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Dossier A Napoli si attende ossigeno dalle cessioni

    Dossier | N. 16 articoliPartecipate: i piani di dismissione dei Comuni

    A Napoli si attende ossigeno dalle cessioni

    (Marka)
    (Marka)

    Se quello delle società partecipate è un tema che scotta, la patata più bollente ce l’ha nelle mani l'assessore al Bilancio del comune di Napoli, Enrico Panini: ha il nome dell'Anm, azienda di mobilità, in grave crisi da tempo, ma adesso a rischio default. È di pochi giorni fa l'allarme del collegio dei sindaci sui 3 milioni che vanno in fumo ogni mese e la richiesta di risanamento al socio di maggioranza: il comune, appunto, che attraverso la Napoli holding è possessore del 100% del capitale. L'assessore Panini ha risposto all'appello. «Il piano di ristrutturazione è partito, produrrà i suoi effetti».

    Lontano dal traguardo il ridisegno delle società satellite del comune di Napoli
    Sebbene il ridisegno delle società satellite del comune di Napoli sia datato 2012, resta lontano dal traguardo. E soprattutto dal produrre effetti. Ma si spera possano essercene a breve. «Nelle prossime settimane - fa presente Panini - Napoli Holding diventerà stazione unica appaltante e accentrerà altre funzioni e servizi: ciò produrrà dei risparmi. Inoltre, poiché puntiamo non solo al risparmio ma anche a migliorare la qualità dei servizi, verrà costituito un organo di valutazione e misurazione. Infine, se pochi giorni fa abbiamo per la prima volta approvato il bilancio consolidato del comune, entro un anno pensiamo di poter chiudere anche il bilancio sociale».

    Le liquidazioni in atto
    Ma di lavoro, di quello propedeutico a tutto ciò, ce n'è ancora molto da fare: come le liquidazioni di consorzio San Giovanni, Terme di Agnano, la cui gestione da due anni è stata affidata a terzi con l'obbligo di investirvi 10 milioni, Napoli Sociale, Acn (la società costituita per gestire gli eventi a partire dalla Coppa America), Napoli Orientale, eredità ultradecennale che doveva occuparsi della riqualificazione dell'area a est della città. E ancora Nausicaa, e Sirena.

    La vendita dei gioielli di famiglia
    Ma il capitolo più corposo del piano di riorganizzazione delle società, e da cui si attende ossigeno per il bilancio del Comune, è quello delle cessioni. In altre parole, si prepara la vendita dei gioielli di famiglia come il Ceinge, prestigioso centro di ricerca e la piccola quota (12,5% di cui manterrà solo lo 0,5%) conservata in Gesac dopo la privatizzazione. A breve l'apertura delle buste.
    All'attivo del bilancio “partecipate” Panini ascrive l'aver mantenuto in vita solo società pubbliche al 100%, di aver salvaguardato i livelli occupazionali, di aver previsto un piano di mobilità del personale per meglio distribuirlo in base a reali esigenze di produttività. Al passivo restano costi alti, e soprattutto la “famosa” vendita del patrimonio alienabile che affidata alla partecipata Napoli Servizi, non ha alienato che poche unità.

    La Regione ha ridotto da 40 a 18
    Mentre la Regione che, come ama ripetere il governatore De Luca, ha ridotto il numero delle società pubbliche e miste da 40 a 18, ma ancora non quantifica il risparmio prodotto («non è misurabile», dice l'assessore al Bilancio Lidia D'Alessio), aspetta almeno che, risanati i conti dell'Eav con contributo statale, si avveri il sogno dei cittadini campani di vedere il trasporto pubblico locale ripartire (solo utopia).

    A Salerno ancora lunga la lista degli enti da dismettere
    Più pronto l'assessore al Bilancio del Comune di Salerno, Roberto De Luca, nonché figlio del governatore che quantifica: i compensi per organi amministrativi delle partecipate salernitane sono passati dai 430mila euro del 2011 ai 190mila attuali. Ma anche Salerno ha ancora una lunga lista di enti da dismettere: in primis la propria quota nella società di gestione dell'aeroporto, costruito da tempo, ma che stenta a decollare. In conclusione, i piani sono pronti, non resta che attuarli. E soprattutto, si spera che si chiudano in fretta i “dolorosi” capitoli di almeno otto società che: «non hanno mai operato».

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