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Singapore, disastro Ferrari. Tutti assolti e delusi, a parte…

FORMULA UNO

Singapore, disastro Ferrari. Tutti assolti e delusi, a parte Hamilton

Partenza perfetta, ritmo gara ineccepibile, si è tenuto alla larga dai guai, partiva quinto ed è andato a vincere. No, non c'è più da tempo Alain Prost, ma il pilota numero quarantaquattro è una sorta di nuovo “professore” - comunque veloce, calcolatore e personaggio allo stesso tempo - che, di riffa o di raffa, è ormai arrivato a quota 60 gran premi vinti in carriera. Partiva quinto Hamilton e oggi anziché rincorrere Vettel, in pole, lo ha asfaltato. Perché il ferrarista, che poteva recuperare il divario negativo, all'epoca sottilissimo, ottenuto dopo Monza, oggi sembrava favorito a tornare leader del mondiale. Ma un grosso problema in un'umida e maledetta partenza, come non se vedeva da tempo, ha messo fino a ogni sogno in rosso: Vettel parte non troppo bene e, nel tentativo di difendersi da Verstappen, fa anche tamponare l'olandese da Raikkonen appena prima che Kimi “rimbalzasse” sul suo fianco sinistro.

Un groviglio di milioni di euro e sterline spesi per stupende monoposto ibride da Ferrari e Red Bull va quindi allo sfascia carrozze, favorendo tutti quelli che erano dietro. Il concorso di colpa di questa brutta storia sarà oggetto di discussione per lungo tempo: va per la maggiore la teoria della colpa di Verstappen che ha inizialmente “chiuso” la traiettoria a Raikkonen, ma lo stesso Vettel comunque non si può negare che abbia precedentemente ostacolato l'ambizioso figlio d'arte, dando origine alla carambola: in partenza infatti si è allargato così tanto da costringere la Red Bull in un “sandwich” che doveva essere evitato. La monoposto senza controllo di Raikkonen, inoltre, alla prima chicane ha coinvolto un incolpevole Alonso che, scattando ottavo, aveva appena dato vita a una delle partenze migliori del 2017.

Un pasticcio cotto e servito caldissimo a una Mercedes oggi indubbiamente in difficoltà fino alla griglia di partenza visto che entrambi i piloti figuravano in terza fila. Ma dopo aver escluso quattro auto in quell'evento, tutto il resto conta poco. A parte il fatto di aver visto un Hamilton senza i rivali veri eccetto Ricciardo che, già distinto ieri in qualifica con un bel terzo posto, riesce comunque a terminare la gara al secondo posto senza farsi mai “prendere” da Bottas, ultimo sul podio e a sua volte capace di resistere a Sainz e Perez, in gran spolvero nella seconda metà di gara.

La gara, brutta e un po' bagnata da “protocollo” nelle peggiori giornate per un circuito cittadino asiatico, comunque non è finita lì: come spesso accade, a Singapore certi piloti, in buona parte dei casi appartenenti al gruppo dei “meno meritevoli” ad avere un sedile ufficiale e, nella fattispecie di oggi, un russo al secolo noto come Kvyat, al giro 11 va contro il muro da solo e costringe la direzione gara ad una safety car. La seconda dopo il grande caos iniziale ma nemmeno l'ultima, visto che al giro 37 Ericsson da il peggio di se con un testacoda in rettilineo e costringe a cinque giri nuovamente ad andatura controllata. E da lì in poi solo 11 giri fino al termine massimo delle due ore perchè, anche oggi, Singapore non è riuscita a far disputare tutti i 61 giri previsti. 11 tornate conclusive in cui al vertice non è successo più niente e le telecamere della regia si sono dovute interessare sopratutto ai duelli delle posizioni a punti più “centrali”, dove il quarto e il quinto sono stati in discussione a lungo fra Perez e Sainz e, più indietro, fra Palmer e Vandoorne. Fuori dalle posizioni più nobili Stroll, subito dietro all'ottavo posto ma a 11 secondi sul traguardo da una McLaren: va bene che la Williams è delusa dalla stagione 2017, una delle peggiori di sempre, ma in una giornata del genere ci si aspettava di più anche dal giovane canadese che, in fin dei conti, ha messo dietro “solo” Grosjean e Ocon. A favore del giovane multimilionario, comunque, la soddisfazione di aver dato paga di tre secondi all'altra Force India e cinque a Massa, undicesimo e ultimo dei piloti a pieni giri.

Senza giri di parole, insomma, la chiave di lettura di questa gara è la conquista di un vantaggio pieno di punti da parte di Hamilton, che ne ha presi il massimo possibile, contro Vettel, nemmeno uno. Ora il gap è di 28 punti e questa gara se la ricorderà a lungo, anzi, per sempre: i più menagrami pensano già che abbia perso il mondiale piloti, che il gap sia ormai insanabile. Ad alcuni altri, poi, fa rabbia che l'incidente non è stato giudicato sanzionabile: nessuno ha avuto penalità ma il ferrarista davanti poteva evitare forse di allargarsi troppo, anche se ne aveva pienamente diritto. Ci sarebbe molto da discutere poi sulla concitata partenza di Raikkonen. Non era per lui la partenza della vita ma, bisogna ammetterlo, se non fosse stato così aggressivo, cosa che fa raramente, la storia di oggi probabilmente sarebbe del tutto diversa. Si parla di rientro di Kubica, probabilmente a danno di un Massa quasi “decotto”: ma Felipe, nel ruolo di pilota numero due, un guaio del genere a un Vettel in lotta del mondiale forse non lo avrebbe mai combinato.

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