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Bulgari inaugura un nuovo hotel a Pechino. Prossima tappa, Shanghai

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ospitalità di lusso

Bulgari inaugura un nuovo hotel a Pechino. Prossima tappa, Shanghai

Jean-Christophe Babin, amministratore delegato di Bulgari, è più rilassato dello chef Niko Romito, che si aggira quasi in trance nella hall del primo Bulgari Hotel della Cina. La sua cena inaugurale per 250 vip deve essere perfetta: il primo piatto, pasta con scampi e seppie, punta a sedurre commensali come Shu Qi, una delle attrici più conosciute e amate della Cina. Apre nel segno della cucina italiana, a Pechino, l’Hotel Bulgari, tra i brand del lusso più conosciuti e ambiti in Asia e in Cina in particolare, dove negli ultimi sei anni, in controtendenza rispetto a molti altri marchi di alta gamma, le vendite hanno continuato a crescere. La prossima tappa, nel 2018, sarà sul Bund di Shanghai, con vista sul financial district, sul fiume e sugli edifici storici della metropoli.

Dalle boutique di gioielli all’ospitalità il passo non è scontato. In Cina, poi, i rischi si moltiplicano, ma Babin è sicuro della scelta: «In Cina si sta sviluppando molto velocemente un nuovo tipo di sensibilità, che invoglia e spinge le persone a scegliere un’esperienza, per definizione intangibile, che può costare come un gioiello. A differenza di un oggetto, l’accoglienza di lusso in un contesto rilassato si trasforma in un bellissimo ricordo che può restare nell’anima per sempre».

La scommessa della maison Bulgari con gli hotel di Pechino e Shanghai è proprio sui rapidi cambiamenti sociali della Cina e dei suoi abitanti. «I cinesi, lo si vede anche dai turisti che visitano l’Europa, sono molto più attenti e indipendenti.

Il network di ospitalità di alta gamma di Bulgari è ormai mondiale: il primo hotel fu aperto a Milano, seguirono Londra e Bali e a dicembre aprirà Dubai. Ogni hotel è speciale, però c’è un fil rouge di stile estetico e di ospitalità – conclude Babin –. Un legame impalpabile ma fortissimo che vorremmo creare anche con i cinesi che viaggiano per il mondo e con tutti quelli che si muovono all’interno del Paese». Pur essendo parte del gruppo francese Lvmh, Bulgari continua a costruire il suo futuro a partire dall’italianità, come dimostra la scelta dello chef per Pechino e degli architetti che hanno progettato l’hotel, Antonio Citterio e Patrizia Viel.

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