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Cambi di casacca, il Senato prova a mettere un freno

PARLAMENTO

Cambi di casacca, il Senato prova a mettere un freno

E dopo mezzo migliaio di cambi di casacca e la costituzione di gruppi parlamentari da parte di sigle sconosciute agli elettori e che non comparivano sulla scheda elettorale, in un Parlamento avviato verso la fine di legislatura si prova a mettere un freno al fenomeno delle “migrazioni” di deputati e senatori. Ne ha dato notizia l’altro giorno un membro del Comitato ristretto della Giunta per il Regolamento del Senato, Maurizio Buccarella del M5S. «Ci siamo trovati tutti d’accordo nel dire che ci dovrà essere una limitazione alla formazione dei gruppi» ha spiegato. L’idea è quella di permettere che si possano formare solo i gruppi delle forze politiche che si sono presentate alle elezioni «cioè quelli presenti in Parlamento dall’inizio della legislatura». Una proposta che circola da tempo anche alla Camera.

I GRUPPI ALLA CAMERA E AL SENATO
In neretto i gruppi nati nel corso della legislatura

La norma ovviamente non avrà effetto retroattivo. Se però, con una simulazione, si volesse applicare questo criterio all’attuale mappa parlamentare il risultato sarebbe sorprendente. Soprattutto al Senato: qui a non avere titolo sarebbe la metà dei gruppi, quelli nati solo dopo l’inizio della legislatura. Basta dare uno sguardo all’emiciclio per capire: a sinistra, per esempio, è comparsa Artcolo 1-Mdp, il movimento nato solo lo scorso 25 febbraio per la scissione dal Partito democratico della componente di sinistra del Pd capitanata da Pier Luigi Bersani.

Ma lo stesso vale per il centro. Qui è “spuntata” Ncd (ora Alternativa popolare) dopo che Angelino Alfano lasciò il Popolo della libertà per salvare il Governo Letta nel 2013. E, a essere puntigliosi, anche Forza Italia non compariva sulla scheda elettorale delle ultime elezioni politiche perché al tempo esisteva ancora il Pdl. A Palazzo Madama c’è un’altra sigla sconosciuta alla maggior parte degli elettori, Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, la formazione di Denis Verdini , l’ex coordinatore del Popolo della libertà che se si applicassero le nuove regole non potrebbe esistere.

Alla Camera la geografia dei gruppi è diventata, dopo 1.600 giorni di legislatura, indecifrabile. Tanto che appena quattro componenti (tralasciando i sottogruppi all’interno del Misto) sono chiaramente riconducibili a liste presenti alle elezioni: Pd, M5S, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Qui l’anomalia è doppia: perché di dieci gruppi parlamentari solo cinque (la metà) rispettano il requisito dei venti deputati come consistenza minima (articolo 14 del regolamento). Per tutti quelli sotto la soglia è stata applicata una deroga.

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