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Intercettazioni, al via le consultazioni al ministero. Le…

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Intercettazioni, al via le consultazioni al ministero. Le perplessità dei penalisti

I tempi sono stretti, dettati dalla riforma Orlando del processo penale, la legge 103/2017: tre mesi di tempo, a partire dal 3 agosto scorso, data di entrata in vigore della nuova normativa, per rivedere le regole sulle intercettazioni. Per mettere mano alla riforma degli ascolti il Governo e il ministero della Giustizia hanno quindi tempo fino ai primi di novembre. Non molto, considerando la delicatezza “politica” del tema, la necessità dei parerei parlamentari, l'approssimarsi di fine della legislatura, l'ostilità dei grillini («è una porcata», disse Grillo alla vigilia del voto di fiducia che a giugno portò all'approvazione definitiva dopo un passaggio parlamentare di oltre 1.000 giorni) e la sostanziale contrarietà di giudici e penalisti.

Giro di consultazioni
Per questo, non è detto che le anticipazioni del testo della bozza del Dlgs - dispiacciano più di tanto a via Arenula. Da un lato dimostrano che l'ufficio Legislativo del ministero questa estate ha lavorato senza perdere tempo. Dall'altro, fa partire un confronto sui contenuti inevitabile e necessario, che sarebbe sconsigliabile promuovere troppo a ridosso di altri temi caldi (voto Sicilia e manovra). Per capire il clima, saranno decisivi i prossimi giorni: dopo le precisazioni di rito - «allo stato attuale, il ministero sta lavorando alla stesura del testo» del decreto attuativo che «terrà conto anche del confronto prezioso e del contributo significativo» avvocati, giudici, giornalisti e giuristi - il ministero ha annunciato per oggi e domani una serie di incontri programmati con i rappresentanti delle stesse categorie. Per illustrare il lavoro fatto, spiegare la “ratio” delle scelte, e scongiurare il tiro al bersaglio sulla riforma. E completare il giro di orizzonte.

Ricevuti i rappresentanti dell'Unione camere penali
Stamattina sono stati ricevuti il presidente Beniamino Migliucci e il segretario Francesco Petrelli dell’Unione camere penali, per esprimere le valutazioni in merito alla bozza di decreto legislativo in materia di intercettazioni. L'Unione ha manifestato critiche in relazione alla ipotesi di modifica dell'art. 103 c.p.p., ribadendo che non devono essere consentiti né l'intercettazione né l'ascolto delle conversazioni tra difensori e assistiti. L'Unione ha rilevato inoltre come alcuni divieti, volti a garantire la riservatezza delle conversazioni, rilevanti o meno, non siano assistiti da adeguate sanzioni e, per tale ragione, debbano considerarsi privi di concreto effetto. Il Ministro ha ribadito che la bozza verrà ridiscussa in un ulteriore incontro anche con l'Unione delle Camere Penali Italiane.

La polemica sui virgolettati
Ha suscitato polemiche, in particolare, il passaggio contenuto nella bozza di decreto legislativo circolata, relativo al divieto di trascrizione integrale delle intercettazioni (i cosiddetti virgolettati), da sostituire con un riassunto dei contenuti. Il ministro, a tal proposito, in un’intervista a Repubblica ha rassicurato che l'obbligo di non citare letteralmente e tra virgolette le intercettazioni «è un punto che sicuramente potrà cambiare». E, più in generale che la bozza del provvedimento circolata non sarà quella finale.

Le perplessità dei penalisti
Migliucci ha anticipato al Sole 24 Ore una serie di rilevi critici al Dlgs, a partire dal metodo con cui è stato predisposto, «che non ci è piaciuto», perché «dopo una doppia fiducia a Camere e Senato» non istituire una commissione che senta tutti gli interessati, ma affidare il compito agli uffici ministeriale «fa pensare ad una delega a se stessi» che su un tema così delicato «non è proprio la scelta più opportuna». Lascia «perplessi» anche «l'idea di eliminare i virgolettati» nella fase cautelare a favore di una sintesi del contenuto delle conversazioni da parte di Pm, Gip o Riesame. «In questo modo viene meno la piena responsabilità del Pm nell'indicare in modo preciso» la frase o il passaggio incriminante. E poi «si aggrava fortemente il lavoro della difesa», che, spiega Migliucci, «rischia di complicarsi ulteriormente per quanto riguarda il riascolto delle intercettazioni, per non parlare del tempo necessario per questi approfondimenti».

