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Consip, regolari le intercettazioni della Procura di Roma

Tribunale del Riesame

Consip, regolari le intercettazioni della Procura di Roma

L'arresto di Alfredo Romeo è stato «corretto». Lo dice il Tribunale del Riesame, nelle motivazioni con cui ha stabilito la revoca della misura cautelare per l'imprenditore travolto dall'inchiesta Consip. Il collegio è stato chiamato a decidere dopo la pronuncia della Corte di cassazione, che in sede cautelare aveva messo in dubbio la regolarità dei sistemi di intercettazione col sistema dei Trojan, i cosiddetti captatori di intercettazioni informatiche.

Intercettazioni
Secondo il Riesame sono regolari le intercettazioni utilizzate dalla Procura di Roma per supportare la richiesta d'arresto. Scrive il collegio: «Vanno distinte le intercettazioni ambientali effettuate in Roma nel periodo 3 agosto-29 novembre 2016, seguite tramite le tradizionali microspie, e che il pm ha collocato a sostegno della propria richiesta, dalle intercettazioni avvenute con l'utilizzo del captatore informatico» svolte dalla Procura di Napoli e non utilizzate nel provvedimento d'arresto.

Manoscritti
«Sotto il profilo indiziario, i manoscritti oggetto di analisi appaiono riconducibili alla grafia dell'odierno indagato». Il Riesame contesta nelle sue motivazioni quanto stabilito dalla Corte di cassazione, la quale, nel suo provvedimento, aveva affermato che nell'ordinanza d'arresto impugnata non c'era stata una «puntuale risposta ai rilievi critici della difesa circa l'affidabilità scientifica della consulenza tecnica del pubblico ministero». Secondo il Riesame, invece, i «rilievi» del consulente difensivo «appaiono generici».

Esigenze cautelari
Il Riesame conclude che per Romeo c'erano le esigenze cautelari al momento dell'arresto, ma allo stato sono venute meno. Nel provvedimento si legge che «annulla l'ordinanza impugnata per mancanza di attuali esigenze cautelari».
Salta l'interrogatorio del maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto, l'investigatore ex del Noe indagato per aver “manipolato” una informativa investigativa col presunto scopo di “incastrare” Tiziano Renzi a presunti rapporti illeciti con l'imprenditore Alfredo Romeo. Scafarto è anche destinatario di un nuovo avviso di garanzia per rivelazione del segreto: avrebbe passato informazioni riservate su Tiziano Renzi a un giornalista de La Verità, Giacomo Amadori.

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