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Le ragazzacce con le borchie di Prada

milano / giorno 2

Le ragazzacce con le borchie di Prada

Nessun ossimoro cattura lo spirito profondo della moda come l’assunto che tutto cambia per non cambiare mai. Del mutamento costante come espressione di uno stile immutabile Miuccia Prada ha fatto la propria sigla inconfondibile, e lo show di ieri, ospitato negli spazi archelogico-industriali di via Fogazzaro, questa volta tappezzati per ogni dove di fumetti macroscopici ne è stata l’ennesima conferma.

A tutta prima, l’atmosfera è nuova. I ranghi rarefatti del mondo pradesco, popolato di lady squinternate e madamine eccentriche inclini ad esplorare ogni possibile perversione dell’eleganza, ma sempre e comunque borghesi e perbene, sono sparigliati e sparpagliati. Si respira un’aria dura, abrasiva, metropolitana. Delle dame in questione, infatti, nemmeno l’ombra: al loro posto arriva invece un plotone di ragazzacce con i capelli corti e le scarpe a punta, deliberatamente sgraziate e sfrontate, quasi strafottenti. Maschiacci? Forse, per usare il logoro cliché che la donna assertiva e irriverente la vuole mascolina.

Miuccia Prada le chiama tomboy e si affretta a commentare «purtroppo ancora oggi quando si parla di una donna svelta e intelligente, di una donna che si da di verso e fa, si tende a paragonarla ad un uomo». È un luogo comune, certo, ma così profondamente radicato nell’immaginario collettivo da non lasciar spazio ad altre interpretazioni o chiavi di lettura. Quella che si materializza in passerella è una idea pradesca di butch chic, espressa a perfezione dagli abitoni con la balza indossati sui pantaloni a sigaretta, e poi dalle giacche fuori taglia, come sottratte al guardaroba di lui, portate con atteggiamento di sfida, tirando su le maniche come a voler fare a pugni. Vengono in mente le ragazze interrotte dell’omonimo film, punk per debordante emozionalità più che per convincimento musicale. Indossano occhiali angolosi e una quantità di borchie, e sembrano fregarsene di tutto. Sono ragazze, si badi bene, non donne: l’età del consumatore di riferimento si abbassa, e il profluvio rockabilly di patch e di fumetti, dagli abiti alle borse, sembra pensato proprio per stimolare gli appetiti dei fatidici millennials. Miuccia Prada parla di individualità, personalizzazione, del mettere insieme pezzi e idee. Istiga ad essere forti e creative, a raccontare. Cita, più o meno apertamente, la Rei Kawakubo dei momenti più anarchici.

È uno stravolgimento totale della sua estetica? Nulla affatto. Tutto cambia per non cambiare. La logica dello stile come collage frenetico e ricerca dell’antigrazioso è la stessa di sempre. Gli angoli sono acuti e pungenti ma lo spirito permane.

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