arrivare al 40% delle domande, in aumento dall’attuale 29 per cento.

Commissione mista per modifica paniere alla base di rivalutazione pensioni
«Per quanto riguarda le pensioni in essere - ha chiarito il responsabile del Lavoro - attiveremo una commissione di lavoro mista, composta da ministero, sindacati e istituti interessati per approfondire la natura di spese assistenziali e previdenziali e fare una verifica sugli interventi». Poletti ha aggiunto che «sarà fatto anche un lavoro di analisi e verifica anche sulla composizione del paniere che è alla base della rivalutazione delle pensioni». Gli istituti coinvolti nella commissione, insieme a ministero del Lavoro e sindacati, sono Istat, Eurostat e Inps.

Camusso (Cgil): quadro incerto
Alla scadenza del 15 luglio scorso, l’Inps ha ricevuto 39.777 richieste per l’indennità di Ape social: 11.668, un terzo del totale, da parte di donne contro le 28.109 di uomini. La quota del 40% delle domande da parte di donne è confermata dal segretario generale Cgil Susanna Camusso, secondo cui l’abbassamento di due anni dei requisiti contributivi proposto dal Governo permetterebbe 4mila richieste. Si punta quindi ad allargare la platea delle donne che possono uscire prima dal lavoro, attraverso l’anticipo pensionistico. Quanto alle risorse, il Governo sarebbe disposto ad aumentare il budget per agevolare le donne ma non ci sarebbe ancora una quantificazione dei fondi. Un problema, per Camusso, che ha sollecitato l’Esecutivo a «esplicitare le risorse» da destinare al capitolo pensioni: senza cifre, infatti, «non siamo in grado di valutare la dimensioni degli interventi». Quanto allo “sconto” per le madri lavoratrici che possono accedere all’Ape social, per Camusso ciò «non significa occuparsi di lavoro di cura», servono «norme a carattere universale».

Furlan (Cisl): da governo risposta parziale ai bisogni delle donne
Secondo la Cisl la risposta dell’Esecutivo ai bisogni delle donne è parziale. «È assolutamente insufficiente - ha detto al termine dell’incontro Annamaria Furlan, ai microfoni del TG3 -. Una misura importante perché allarga la platea dell’Ape social, pochissime donne hanno potuto accedere all’Ape social, ma non basta».

Barbagallo (Uil): valuteremo la proposta una volta chiarite le risorse
Anche secondo la Uil la proposta del Governo sulle donne non basta. «Sul lavoro di cura faremo noi una proposta perché quella avanzata dal Governo ci appare, seppur accettabile, ancora minimale», ha spiegato il segretario generale Carmelo Barbagallo, al termine del tavolo. «Positiva, invece, è la decisione di costituire finalmente una commissione per procedere alla separazione della previdenza dall’assistenza», ha aggiunto. Ma, «al di là del merito del confronto, la notizia positiva è che il ministro si è impegnato a incontrarci prima che la legge di bilancio venga incardinata in Parlamento». In particolare, ha chiarito il sindacalista. il prossimo incontro con il Governo sarà il 13 settembre. «A oggi non possiamo dare una valutazione perché non conosciamo ancora le risorse che saranno postate», ha concluso.

Damiano: considerare il complesso dei lavori di cura per l’anticipo
Secondo Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, «il confronto in corso tra Governo e sindacati sul tema della previdenza sta muovendo primi passi positivi. La novità apparsa oggi al tavolo - ha sottolineato in una nota - è quella relativa alla possibilità per le donne di accedere all’APE sociale con uno sconto di 6 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni». «Il confronto continua - si legge ancora nella nota - e ci auguriamo che questa prima apertura lasci spazio alla nostra proposta di considerare, ai fini dell’anticipo, il complesso dei lavori di cura. Il Governo dovrà stanziare risorse aggiuntive per queste nuove misure e per accogliere tutte le domande dei “precoci” e dell’APE sociale che sono andate positivamente oltre il tetto stabilito dalla legge di Bilancio dello scorso anno».

Gli altri temi sul tavolo
Oltre alle misure per favorire il pensionamento delle donne (penalizzate da carriere più discontinue anche a causa della maternità e del lavoro di cura) l’agenda dell’incontro di oggi prevedeva anche un confronto sul controverso e assai osteggiato dalle parti sociali innalzamento automatico dell'età pensionabile in relazione all’aspettativa di vita. Scatto previsto dalla riforma Fornero, che nel 2019 porterà la soglia a 67 anni rispetto ai 66 anni e sette mesi attuali (cinque mesi in più). Tra le richieste dei sindacati anche quella di prorogare “Opzione donna” (la possibilità di anticipare il ritiro dal lavoro in cambio di un assegno ridotto) al prossimo anno, dal momento che gran parte delle risorse stanziate non sono state utilizzate.

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