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La road map del Colle tra voto a marzo e “nodo” decreto elettorale

L'Analisi|l’analisi

La road map del Colle tra voto a marzo e “nodo” decreto elettorale

Nella tabella di marcia istituzionale che si sta delineando, ci sono alcune date cerchiate in rosso. Le prime sono a marzo, tra il 4 e il 18, segnate come possibili giorni per le elezioni nazionali. Le seconde sono a cavallo tra la fine dell’anno e la Befana, e riguardano lo scioglimento delle Camere. E poi c’è quella del 15 novembre: in sé è insignificante ma rappresenta la deadline, l’ultima stazione per presentare un decreto legge che armonizzi e renda coerenti le due leggi elettorali uscite dalle sentenze della Consulta. Già perché al Quirinale si continua a pensare – e a insistere – affinché venga trovato un minimo di coerenza tra i due sistemi per evitare un grande rischio: quello che dopo il voto, la legislatura precipiti nel caos di numerosi ricorsi.

Dubbi di incostituzionalità
Nel mondo dei costituzionalisti non sono pochi quelli che mettono all’indice un paio di punti di incongruenza dove si potrebbero incanalare i ricorsi con argomenti in parte condivisi dallo stesso capo dello Stato. Non è una novità che Sergio Mattarella sia preoccupato – e molto – di dover sciogliere le Camere e mandare alle urne con le attuali regole e per questo continua a sollecitare un intervento. Preoccupazioni di cui è pienamente al corrente Paolo Gentiloni e visto che ormai sono ridotte a zero le possibilità di una legge, con il premier si sta ragionando su un decreto legge che sembra ormai l’extrema ratio. Qual è il punto? Innanzitutto convincere Matteo Renzi costruendo un testo che non tocchi i passaggi clou come le liste bloccate o le soglie ma quelli più controversi e di “contorno”. Tra l’altro modificare i punti sostanziali della materia elettorale con un decreto solleva dubbi di incostituzionalità mentre ci si dovrebbe limitare a correggere i punti palesemente disfunzionali sul presupposto che - poi - i presidenti delle Camere inibiscano emendamenti fuori tema che più preoccupano i renziani. E anche l’argomento che le sentenze siano auto-applicative non vale, per esempio, sulla questione delle coalizioni – una delle norme controverse - visto che la legge del Senato rinvia a quella della Camera che però è stata cancellata dall’Italicum. O la normativa di chi subentra nel caso di dimissioni o morte di un senatore: la legge parla del secondo nel listino mentre con la sentenza del 2014 della Consulta sono tornate in vigore le preferenze (vedi anche articolo sotto).

Consultazione di giuristi
Ecco quindi che per queste – ed altre ragioni – al Quirinale si stanno mettendo in fila pareri di illustri giuristi per consentire un’ordinata fine della legislatura ma anche un ordinato nuovo inizio della prossima. E l’idea di un decreto legge “chirurgico” che eviti il rischio di futuro caos sta prendendo quota. In questa prospettiva, la data del 15 novembre diventa cruciale per arrivare al traguardo del voto a marzo. Ma soprattutto coincide con la fine del primo esame della legge di bilancio al Senato. Superato quello scoglio – ed è tutto da vedere – la manovra economica passerebbe alla Camera, quindi a uno step meno insidioso in termini politici e di numeri. Si creerebbe, allora, la finestra temporale giusta per portare in Parlamento un decreto e convertirlo per uno scioglimento delle Camere entro metà gennaio e un voto a marzo.
Insomma, se pure la road map è delineata, resta un forte elemento di discussione istituzionale su un decreto che riesca a disinnescare le mine sulla prossima legislatura.

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