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Di Maio candidato premier M5S con quasi 31mila voti

candidato premier con 31mila voti

Di Maio candidato premier M5S con quasi 31mila voti

Prima un video celebrativo, poi Beppe Grillo dal palco di Italia 5 Stelle che ironizza sulla “suspence” per i risultati delle primarie (ovviamente assente) e la stampa che attacca i suoi “conti correnti”. Eccoli, gli esiti: su 37.442 votanti (pochissimi, rispetto ai 130mila iscritti certificati) 30.936 hanno scelto Luigi Di Maio candidato premier del M5S. Incoronato con il vecchio coro “onestà, onestà” e una pioggia di coriandoli tricolori. Le prime parole: «Sarà il governo della riscossa del Paese. Formeremo una squadra di governo di cui essere orgogliosi per la prima volta nella storia».

La “dimaionomics di governo”
Non c’è solo il reddito di cittadinanza, che i Cinque Stelle da Rimini continuano a definire una vera “manovra economica” nonostante i dubbi sulle coperture, capace di far ripartire la crescita. Se fosse finanziato a deficit, spiegherà domani il deputato Riccardo Fraccaro, fedelissimo di Luigi Di Maio, si riuscirebbe comunque a ridurre il rapporto debito/Pil nel medio periodo, perché i 15 miliardi inizialmente dati produrrebbero più di 15 miliardi di Pil. Nella “dimaionomics di governo” illustrata nei vari focus alla kermesse Italia 5 Stelle di Rimini un ruolo di primo piano è assegnato alla riforma delle banche, con la Banca pubblica degli investimenti e la separazione tra banche d’affari e banche commerciali («Per interrompere la spirale perversa della finanziarizzazione dell’economia», hanno spiegato i deputati Alessio Villarosa e Daniele Pesco), ma anche alla proposta di un pacchetto di semplificazioni amministrative e fiscali per le piccole e medie imprese e alla filosofia dello “Stato innovatore”.

Pmi: company box e il sogno Irap zero
Degli interventi per le Pmi ha parlato dal palco di Rimini l’astro nascente del M5S: Stefano Buffagni, consigliere regionale lombardo, accompagnatore di Di Maio a Cernobbio e in predicato di entrare nella squadra di governo, casella Sviluppo economico. Buffagni si è scagliato contro la “giungla” del fisco che soffoca cittadini e imprese: «I folli adempimenti costano ai nostri imprenditori 31 miliardi l’anno. Mentre le Pmi perdono in media dai 45 ai 190 giorni l’anno per le scartoffie del fisco. E bruciano 3 o 4 punti del loro fatturato per colpa della burocrazia». La proposta pentastellata passa per permettere alle Pmi che non redigono il bilancio ordinario di fare la contabilità di cassa, cosi da creare per ogni impresa la “company box” (un unico fascicolo in cui le imprese inseriscono tutti i documenti che poi le differenti pubbliche amministrazioni vanno a recuperare di volta in volta) e per l’abolizione progressiva dell’Irap al grido: “Una tassa sola per le imprese, non duecento”. E poi semplificazioni fiscali, meno scadenze, abolizione dello spesometro trimestrale e “di tutto ciò che ricorda gli studi di settore”.

Lo “Stato innovatore”: “Né liberisti né statalisti”
La traduzione economica della filosofia politica “né di destra né di sinistra” è l’abbraccio della visione dello “Stato innovatore”, di cui ha scritto a lungo una delle economiste più apprezzate in casa Cinque Stelle: Mariana Mazzucato. È stata la deputata Laura Castelli, ex tesoriera del gruppo alla Camera in corsa per la riconferma, a chiarire a Rimini: «Basta con la lotta tra gli statalisti e i liberisti. Il M5S nasce post ideologico e anche la nostra politica sugli investimenti supera questa fallimentare interpretazione. Vogliamo che si instauri un legame virtuoso tra Stato e mercato. Il pubblico deve credere e sostenere i settori del futuro. Solo così potrà dare coraggio alle grandi imprese, ai liberi professionisti e ai commercianti». Strumento è il “bilancio mission oriented” per favorire la transizione dell’economia verso l’innovazione tecnologica, il green, la cultura e il turismo.

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