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Cambiano le agenzie fiscali: autonomia, controlli meno invasivi meno…

in arrivo il nuovo comparto

Cambiano le agenzie fiscali: autonomia, controlli meno invasivi meno adempimenti

(Agf)
(Agf)

Per la riforma delle agenzie fiscali il governo è pronto a giocare sul filo di lana del fine legislatura la carta della manovra di bilancio. E lo farà seguendo uno schema già collaudato nei mesi scorsi con successo utilizzando la manovra di primavera per incassare subito dal Parlamento il via libera all’addio degli studi di settore. La proposta di legge di riforma delle agenzie fiscali è pronta da tempo ed è quella che il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, Mauro Marino (Pd), incardinerà nei prossimi giorni per avviarne l’esame e portandolo avanti in parallelo con i lavori della vicina commissione Bilancio sui provvedimenti di finanza pubblica di fine anno (Dl fiscale collegato e legge di bilancio), per poi farlo salire con un emendamento in corsa su uno dei due ultimi provvedimenti della legislatura.

Il disegno di legge (As n. 2837) messo a punto dallo stesso presidente della commissione Marino e dal capogruppo di Articolo 1, Maria Cecilia Guerra, interviene direttamente sui decreti che oggi regolano e disciplinano le agenzie fiscali così da renderle operative già a partire dal 1° gennaio 2018, una volta approvate dalle due Camere. Dunque nessuna nuova delega ma misure da hoc finalizzate a potenziare l’autonomia e l’efficienza delle agenzie fiscali. Con un duplice obiettivo: rispondere alle osservazioni e alle indicazioni formulate nei mesi scorsi dall’Ocse e dal Fondo monetario internazionale e soprattutto garantire l’effettività del gettito erariale, nonché l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari e il dialogo con i contribuenti.

Autonomia operativa delle agenzie
Tra le novità di maggior rilievo della proposta “Marino-Guerra” spicca l’autonomia regolamentare. Con il nuovo articolo 71 del Dlgs 300/99 per i lavoratori dell’amministrazione finanziaria verrebbe previsto espressamente l’arrivo di un «ulteriore specifico comparto di contrattazione dedicato alle agenzie fiscali». Saranno poi le agenzie a definire la contrattazione aziendale di secondo livello e a disciplinare con proprio regolamento il funzionamento e l’organizzazione della macchina fiscale.

Quest’ultimo sarebbe un passaggio chiave se venisse approvato definitivamente, soprattutto per far fronte alle forti criticità che hanno colpito in questi ultimi anni la gestione del personale delle agenzie fiscali. Dai concorsi bloccati ai diversi interventi legislativi susseguitesi negli anni che, scrive Marino, «hanno progressivamente eroso l’autonomia delle agenzie». Per arrivare alla decisione della Consulta del marzo 2015 che ha fatto decadere 800 funzionari a cui erano stati assegnati incarichi dirigenziali senza concorso.

Cosa cambia per i contribuenti
Sul fronte delle funzioni assegnate alle agenzie fiscali, la proposta di legge prevede che l’ammistrazione finanziaria dovrà proseguire nella riduzione dell’invasività dei controlli e dei connessi adempimenti secondo il principio del controllo amministrativo unico. Intanto per l’agenzia delle entrate sarà una settimana particolare: il 19 settembre la mobilitazione dei dipendenti indetta dalle cinque principali sigle sindacali del settore (Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa, Confsal Salfi e Flp) con un calendario molto articolato avrà il suo clou con una manifestazione unitaria a Via XX Settembre a Roma davanti al ministero dell’Economia. Poi entro venerdì prossimo il Mef dovrà dare il suo parere definitivo (ma sarà sufficiente anche il silenzio assenso) al piano di riorganizzazione interna della macchina fiscale presentata dal neo direttore Ernesto Maria Ruffini a fine luglio (si veda Il Sole 24 ore del 1° agosto scorso) con la nascita di due nuove divisioni, una per i «servizi» e una per i «contribuenti», in cui viene accentrata l’attività di assistenza, trasparenza e controllo in funzione delle esigenze di cittadini, famiglie, imprese e lavoratori autonomi.

Verso la legge di bilancio
Intanto non si ferma il lavoro del cantiere per la composizione della manovra di fine legislatura, a partire dal reperimento della dote per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Come anticipato su queste pagine le maggiori entrate necessarie a coprire i costi sulle assunzioni degli under 32 potrebbero arrivare invece, almeno in parte, da una riapertura della rottamazione delle cartelle di Equitalia ai soggetti che hanno ricevuto ruoli nei primi 4 mesi del 2017 e alle migliaia di contribuenti scartati per errori o per non aver rispettato vecchi piani di rateizzazione. Un’operazione ora stimata in circa 1,5 miliardi. Allo stato attuale il Governo sarebbe comunque chiamato a recuperare 15-16 miliardi (la manovra lorda si aggirerebbe tra i 23 e i 24 miliardi). Ma potrebbe lievitare ulteriormente. Dalla spending review, al momento, dovrebbero arrivare quasi due miliardi (uno dei quali direttamente a carico dei ministeri). Da sciogliere poi il nodo delle tax expenditures: i tecnici starebbero ipotizzando una revisione soft (non oltre i 500 milioni) ma il Pd frena. Mentre martedì ci sarà il tavolo sugli interventi di Industria 4.0 che attualmente dovrebbe impegnare non meno di 2 miliardi (si veda Il Sole del 15 settembre scorso).

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