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Legge elettorale e di bilancio, lo scontro Pd-Mdp e le mediazioni …

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Legge elettorale e di bilancio, lo scontro Pd-Mdp e le mediazioni di Gentiloni

Toccherà a Paolo Gentiloni sciogliere quell’intreccio rischioso tra legge elettorale e sessione di bilancio che vede contrapposti il Pd e il partito di Speranza e Bersani. Che succede? Che il nuovo patto sul Rosatellum è stato bocciato da Mdp che si sente tra le “vittime” delle nuove regole elettorali – fatte apposta da Renzi, dicono, per penalizzarci – e che la manovra può diventare il “luogo” dove scaricare le tensioni. I due treni, infatti, corrono in parallelo: alla Camera la riforma elettorale, al Senato la legge di stabilità. Ed è proprio una collisione quella che il premier dovrà evitare.

Oggi l’Esecutivo vara il Def ma già lunedì nella riunione tra Pisapia e Mdp verrà formalizzata la richiesta di un incontro a Gentiloni per portargli un pacchetto di proposte messe a punto dalla sinistra. Abolizione del super-ticket sanitario, investimenti per la riqualificazione del territorio, cancellazione della norma sui licenziamenti collettivi scritta nel Jobs act, fermare i continui scatti sull’età pensionabile: un nucleo compatto scritto sia per fare una battaglia parlamentare ma anche – o soprattutto – per connotare la nuova formazione su alcuni temi identitari. E Gentiloni qualcosa dovrà concedere. «Fossimo stati in tempi di Prima Repubblica, con una legge elettorale così punitiva per noi, che siamo ancora forza di maggioranza, la crisi di Governo ci sarebbe stata dopo 30 secondi», faceva notare Federico Fornaro, tra i senatori Mdp che si prepara alla battaglia a Palazzo Madama. Ma i toni non sono affatto ultimativi, anzi. Innanzitutto perché la relazione sullo scostamento del deficit - quella che richiede i 161 voti - verrà votata da Bersani e i suoi visto che sono previsti maggiori margini finanziari per il prossimo anno. Ma anche sulla legge di bilancio si punta al negoziato con Palazzo Chigi prima di alzare le barricate.

Del resto, il premier sa e vuole muoversi in un’ottica di coalizione, avendo ben presente che i conti si fanno soprattutto con i numeri. È successo così con il rinvio della legge sullo ius soli – a cui pure teneva molto - per placare il fronte di Alfano e adesso tocca “aprire” a un’altra forza di maggioranza su un terreno altrettanto politico come la legge di bilancio. E sa pure che Mdp ha una navigazione complicata fino alle prossime elezioni 2018: superare la soglia di sbarramento del 3% e oggi i sondaggi li danno appena sopra. C’è infatti una frangia del partito che punta alla rottura (D’Alema l’ha teorizzato) proprio per massimizzare i consensi anti-Renzi ma al momento resta minoritaria. Ecco, il premier deve dare una sponda all’area di Mdp-Pisapia più “governativa” per evitare la crisi.

Molto, però, dipenderà anche dal corso che prenderà la legge elettorale. Tra i bersaniani ora prevale l’idea che il Rosatellum non farà molta strada. La convinzione è che alla fine la legge verrà impallinata dagli stessi deputati del Pd - soprattutto del Nord - che temono di essere sconfitti nei collegi di Lombardia e Veneto dove la destra è data vincente. Una scommessa sul fallimento e sul ritorno al Consultellum che oggi sta tenendo la polemica sulla manovra nei toni della responsabilità. Ma se il nuovo patto elettorale dovesse andare avanti, allora per Gentiloni sarà tutto più complicato.

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