Riservatezza avvocato-assistito
Nel mirino dei penalisti anche la norma attuativa che stabilisce la non trascrivibilità «anche sommaria» delle intercettazioni tra assistito e difensore, destinate ad un archivio riservato posto sotto la responsabilità del Pubblico ministero. Tra i casi più recenti che hanno suscitato un vespaio di polemiche, la pubblicazione dei virgolettati di una telefonata intercettata tra il padre dell'ex premier Matteo Renzi, Tiziano, e il suo avvocato. Privacy a 360°, dunque. La stessa norma vale anche per «le comunicazioni o le conversazioni di persone coinvolte solo casualmente negli accertamenti e «i cui contenuti non hanno rilevanza ai fini delle indagini, nonché di quelle riguardanti dati personali definiti sensibili dalla legge».

La trascrizione è ammessa solo quando il Pm «valuta la rilevanza» dei contenuti «per i fatti oggetto di prova. «Abbiamo ottenuto attenzione sul rapporto con i nostri assistiti, ma non ci soddisfa: lo spazio di sacralità di questi colloqui non è un privilegio per l'avvocato», e «uno Stato che pretende di origliare» le conversazioni della difesa «si avvicina a uno Stato autoritario». Insomma, la novità «lascia il tempo che trova», visto che il Codice di procedura penale dice già chiaramente che non è consentita l'intercettazione di comunicazioni difensori-assistiti. «Il tema», conclude il leader dei penalisti, «non è la stampa dei contenuti, ma chi rivela o fa trapelare i dettagli delle intercettazioni», e su questo fronte, «non c'è alcun progresso o tentativo di limitare le vere disfunzioni».

Paletti rigidi per l'uso dei trojan
In linea con le previsioni della delega, la bozza di decreto disciplina le intercettazioni ottenute attraverso virus informatici (trojan horse, in italiano cavallo di Troia), stabilendo che l’attivazione del microfono avvenga solo su comando inviato da remoto (non in automatico) e che il trasferimento della registrazione sia fatto solo verso il server della procura. Il ricorso ai “captatori informatici” è ammesso solo per i reati più gravi (mafia, terrorismo, criminalità organizzata), ed escluso per i reati di corruzione. L’uso dei trojan, malware utilizzato per entrare nel computer o nello smartphone del soggetto sotto osservazione senza esser riconosciuto per accedere ai dati, è uno strumento fortemente invasivo della privacy, dovrà rispettare i paletti già previsti per le intercettazioni: obbligo di motivazione in caso di attivazione di questo strumento «per ragioni urgenti», senza attendere il provvedimento del giudice», inutilizzabilità delle prove raccolte con trojan per reati diversi da quelli autorizzati dalla richiesta «salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza».

No alla captazione fraudolenta
Lo schema di Dlgs delega prevede anche l'introduzione nel nostro ordinamento di un nuovo reato punito fino a 4 anni di carcere: la registrazione abusiva di conversazioni private. Confermato in pieno sul punto la previsione della delega che chiede di punire la diffusione di conversazioni tra privati captate fraudolentemente al solo fine di recare danno alla reputazione e all'immagine altrui. La punibilità è esclusa quando le riprese o registrazioni sono utilizzate come prova in un processo o costituiscono esercizio del diritto di difesa e del diritto di cronaca. Sempre sul fronte difesa una novità è la previsione di una udienza stralcio (che i penalisti definiscono però «di acquisizione»), terminata la fese delle misure cautelari e di chiusura indagini, per permettere ai legali di prendere visione del materiale raccolto con le intercettazioni, con la possibilità di «esaminare gli atti, ascoltare le registrazioni» e farne copia. Sarà quella la cosiddetta “udienza discovery”, ispirata al diritto anglosassone, in cui vengono scoperte le carte e la difesa potrà indicare i colloqui ritenuti rilevanti per l'inclusione nel fascicolo del processo.

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