Lifestyle

La Yamaha: «Rossi va ad Aragón per correre, medici…

MOTOGP

La Yamaha: «Rossi va ad Aragón per correre, medici permettendo»

«Parto per Aragón». Dopo soli 22 giorni dalla frattura di tibia e perone della gamba destra, il pilota di motogp Valentino Rossi ha sciolto la riserva. «Vado in Spagna», ha detto ai medici al termine di una seconda giornata di prove private sul circuito di Misano. E i medici gli hanno dato l’ok. Lo ha fatto sapere la Yamaha, spiegando che «dopo il check-up, l’italiano ha deciso di partire per Aragón per cercare di partecipare alla gara di questo fine settimana».

Scenderà in pista? Questo ancora non si sa: per essere dichiarato idoneo a partecipare al Gran premio di Aragón, 14esima prova del motomondiale 2017 in programma da venerdì a domenica, Valentino dovrà completare con successo un controllo fisico obbligatorio da parte del Chief Medical Officer. Ma lui non ha dubbi e si dichiara pronto a risalire in sella alla sua M1 per le prime libere di venerdì. Sarà un altro recupero record di uno sportivo da un infortunio. L’ennesimo nel mondo dei motori, ma non solo in quello. In caso contrario Van der Mark, che la Yamaha ha chiamato ad Aragón dalla Superbike, si alzerà dalla panchina per raccogliere il pesantissimo testimone.

Valentino Rossi torna in pista a Misano

Le parole di Valentino
Felice, ovviamente, Rossi: «Alla fine ho deciso di partire per Aragon e cercherò di guidare la mia M1 questo weekend. Se sarò dichiarato idoneo a correre, avrò la vera risposta dopo la prima sessione di libere, perché guidare la M1 sarà una sfida molto più grande. Ieri sono riuscito a completare 20 giri e trovare le risposte che stavo cercando. Alla fine il test è stato positivo. Dopo la prova ho avuto un po’ di dolore, ma stamani ho avuto un controllo medico, ed è venuto fuori un risultato positivo. Ci vediamo ad Aragón», le sue parole sul sito della Yamaha.

Recupero lampo
Si tratterebbe del secondo recupero lampo da un infortunio per Valentino, che due giorni fa - a 18 giorni dalla caduta con una moto da enduro - aveva effettuato un primo test girando sul circuito di Misano con una Yamaha R1 stradale. La pioggia, però, l’aveva costretto a rientrare dopo soli quattro giri. Ieri il nuovo test. Nelle 20 tornate sulla pista intitolata a Marco Simoncelli il pilota di Tavullia ha avuto sensazioni confortanti e positive sulla sua condizione. Impressioni confermate e avvalorate stamattina dal professor Raffaele Pascarella, il medico che l’ha operato lo scorso 1° settembre all’ospedale le Torrette di Ancona e che, subito dopo l’intervento, aveva pronosticato per Rossi una permanenza di tre-quattro giorni in ospedale e 30-40 giorni di convalescenza. «I tempi di recupero dopo un infortunio simile - aveva detto Pascarella - sono questi». Per una persona normale, evidentemente, non invece per un campione delle due ruote e dello sport in generale: atleti non comuni, prodigiosi. A qualsiasi età. Lo dimostrano tanti, tantissimi precedenti sia nelle moto sia in altri sport.

I precedenti più significativi
Difficile, se non impossibile, elencarli tutti. Tra i più famosi c'è quello di Franco Baresi. Durante i Mondiali di calcio del 1994 negli Usa il difensore italiano si infortunò al menisco nella partita contro la Norvegia. Aveva già 34 anni, eppure fece il miracolo rientrando per la finale contro il Brasile soltanto 25 giorni dopo il ko. Giocò bene, ma forse anche a causa dei crampi sbagliò uno dei calci di rigore che decisero la finale.

In quella finale sbagliò un rigore anche Roberto Baggio, altro esempio di “anziano” dal ritorno veloce dopo un infortunio. A 35 anni si infortunò con il Brescia in Coppa Italia: rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco esterno del ginocchio sinistro. Un infortunio da almeno sei mesi di stop. E invece il Codino tornò in campo dopo soli 76 giorni segnando due gol alla “sua” Fiorentina.

