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Obbligo vaccini, oggi prima deadline per la consegna dei documenti a nidi e…

SCUOLA

Obbligo vaccini, oggi prima deadline per la consegna dei documenti a nidi e materne

La legge 119/2017 che ha reintrodotto l’obbligo vaccinale per 10 profilassi nella fascia d’eta 0-16 anni, ha tagliato oggi - con l’inaugurazione dell’anno scolastico - il suo primo nastro. La deadline dell’11 settembre, termine che si chiedeva di rispettare alle famiglie con bambini iscritti a nidi e materne, è arrivata. La prossima scadenza sarà il 31 ottobre, quando a dover dimostrare di essere in regola con la legge saranno i genitori degli alunni dalle elementari ai primi due anni delle superiori.

I documenti per essere in regola
Intanto, oggi per vedere ammessi i propri figli ai servizi educativi per l’infanzia i genitori hanno dovuto presentare, in alternativa: la documentazione che comprovi le avvenute vaccinazioni, in base al calendario di nascita (copia del libretto o del certificato vaccinale o un certificato dell’Asl che attesti che il minore è in regola con i vaccini obbligatori); oppure la documentazione che comprovi l’immunizzazione a seguito di malattia naturale, rilasciata dalla Asl, dal pediatra di libera scelta o dal medico di medicina generale); o ancora l’attestazione sempre del medico o del pediatra di famiglia che comprovi la necessità di omettere o differire (ad esempio in caso di febbre) la vaccinazione; infine, sempre in alternativa, copia della formale richiesta di vaccinazione alla Asl. La richiesta di vaccinazione, soltanto per questo anno scolastico 2017/2018, potrà essere fatta anche telefonicamente (purché la telefonata abbia riscontro positivo) o via mail o anche con raccomandata A/R. In tutti questi casi e sempre soltanto per quest’anno, il genitore potrà anche autocertificare l’avvenuta richiesta di vaccinazione alla Asl. In caso di autocertificazione, la documentazione comprovante le avvenute vaccinazioni dovrà comunque essere presentata entro il 10 marzo 2018.

Miur, Salute e Garante privacy a tutta semplificazione
Davanti al rischio caos organizzativo, le ministre Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli sono andate quindi “a tutta semplificazione”. Dopo le due circolari emesse ad agosto, che avevano lasciato spazio a più di un dubbio interpretativo, è arrivato il 1° settembre il terzo provvedimento che ha definitivamente sdoganato il ricorso all’autocertificazione. Ma anche il Garante della privacy ha dato un contributo nello snellimento della burocrazia. Interpellato dalla Regione Toscana, ha consentito la trasmissione degli elenchi degli iscritti direttamente dalle scuole alle Asl, che possono su questa base “spuntare” le posizioni dei singoli bambini e ragazzi, avviando le procedure necessarie: invio del certificato vaccinale alle famiglie in regola, che così possono presentarlo alla scuola, oppure prendere atto di ritardi e inadempienze e di conseguenza sollecitare le famiglie per un colloquio, attivando la procedura prevista dalla legge. Oggi però la Regione Toscana è ancora in attesa di una risposta dell’Authority su un secondo quesito: la possibilità - prevista dalla legge 119 soltanto a partire dall’anno scolastico 2019/2020 - di consentire da subito il percorso inverso e cioè la trasmissione - depurata dei dati sensibili - degli elenchi degli vaccinati dalla Asl alle scuole.

Lo scontro Governo-Veneto
In ogni caso la macchina è partita, tra ricette regionali fai-da-te e famiglie alle prese con il recupero dei libretti vaccinali e con le prenotazioni in uffici delle Asl talvolta affollati. Ma lo scontro politico che ha caratterizzato il provvedimento fin dal suo esordio - come decreto legge 73 (varato dal Consiglio dei ministri il 19 maggio) - e che lo ha accompagnato durante tutto l’accesissimo iter della conversione in legge (sfociata nella fiducia a Montecitorio, a fine luglio), continua. In giornate frenetiche di annunci, botta-e-risposta, lettere, decreti, conferenze stampa, partigianerie politiche e infine dietrofront, la legge sui vaccini è diventata terreno di coltura del più acceso federalismo vaccinale. Con due Regioni, Lombardia e Veneto, che hanno provato a imporre la propria linea interpretativa. E che per il momento hanno dovuto cedere il passo alle ministre Fedeli e Lorenzin. Se il governatore Roberto Maroni ha desistito dalla decisione di ammettere ai nidi i bambini non in regola - purché le famiglie accettassero entro 40 giorni di “rimettersi in carreggiata” - il Veneto è rimasto parzialmente sulle barricate. Il presidente Luca Zaia ha affidato al Consiglio di Stato la richiesta di interpretazione autentica degli articoli 3 e 3-bis della legge, che a suo avviso consentirebbero l’ammissione ai nidi dei bambini irregolari da subito. Il braccio di ferro con Lorenzin, che aveva pronto il ricorso al Tar, gli ha imposto una parziale retromarcia. Ma la partita è ancora aperta.

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