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Sicilia, la sfida in salita dei Dem

VERSO IL VOTO REGIONALE

Sicilia, la sfida in salita dei Dem

«Comunque vada sarà un successo». Un commento secco, quello del militante del Pd siciliano, in una sala sonnolenta dell’Hotel Diodoro di Taormina, in lunga attesa dell’arrivo del segretario nazionale Matteo Renzi. Non ci sono e non arriveranno i big del partito siciliano per la presentazione del candidato presidente della coalizione di centrosinistra, il rettore Fabrizio Micari. Un appuntamento che si vorrebbe solenne, alla presenza del leader nazionale, ma che in questa giornata piovosa appare quasi un rito malinconico. Ed è quella frase, buttata lì, forse in un momento di sconforto che dà l’idea di quali siano le inquietudini dei democratici militanti: se vincerà Micari, si dice, sarà un successo; se non vincerà, sarà il successo di chi ha potuto dimostrare con il voto siciliano, il peso elettorale in vista delle elezioni politiche. I militanti vedono una campagna elettorale tutta in salita e certo non li conforta la notizia che l’ex sindaco Giuliano Pisapia ha scelto   di non sostenere Micari (dopo l’ok di Alfano che sarà ufficializzato oggi a Palermo).

Ed forse rivolgendosi a quei militanti, in un partito che l’ex premier conosce bene, che Renzi mette in guardia: «Tutto ciò che accade in Sicilia è importante per l’Italia, ma non permettete a qualche politico nazionale di trattarvi da cavia. In ballo non c’è lo stress test per le elezioni nazionali, neppure la discussione politica per quelle o queste alleanze, in Sicilia in ballo c’è il governo dei prossimi 5 anni della vostra terra. Se qualche politico e commentatore della stampa usa le elezioni regionali come test nazionale commette un errore, fa del male ai siciliani. Dobbiamo pensare al futuro, al lavoro e alle aree di sviluppo come l’agricoltura e oggi ci siamo portati avanti portando l’acqua (riferendosi scherzando alla pioggia ndr)». Per il resto, si dirà, nulla di nuovo. Su Micari, per esempio: «Micari non è il candidato che ho scelto io o che è stato scelto da Roma. Prima di oggi ci siamo incontrati soltanto una volta: il 22 ottobre quando ho avuto l’alto onore da presidente del Consiglio di inaugurare l’anno accademico». Il leader del Pd non si smentisce e prova a trasmettere entusiasmo. La presentazione di Taormina diventa anche la prova generale di quello che sarà lo stile Micari in questa campagna elettorale: un candidato fotografato in mezzo ai giovani in contrapposizione a un’altra foto, pubblicata dai giornali di Nello Musumeci (che ieri ha presentato la propria candidatura a Termini Imerese con Giorgia Meloni) attorniato dai suoi alleati. Ci provano i democratici a mettere a confronto due diverse Sicilie, nel tentativo di far passare il messaggio della competenza e dell’attenzione per il futuro (i giovani) grazie a un docente universitario che «dell’impegno con i giovani e per la loro formazione ha fatto una ragione di vita».

Ma quello che conta, in campagna elettorale, sono i voti. E forse anche a questo serve questo breve (ma intenso viaggio) in Sicilia dell’ex premier che ieri da Taormina si è spostato a Catania e poi a Siracusa e oggi sarà a Ragusa e infine ad Agrigento. Una verifica che certo è da fare, almeno con i suoi, i renziani di Sicilia da cui il partito (e la coalizione) si aspettano parecchio: in sala a Taormina c’è Pippo Laccoto, presidente della commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale, e ritenuto big del voto in provincia di Messina. A Catania, dalla cui area nel Pd ci si aspetta molto per la presenza di pezzi forti come Luca Sammartino, ribattezzato mister trentamila voti, o di Valeria Sudano oltre ovviamente all’assessore regionale al turismo Antonhy Barbagallo. E poi ancora Ragusa con il deputato uscente Nello Dipasquale che si è dato molto da fare ed è considerato un grande catalizzatore di consensi. «Stiamo puntando molto sulle liste - dice il segretario (renziano) del Pd messinese Paolo Starvaggi - con candidature di grande forza e qualità». Ma la considerazione, fatta propria da un dirigente del Pd siciliano, resta: «In politica conta la sostanza e invece spesso le collocazioni rispondono alla logica di marcare un territorio».

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