Se Baresi e Baggio sfiorarono soltanto quel sogno mondiale, a realizzarlo - proprio dopo un grave infortunio - è stato invece un altro campionissimo del pallone, l’ex capitano della Roma Francesco Totti. Operato il 19 febbraio 2006 per una frattura al perone, a giugno tornò in campo con gli azzurri, vincendo il mondiale di Germania.

Storie straordinarie, ma che sulle due e sulle quattro ruote diventano di ordinaria quotidianità. Il mondo dei motori è in cima all’ipotetica classifica dei recuperi da record. Proprio a cominciare da Valentino Rossi. Che già nel 2010 tornò in sella alla sua Yamaha dopo soli 41 giorni da un intervento chirurgico per la riduzione di una frattura scomposta di tibia e perone (alla stessa gamba destra, infortunio appena più grave di quest’ultimo).

Ci mise 41 giorni anche Niki Lauda, nel 1976, per tornare al volante dopo il gravissimo incidente del 1° agosto al Nurburgring (Germania). Il pilota austriaco perse poi quel mondiale a beneficio di James Hunt, dando comunque un’idea precisa di che pasta siano fatti i campioni.

Come Jorge Lorenzo, ora in forza alla Ducati motogp, che nel 2013 volle correre a tutti i costi ad Assen pur essendosi rotto la clavicola sinistra nelle prove libere del giovedì. Volò a Barcellona lo stesso giorno per essere operato nelle prime ore del venerdì mattina e poi, con una placca di titanio e otto viti nella clavicola, tornò in pista in Olanda nel pomeriggio. Dopo aver superato i test di idoneità il sabato mattina, corse la domenica centrando il quinto posto. Disse: «Questo quinto posto è meglio di qualsiasi vittoria mai ottenuta nella mia carriera».

L’anno prima, a Indianapolis, era stato il turno di Casey Stoner. Il pilota australiano cadde in qualifica procurandosi piccole fratture alla caviglia destra, un’altra al di sotto della tibia e la lesione dei tessuti intorno alla caviglia oltre a contusioni varie. Però volle correre, e corse. Arrivò quarto, ma poi subì un intervento chirurgico che lo tenne fuori per tre gare. Ancora oggi gli addetti ai lavori si domandano come abbia fatto.

E che dire di Colin Edwards? Nel 2011 cadde durante il primo giorno di prove libere del gran premio di Catalunya e si ruppe la clavicola destra. Operato a Barcellona il giorno dopo (un disco e sette viti inserite nella spalla), tornò la domenica al circuito con l'intenzione di correre ma i medici glielo impedirono. Edwards ci riprovò la settimana successiva a Silverstone: ricevette l’idoneità e dopo aver chiuso le qualifiche con un ottavo posto conquistò il podio sul bagnato, a soli 9 giorni dall’incidente.

La forza dei piloti
Storie che dimostrano la straordinarietà dei piloti. Loro correrebbero sempre, in qualunque condizione fisica. A valutarne l’idoneità dopo un infortunio sono però i medici. Lo sa bene Cal Crutchlow che nel 2012, al Gp di Silverstone, tentò di far passare una caviglia fratturata per una semplice distorsione. Fu scoperto, ma riuscì a superare senza una piega il duro test fisico impostogli dalla commissione medica e gli fu permesso di competere. E lo sa bene anche Loris Capirossi. L’ex pilota della Ducati ricorda che ad Assen, nel 2000, aveva fatto la pole position, ma al mattino, nel warm up, era caduto e si era rotto la mano sinistra. «Tre fratture scomposte», racconta Capirossi alla Gazzetta dello Sport: «Il dottor Claudio Costa della Clinica mobile le mise a posto. Il problema è stato che, per regolamento, sono passato dai dottori olandesi, quelli del circuito. E uno di loro, come controllo, mi ha stretto la mano chiedendomi come stavo. Un male cane. Ma ho risposto “bene, bene” e mi hanno dato l’ok. Sono tornato dal dottor Costa e lui me l’ha rimessa a posto per la seconda volta. Ho corso e sono arrivato sul podio. Terzo. Ecco, lo auguro anche a Vale. Certo, in gara ho patito un dolore terribile. Ma la soddisfazione è stata incredibile. Poi, il giorno dopo, è stato molto peggio. E questo spero che Vale non lo legga».

© Riproduzione riservata