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Tabacchi, un miliardo in “fumo” per le casse dello Stato

CENTRO STUDI DELLA LUISS

Tabacchi, un miliardo in “fumo” per le casse dello Stato

Un miliardo “in fumo” per le casse dell'Erario. Non è solo un gioco di parole ma è quello che potrebbe realmente accadere alla fine del 2017 con le entrate dalle tasse sui tabacchi in calo di un miliardo di euro rispetto alle previsioni della legge di bilancio 2016. A lanciare l'allarme è il Centro Studi Casmef dell’Università Luiss Guido Carli, sulla base delle stime del Governo per l'anno 2017 presentate nel documento di assestamento di bilancio già approvato da Palazzo Madama.

Il rapporto del Centro Studi Casmef (Luiss)
Con lo studio presentato ieri alla Luiss «Le riforme del mercato del tabacco in Italia e in Grecia: verso un calendario fiscale», e curato dai professori Marco Spallone, Stefano Marzioni e Alessandro Pandimiglio del Centro Studi Casmef dell’Università Luiss Guido Carli, realizzato con il contributo di British American Tobacco (Bat) Italia, emerge chiaramente come sulla tassazione dei prodotti da fumo sia quanto mai necessario un vero e proprio “Calendario fiscale delle accise”. «Per Marco Spallone, vicedirettore del Casmef, la riforma del 2015 ha garantito almeno inizialmente la stabilità del sistema, seppure entro certi limiti, fino al momento in cui gli interventi discrezionali sono stati improntati alla moderazione, all'equilibrio e alla gradualità».

Interventi spot nel mirino
Dito puntato allora sugli interventi spot e dettati da esigenze di cassa, come quello dell'ultima manovra correttiva di primavera. «L’inasprimento del carico fiscale posto in essere nel giugno 2017 – ha aggiunto Spallone - è avvenuto in modo drastico e repentino, con una perdita di gettito già nel primo mese di applicazione (luglio 2017), rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, del 2,2% (ovvero, -21 milioni di euro). E nel periodo gennaio-luglio 2017 il calo è stato del 2,3%, con -146 milioni di euro di entrate rispetto al primo semestre 2016, secondo il bollettino delle entrate del Mef aggiornato a luglio».

La certezza delle regole
Anche il mercato del tabacco chiede maggiore certezza delle regole che vorrebbe dire anche certezza del gettito per le stesse casse dell'Erario. Di qui la necessità, per il Centro studi della Luiss, di ridurre la discrezionalità degli interventi. E, implementando regole certe, almeno per il medio termine, definendo un vero e proprio “Calendario fiscale delle accise”. Dalla valutazione di impatto regolatorio effettuata dal Centro studi Casmef emerge che, nonostante un buon impianto di base, la riforma del 2015 si è infatti, per altri aspetti, rivelata carente: eccessivi spazi di discrezionalità lasciati all'Amministrazione competente hanno determinato imprevedibilità e incertezza di medio periodo circa le politiche fiscali, spingendo i diversi produttori a esercitare forti pressioni per la tutela dei propri interessi economici e mettendo in pericolo la stabilità del gettito. I primi mesi del 2017, infatti, sono stati caratterizzati nel nostro Paese da una grande incertezza che ha comportato ritardi nell'adeguamento dei parametri e conseguente perdita di gettito.

Conzonato (Bat Italia): l’incertezza giuridica scoraggia gli investitori
Per Andrea Conzonato, presidente e AD di Bat Italia «un calendario fiscale delle accise, prima ancora che uno strumento utile, è un principio di civiltà giuridica» Il rischio è quello di una fuga degli investitori e della poca attrattività del Belpaese: «Oggi i grandi investitori internazionali - ha precisato Conzonato - sono alla ricerca di luoghi stabili in cui effettuare investimenti. L’eccessiva burocrazia, una giustizia troppo lenta, infrastrutture spesso carenti ma, soprattutto, l’incertezza giuridica e regolatoria, rendono l'Italia un posto meno appetibile per i grandi investimenti».

La stangata di primavera
Per mere esigenze di cassa e di correzione dei conti pubblici, l’intervento posto del Governo effettuato lo scorso giugno del 2017 ha prodotto un aumento del carico fiscale drastico e non graduale, soprattutto sulle sigarette delle fasce di prezzo più basse (attraverso l’innalzamento dell’aliquota di base dal 58,7% al 59,1%, l’aumento della componente specifica di mezzo punto percentuale portata al 10,5% e l’innalzamento dell’onere fiscale minimo, portato a 175,54 euro/kg). Secondo gli studiosi della Luiss, dunque, le decisioni sulla fiscalità del tabacco prese in condizioni di urgenza, appaiono sbilanciate a discapito delle fasce di prezzo più basse. Inoltre non sono stati previsti aggiustamenti in corso d’opera sulla base dell’effettivo andamento del mercato a seguito della riforma, ma solo legati all’adeguamento automatico del Prezzo medio ponderato (Pmp). L’effetto diretto potrebbe essere, e i numeri sul gettito sembrano confermarlo, quello di un ritorno all’illegalità e alle “bionde” di contrabbando.

Possibile soluzione: un calendario fiscale delle accise
Una possibile soluzione per ridurre i margini di incertezza, garantire la certezza delle entrate per lo Stato e ancorare le aspettative degli operatori ad un parametro oggettivo per una reale sostenibilità del sistema – afferma il Casmef – potrebbe essere una pianificazione condivisa e il più possibile certa nel medio-lungo termine, ad esempio 5 anni. In sostanza un “calendario fiscale delle accise”, che includa trasformazioni graduali ed equilibrate e che faccia riferimento alla storia del settore in Italia e ad altre esperienze internazionali di successo. Interventi moderati e pianificati sul modello adottato in Germania. Nel 2010 il Governo tedesco ha previsto l’introduzione di un modello valido per i successivi cinque anni, secondo cui la crescita dell’accisa sarebbe stata costante e legata, almeno in parte, al tasso medio di inflazione calcolato su dieci anni. La pianificazione 2011-2015 ha portato ad un gettito complessivo superiore alle previsioni di ben 2,4 miliardi di euro. Non solo. Anche il contrasto al contrabbando di sigarette ha fatto registrare un calo di volumi (da 21,6 a 15,2 miliardi di sigarette) e in termini di incidenza sul mercato legale (passando dal 23% nel 2011 al 19% nel 2015).

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