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Papa Francesco: «Sui migranti chi governa usi prudenza». Con…

sull’aereo di ritorno dalla colombia

Papa Francesco: «Sui migranti chi governa usi prudenza». Con Gentiloni «incontro personale»

(Ansa)
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Parla di migranti, ed esprime gratitudine all’Italia per l’impegno che mette da tempo nell'accoglienza. Francesco conferma poi l’incontro «personale» avuto poche settimane fa con il premier Paolo Gentiloni (che si è tenuto a casa del sostituto mons. Becciu, ndr) e parla di Trump e del Venezuela. Alla fine del viaggio di cinque giorni in Colombia, sul volo di ritorno da Cartagena a Roma - dove lo aspetta la riunione periodica con i cardinali del consiglio del C-9 - il Papa risponde alle domande dei giornalisti sul volo, e commenta anche il piccolo incidente che gli ha procurato l'ultimo giorno un ematoma sulla guancia sinistra («Mi sono schierato per salutare i bambini e non ho visto il vetro, e… pum!»)

La Chiesa italiana ha espresso comprensione verso la politica del governo di stretta sulle partenze dalla Libia. È stato scritto di un suo incontro con il premier Gentiloni: avete parlato di questo? E che cosa pensa della politica di chiusura delle partenze, considerato che i migranti che restano in Libia vivono in condizioni disumane?
«Quello con Gentiloni è stato un incontro personale, è avvenuto prima di questo problema, e non su questo argomento. Sento comunque il dovere di esprimere gratitudine all’Italia e alla Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Accoglierli è un comandamento di Dio… Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria della prudenza. E dunque, primo: quanti posti hai. Secondo: non solo accoglierli, ma anche integrarli. Ho visto esempi in Italia di integrazioni bellissima. Quando sono andato all’università Roma Tre, mi è sembrato di riconoscere l’ultima dei quattro studenti che mi hanno fatto domande. Era venuta da Lesbo con me nell'aereo. Ha imparato la lingua, ha fatto l’equiparazione degli studi. Questo si chiama integrare. Tre: c'è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni in cui questi migranti vivono nel deserto, ho visto delle foto. Ho l’impressione che il governo italiano stia facendo di tutto in campo per risolvere anche problemi che non si potrebbe assumere. Allora: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria. Poi però c’è il nostro inconscio collettivo, che pensa: l'Africa va sfruttata. Bisogna capovolgere questo: Africa è amica e va aiutata».

Mentre siamo in volo passiamo vicino all'uragano Irma. Gli scienziati pensano che il riscaldamento degli oceani renda gli uragani più intensi. C'è una responsabilità morale dei leader politici che rifiutano di collaborare con le altre nazioni negando che questo cambiamento climatico sia opera dell'uomo?
«Chi nega questo deve chiederlo agli scienziati: loro parlano chiarissimo, sono precisi. L'altro giorno è uscita la notizia di quella nave russa che è andata dalla Norvegia al Giappone e ha attraversato il Polo Nord senza trovare ghiaccio. Da un'università hanno detto che abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro, al contrario ci saranno conseguenze terribili. Io non so se i tre anni sono veri, ma se non torniamo indietro, cadiamo giù! Il cambiamento climatico si vede nei suoi effetti, e tutti noi abbiamo una responsabilità morale nel prendere decisioni. Credo sia una cosa molto seria. Ciascuno ha la responsabilità morale e i politici hanno la loro. Che uno chieda agli scienziati e poi decida. La storia giudicherà sulle sue decisioni».

I cambiamenti climatici si fanno sentire anche in Italia, ci sono stati molti morti in questi giorni e tanti danni… Perché tarda una presa di coscienza da parte dei governi che invece sono solleciti in altri settori, penso ad esempio alla corsa agli armamenti della Corea?
«Mi viene in mente una frase dell'Antico Testamento: l'uomo è uno stupido, un testardo che non vede. È l'unico animale che cade due volte nella stessa buca. La superbia, la sufficienza… e poi c'è il “dio tasca”. Tante decisioni dipendono dai soldi. Oggi (ieri per chi legge, ndr) a Cartagena ho cominciato visitando una parte povera della città. Dall'altra c'è la parte la parte turistica, il lusso, e un lusso senza misure morali. Ma quelli che stanno di là non si accorgono di questo? Gli analisti sociopolitici non se ne rendono conto? Quando non si vuol vedere non si vede, si guarda da una parte sola. Sulla Corea del Nord: davvero non capisco il mondo della geopolitica, ma credo che lì vi sia una lotta di interessi che mi sfugge».

