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Wall Street incorona la Ferrari: total return più alto del settore

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Wall Street incorona la Ferrari: total return più alto del settore

  • –Monica D'Ascenzo

Non accenna a spegnersi la febbre speculativa su Fca e l’apprezzamento del titolo Ferrari. La smentita di un’offerta cinese di Great Wall da parte del ceo Sergio Marchionne dal paddock della Ferrari a Monza non ha spento gli interessi per gli scenari futuri del gruppo fra ricerca di un partner per le attività core e scorporo per cessione di Magneti Marelli, Comau e Maserati/Alfa Romeo. Non sorprende, quindi, che nel confronto dei total return, vale a dire il rendimento complessivo come somma della rivalutazione del capitale e dell’incasso del dividendi divisa per l’investimento originale, nel settore automotive svetti in testa Ferrari, seguita da Fca. Non solo. Per quest’ultima sono diversi i fattori che, secondo alcuni analisti, potrebbero creare valore nel futuro. Secondo Goldman Sachs, ad esempio, sono tre i driver per la crescita del titolo, su cui ha ribadito una raccomandazione “buy” con target price a 25,9 euro per azione contro i 13,68 euro attuali: la generazione di un free cash flow di 7,5 miliardi di euro nei prossimi 18 mesi; lo spin-off di Magneti Marelli, Comau e eventualmente di Maserati/Alfa Romeo che viene valutato circa 12 miliardi di euro nel complesso; e infine l’interesse di player dell’industria automotive per il core business di Fca. La banca d’affari americana arriva a dire che oggi proprio il core business del gruppo, che genera l’80% dell’Ebit, può essere acquistato «essentially for free», considerato il valore delle attività che potrebbero essere scorporate. Intanto il titolo ha messo a segno un +128% da inizio anno.

Stessa performance a tre cifre per Ferrari (+112% in 12 mesi), che, dopo un massimo a 116,85 euro solo una settimana fa, viaggia a 92,045 euro per azione contro i 52 euro della quotazione dell’ottobre 2015. La casa automobilistica di Maranello è candidata, quest’anno, a essere fra le migliori, se non la migliore, per performance fra le società dello S&P 500. Anche se c’è chi pensa possa essere finito il trend di crescita del titolo, come gli analisti di Morgan Stanley, che hanno sottolineato come le cose siano cambiate. Secondo Morgan Stanley, che ha rivisto al ribasso il giudizio sul titolo, le azioni hanno corso troppo. Inoltre Ferrari dovrà ora affrontare la concorrenza di competitor come McLaren, Aston Martin e Lamborghini.

Da Francoforte, intanto, arrivano novità sul fronte industriale. Ferrari ha confermato i rumors generati dalle dichiarazioni del numero uno Sergio Marchionne che vedono la casa di Maranello impegnata in nuovi modelli. A margine della presentazione della Portofino, la casa ha spiegato su domanda diretta del Sole 24 Ore che un “Suv” è possibile secondo i canoni di Ferrari e magari potrebbe essere ibrido ma non certo elettrico o tanto meno a guida autonoma. Questo si traduce nella ricerca di un nuovo concetto di vettura in grado di abbinare funzionalità e sportività ma ad oggi non c’è ancora nulla di pronto o approvato. Passando all’elettrificazione di un futuro modello, Il primo step su cui si sta lavorando è l’ibridizzazione con un programma che punta alle performance. Altro punto dove sono arrivate risposte chiare è il capitolo guida semi autonoma. Il lavoro di sviluppo non si sta concentrando su tecnologie in grado di guidare in maniera autonoma l’auto (il piacere di guida resterà per sempre un punto fondamentale per i modelli di Maranello) ma su sistemi Adas che possono aiutare chi sta al volante, in particolar modo su modelli Granturismo GT come la Portofino. La nuova arrivata, attesa in Italia entro il primo trimestre 2018, sarà commercializzata a poco meno di 200.000 euro.

Per la Ferrari Portofino, invece, mancava soltanto il prezzo. Dopo il debutto sulla piazzetta di Portofino e la passerella in occasione dei festeggiamenti per i 70 anni della Ferrari, della nuova “scoperta” Ferrari restava da sapere quanto costava. Al Salone di Francoforte la Casa di Maranello ha annunciato che il prezzo per il mercato italiano è di 196 mila euro.

Che non sia ancora arrivato il momento di un pit stop, come scrivevano gli analisti di Morgan Stanley?

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