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La svolta espressionista di Armani: in passerella a Milano orli corti e…

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La svolta espressionista di Armani: in passerella a Milano orli corti e tinte accese

Dalla passerella di Armani  e Tod's
Dalla passerella di Armani e Tod's

Sobrietà e rinuncia? Nemmeno per idea. Il momento è cupo, sconfortante, ma la moda - almeno quella milanese che stiamo vedendo in questi giorni in passerella - regisce con una inattesa vitalità, riscoprendo glamour, edonismo e colore. A sorpresa, è Giorgio Armani, il più misurato degli stilisti italiani, classicista indefesso per il quale il greige è una gamma infinita di toni e modi di essere, e l'idea che i vestiti possano urlare invece che sussurrare una vera eresia, a puntare sulle tinte accese ed espressive.

«Con quel che succede intorno, ho voluto mandare un messaggio forte e positivo» racconta, sintetico. La verve espressionista del nuovo Armani non è peró solo un affair di tavolozza. Sono anche le forme a cambiare, diventando compostamente civettuole, se non proprio iperfemminili, pur nel rispetto della purezza assoluta di tagli e linee. Gli orli si accorciano e si fanno danzanti, scoprendo completamente le gambe. Le giacche, percorse da dettagli in contrasto, si rimpiccioliscono. Cappelli e velette obreggiano la figura, mentre le stampe pittoriche si moltiplicano sulle superfici, dando ritmo e intrattenendo l'occhio. Naturalmente, non manca il cavallo di battaglia armaniano per antonomasia, ovvero il tailleur pantaloni. È grigio, nientemeno, ma ha una luminosità metallica che lo rende glamouroso.

Il colore gioioso e vitale per Etro non è una novità, ma parte stessa dell'identità del marchio, nato nel 1968, nel pieno della contestazione e dei suoi corollari di controcultura e psichedelia, e giunto quasi al cinquantesimo anno di vita. L'imminente compleanno, celebrato con uno show co-ed - uomo e donna - che vede per la prima volta collaborare i fratelli Kean e Veronica Etro, è l'occasione per esplorare l'essenza stessa di Etro, che poi è il paisley. Il tipico disegno a goccia, insieme aristocratico e bohemien, è il filo conduttore di un viaggio prevedibilmente indiano che parte nella purezza del bianco e termina nella frenesia del multicolor, descrivendo una visione giocosa e compiaciutamente ornamentale dell'eleganza.

Colore a profusione e jacquard animali da Krizia, dove il nuovo corso inizia a dare i suoi frutti, e poi pure da Sportmax, in una interpretazione leggera a scattante del vestire urbano.

Da Tod's l'ottimismo è un affair di ben vivere inequivocabilmente italiano, perchè è davvero difficile trovare altra nazione al mondo che sia fondata sul culto e il godimento delle cose belle fatte bene. La collezione, introdotta da un montaggio di spezzoni di film che celebrano l'edonismo nostrano, è ispirata alla rilassatezza di una vacanza caprese: le forme sono fluide e pulite, le tinte pacate, mentre i tocchi eccentrici si concentrano con discrezione negli accessori, come i mocassini completamente orlati di frange. Protagonista assoluta è la pelle, trattata come la più delicata delle sete persino per il completo pigiama.

Ottimismo puó anche fare il paio con sensualità, intesa come visione positiva del corpo. È questo il mantra di Paul Surridge, il cui debutto al timone creativo di Roberto Cavalli è sicuro e convincente. Modernista per pedigree, Surridge porta una sensibilità asciutta e metropolitana nella maison dell'eccesso, e lo scontro è illuminante perchè schiva il clichè della panterona mangiauomini come quello della femmina mascolina. Non un tacco in vista, la collezione è un succedersi di abiti atletici e tailoring pragmatico che sprizza salute e consapevolezza.

Con un colpo di teatro degno dell'età d'oro della moda italiana, a conclusione della giornata aperta da Armani sfila Versace, pacifico rivale di un tempo. In occasione del ventennale della scomparsa di Gianni, Donatella Versace immagina uno show-tributo, completo di supermodels, che è una riproposizione anastatica del meglio dell'archivio, dal barocco al neo-pop. L'operazione nostalgia commuove, ma turba: niente è uguale la seconda volta. Cambiano i corpi, cambiano le donne, cambiano le mode. Il ricordo è un tributo forse più efficace della riproposizione.

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