Ogni volta che incontra i giovani dice sempre loro: non vi fate rubare la speranza, il futuro. Il Presidente Donald Trump negli Usa ha abolito la legge dei dreamers, i “sognatori”, che fa perdere il futuro a 800mila ragazzi entrati illegalmente quando erano minori. Che cosa ne pensa?
R«Ho sentito dell'abolizione di questa legge, ma non conosco bene la situazione. Però staccare i giovani dalla famiglia non è una cosa che porta buoni frutti né per i giovani, né per la famiglia. Questa legge viene dall'esecutivo e non dal Parlamento: se è così, ho speranza che ci si ripensi un po'. Ho sentito parlare il presidente degli Stati Uniti, che si presenta come un pro-life. Se è un bravo pro-life, capisce l’importanza della famiglia e della vita: va difesa l'unità della famiglia. Quando i giovani si sentono sfruttati, alla fine, si sentono senza speranza. E chi gliela ruba? La droga, le altre dipendenze, il suicidio, a cui si può arrivare quando si viene staccati dalle proprie radici. Qualsiasi cosa che vada contro le radici ruba la speranza».

Nel viaggio ha parlato di Venezuela e ha pregato perché finisca violenza, a Bogotà ha visto alcuni vescovi venezuelani. La Santa Sede è impegnata nel dialogo ma il presidente Maduro usa parole violente contro i vescovi, e afferma invece di essere con Francesco.
«Credo che la Santa Sede abbia parlato in modo forte e chiaro. Quello che dice Maduro, lo spieghi lui. Io non so che cosa abbia in mente. La Santa Sede ha fatto tanto, ha inviato quel gruppo di lavoro composto dai quattro ex presidenti, un nunzio di primo livello; ha parlato con le persone e pubblicamente. Io tante volte all'Angelus ho parlato cercando sempre un'uscita, offrendo aiuto per uscire da questa situazione, ma sembra che la cosa sia molto difficile e ciò che è più doloroso è il problema umanitario: tanta gente che scappa o soffre. Dobbiamo aiutare a risolvere la situazione in ogni modo. Credo che l'Onu deve farsi sentire lì per aiutare».

È arrivato in Colombia in un Paese diviso tra quelli che accettano gli accordi di pace e quelli che non li accettano. Che cosa bisogna fare concretamente?
«Sono circa 54 anni di guerriglia, e lì si accumula molto odio, molte anime malate. La malattia non è colpevole, viene… Queste guerriglie e i paramilitari hanno fatto peccati brutti e hanno portato questa malattia dell'odio. Ma ci sono passi che danno speranza. L'ultimo è il cessate il fuoco dell'Esercito di Liberazione Nazionale. Ho percepito una voglia di andare avanti che va oltre i negoziati in atto, una forza spontanea. Lì c'è la voglia del popolo. Il popolo vuole respirare e dobbiamo aiutarlo con la vicinanza e la preghiera».

Santo Padre, lei ha parlato del primo passo, ha detto che per arrivare alla pace bisogna coinvolgere diversi attori. Pensa che il modello Colombia sia replicabile in altri conflitti?
«Coinvolgere altre persone: non è la prima volta che accade, lo si è fatto in tanti conflitti. È un modo sapienziale di andare avanti, è la saggezza di chiedere aiuto. Gli accordi politici aiutano e richiedono talvolta l'intervento dell'Onu per uscire da una crisi, ma un processo di pace andrà avanti soltanto se lo prende in mano il popolo».

La Colombia ha sofferto decenni di violenza per un conflitto armato e per il narcotraffico, e ora che non ci sono più le notizie sulla guerra, la corruzione è diventata più visibile. I corrotti vanno scomunicati?
«Il corrotto può ottenere il perdono? Me lo domando, e quando avvenne un fatto in una provincia dell'Argentina, la violenza e l'abuso su una ragazzina che ha visto implicati poteri politici, ho scritto un piccolo libro intitolato “Peccato e corruzione”. Siamo tutti peccatori, e sappiamo che il Signore è vicino a noi e non si stanca di perdonarci. Ma il peccatore chiede perdono, mentre il corrotto si stanca di chiedere perdono e si dimentica di come si chiede perdono: è in uno stato di insensibilità di fronte ai valori, allo sfruttamento della persona. È molto difficile aiutare un corrotto, ma Dio può farlo».

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