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Elezioni in Sicilia, l’economia grande assente dai programmi

PARTITI A CONFRONTO

Elezioni in Sicilia, l’economia grande assente dai programmi

Fra i primi a portarsi avanti con il lavoro è stato Gaetano Armao, l’ex assessore all’Economia della giunta guidata da Raffaele Lombardo, oggi candidato in ticket con Nello Musumeci alle prossime elezioni regionali.Insieme a lui per la verità anche qualche candidato dei cosiddetti cespugli autonomisti. Armao ha messo nero su bianco le sue proposte per cambiare la Sicilia nel manifesto dei SicilianIndignati, il movimento da lui fondato, a partire da sburocratizzazione e fiscalità di sviluppo. Per il resto siamo ancora al nulla, a parte dichiarazioni di principio e affermazioni da comizi e incontri pubblici: è il caso del candidato dei Cinque Stelle Giancarlo Cancelleri che da deputato regionale ha più volte detto quello che pensa in tema di economia e sviluppo della Sicilia.

Per il resto, forse perché questa è più la fase della preparazione delle liste, mancano ancora le proposte e c’è chi dice che è ancora presto per il confronto su questi temi. Sta di fatto che l’economia risulta essere il grande assente di questo principio di campagna elettorale, o meglio relegata a qualche intervento che sembra avere più un sapore di propaganda. Almeno così la pensano cittadini, imprenditori ed esperti. Chiamato a discutere del programma del Pd, un economista impegnato nella campagna elettorale dei democratici si è trovato un spiazzato: «Siamo stati impegnati con liste». Ed è vero, per carità, così come è vero che ieri a Taormina l’ex premier Matteo Renzi ha insistito parecchio sulle potenzialità della Sicilia: agricoltura, turismo e non solo. Ma la domanda frequente, in questo caso, è: quali proposte in tema di rifiuti, energia, presenza di regioni e comuni nell’economia, sburocratizzazione? Continuità con quanto fatto dal governo (Pd) guidato da Rosario Crocetta oppure un programma nuovo di zecca? «Abbiamo grande necessità di capire quali sono i programmi - spiega Salvatore Butera, economista, che recentemente ha dedicato un saggio all’isola (La Sicilia che non c’è) - perché questa terra ha il diritto di tornare a crescere. È vero che il turismo è andato bene, è anche vero che l’agroalimentare dà grandi soddisfazioni ma si può vivere solo di questo, può una regione con cinque milioni di abitanti vivere solo di questo? Domande legittime rivolte soprattutto a coloro che mostrano odio per l’industria: petrolifera, chimica e non solo. Bisogna recuperare il manifatturiero e valorizzare quelle eccellenze industriali che pure abbiamo. Ci spieghino cosa vogliono fare».

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