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Contador chiude la carriera con un’impresa alla Vuelta

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Contador chiude la carriera con un’impresa alla Vuelta

Alberto Contador festeggia la vittoria di tappa alla Vuelta (Afp)
Alberto Contador festeggia la vittoria di tappa alla Vuelta (Afp)

Che bel passo d'addio. Tanto di cappello. Alberto Contador, il grande campione spagnolo, conclude la sua straordinaria carriera con un fantastico assolo che lo porta a vincere la tappa più attesa: quella della salita asturiana dell'Angliru, un mostro verticale, dieci chilometri finali con delle coltellate al 24% più adatte a un alpinista funambolo che a un corridore di ciclismo. Un'apoteosi indimenticabile - l'arrivo solitario con il classico gesto del pistolero - per un campione che ha scritto pagine indimenticabili vincendo sette grandi Giri ed entusiasmando gli appassionati per il suo modo di pedalare, “en danzeuse”, in punta di pedali, una posizione che dà una impressione di straordinaria leggerezza, nonostante l'enorme fatica che comporta.

Anche questa volta, tra le nuvole della penultima tappa della Vuelta (domenica gran finale a Madrid con una tappa pianeggiante per velocisti), Contador in scioltezza lascia indietro tutti, compreso il gruppo dei big con il leader Chris Froome e il nostro Vincenzo Nibali, ancora in difficoltà nell'ultimo tratto della salita. Il siciliano ha infatti perso un'altra trentina di secondi dal britannico che, invece. è arrivato terzo (dietro a Poels) a 17 secondi dallo spagnolo.

Quindi doppio trionfo: quello di Contador, che chiude in bellezza la sua carriera (vittoria di tappa e quarto posto in classifica generale), e quello del britannico che, dopo aver vinto in luglio per la quarta volta il Tour de France, si aggiudica nello stessa stagione anche anche la Vuelta di Spagna, una doppietta che fa storia perché Froome è il primo a riuscirci dal 1995, da quando cioè la corsa spagnola è stata spostata in agosto, dopo Giro d'Italia e Tour.

Per il britannico un'altra impresa da incorniciare. Vero che ha potuto contare su una squadra formidabile come Sky, piena di straordinari talenti, però gli va riconosciuta la sua grande determinazione. Una determinazione che l'ha portato, passo dopo passo, a diventare un leader assoluto nei grandi giri a tappe.
Froome non è bello a vedersi, “frulla” coi pedali, però non molla mai. È sempre sul pezzo e non concede nulla agli avversari.

Il britannico Chris Froome sorride: dopo il Tour de France sua anche la Vuelta. AFP PHOTO / JOSE JORDAN

Altro discorso per Nibali. Che non fosse brillante lo si era già visto nella tappa di giovedì, quando aveva perso in salita 21 secondi da Froome. Questa volta, in uno dei pezzi più duri, il siciliano è scivolato indietro cercando, grazie anche all'aiuto di Pellizotti, di non perdere troppo terreno. Missione riuscita, perché quello di Nibali, secondo in classifica generale, è comunque un ottimo risultato visto che si tratta del decimo podio ottenuto in carriera ottenuto in una importante corsa a tappe.

Dietro a Nibali, terzo in classifica, il russo Zakarin a 2 minuti e 51”. Malissimo invece Fabio Aru, sprofondato in tredicesima posizione con oltre venti minuti di ritardo. Una Vuelta deludente, per il sardo, che si aggiunge a un Giro non brillante. Un magro bilancio per una stagione che avrebbe dovuto essere quella della consacrazione.

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