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Juve in ginocchio a Barcellona, la Roma pareggia in casa. Grande…

CONTROPIEDE

Juve in ginocchio a Barcellona, la Roma pareggia in casa. Grande assente il gioco

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

Le partite di inizio stagione sono spesso bugiarde, e almeno questa può essere una consolazione per la Juventus. Che a Barcellona incassa una sconfitta (3-0) pesante soprattutto dal punto di vista psicologico, perché nelle intenzioni Allegri e Buffon erano convinti di andare in Spagna per giocarsi la partita. In effetti i primi 40 minuti potevano giustificare l'ambizione bianconera, visto che almeno fino al primo gol di Messi (al 45esimo) le due squadre si erano più o meno equivalse.

Tuttavia, alla lunga, si è visto che la convinzione più volte ribadita da Allegri anche a proposito della nostra Nazionale (“non è importante giocare bene”) finisce per trovare i propri limiti quando si incontrano squadre dotate di una maggiore qualità. Puntare sulla forza dei singoli, e non sul gioco, diventa un grosso problema quando si hanno assenze importanti (come Chiellini e Kedira) e quando i giocatori avversari sono migliori dei tuoi. Rakitic e ancora Messi hanno scavato un divario che punisce la Juventus, che in verità ha dovuto anche fare i conti con l'assenza “di fatto” di Higuain, presente in campo con una maglia vuota. Più che giocare male l'attaccante argentino non ha giocato, e questo ha complicato ulteriormente i piani dell'allenatore.

La sconfitta dovrebbe a rigor di logica portare i bianconeri al secondo posto finale nel girone, dando per scontato che non batta il Barcellona 4-0 a Torino nella partita di ritorno, e dando altrettanto per scontato che Sporting Lisbona e Olimpiakos perdano sempre con entrambe le squadre che si contendono il primato del girone.

Torno ancora una volta sul tema del gioco, che in Italia sembra spesso un inutile accessorio: avere idee chiare da un punto di vista tecnico e tattico consente di ottenere risultati migliori, di contrastare in modo valido avversari più forti, di avere soluzioni non improvvisate quando le cose si complicano. Fare a spallate, cosa che alla Juventus riesce benissimo in Italia da parecchi anni, non serve in Europa a questi livelli. E non può illudere il risultato positivo dello scorso anno, con il Barcellona eliminato ai quarti proprio dalla Juventus: in quel momento, infatti, i catalani stavano attraversando il momento peggiore dell'anno.

Secondo problema, tutt'altro che trascurabile, la Vecchia Signora quest'anno deve per forza ricostruire i meccanismi difensivi. La partenza di Bonucci ha messo fine alle garanzie di un meccanismo rodato nel tempo, e l'infortunio di Chiellini non ha certo aiutato da questo punto di vista. Se poi consideriamo l'età non proprio verdissima di Buffon e Barzagli è facile intuire come Allegri debba lavorare con molta attenzione proprio in questo reparto. Che dall'inizio della stagione ha mostrato limiti evidenti dopo la scorsa annata giocata con una specie di cassaforte davanti alla porta di Buffon, scardinata solo dal Real Madrid nella finale di Champions.

In sintesi, una sconfitta che non pregiudica il cammino dei bianconeri verso gli ottavi, ma che senza dubbio segnala un momento difficile degli uomini di Allegri pur tenendo conto delle assenze e del fatto che siamo solo all'inizio della stagione. L'errore più grande sarebbe quello, come ho già sentito dire a qualche commentatore, di credere che l'unico problema sia stato la presenza di Messi dall'altra parte del campo. O, come ha detto Allegri in conferenza stampa dopo la partita, che il risultato sia stato figlio di episodi sfavorevoli. Un'interpretazione che rischia di coprire i reali problemi, rendendo più difficile trovare una soluzione.

Per la Roma il debutto in Champions contro l'Atletico finisce a reti inviolate, con il portiere dei giallorossi migliore in campo. Anche qui il gioco vero è stato quello degli spagnoli, per cui tutto sommato si può parlare di un pareggio guadagnato e non di una vittoria buttata.

Torno a ricordare, ancora un volta, che il modo di giocare nel nostro campionato non è allenante per la Champions e in generale per le coppe europee. Continuare a basarsi sulla forza dei singoli abitua a non giocare, perché tanto prima o poi la si butta dentro contro le squadre più deboli. Peccato che poi, quando le avversarie sono più forti, il giochino si ritorca contro le nostre grandi o presunte tali. Da quando guardo partite di calcio ricordo una sola squadra in grado di fare quello che voleva: il Brasile del 1970, con gente come Pelè, Jairzinho, Rivelinho, Gerson e Tostao a ricoprire i cinque ruoli dell'attacco. Anche se, nei rispettivi club, giocavano tutti alla mezz'ala. Preferibilmente destra. Inutile aggiungere altro.

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