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Dossier Via aeroporti e fiere: i comuni dicono addio a una partecipata su tre

    Dossier | N. 16 articoliPartecipate: i piani di dismissione dei Comuni

    Via aeroporti e fiere: i comuni dicono addio a una partecipata su tre

    (Marka)
    (Marka)

    Il Comune di Roma esce dall’aeroporto di Fiumicino, Torino lascia Caselle, Napoli vende la partecipazione in Capodichino mentre Verona liquida Areogest, la società che gestisce le quote pubbliche del Valerio Catullo, e Treviso saluta lo scalo di Venezia. Ma oltre che dagli aeroporti, i sindaci stanno decidendo di uscire da molte partecipazioni in fiere, autostrade e agenzie territoriali. In genere, però, solo quando la quota è piccola, come piccola è l’ampia maggioranza delle altre società interessate dai «piani straordinari di razionalizzazione» che tutti gli enti pubblici hanno dovuto definire entro ieri per attuare la riforma Madia. In molti, nonostante la tripla proroga che ha caratterizzato il difficile cammino delle nuove regole, sono arrivati con l’affanno, e si vedranno sospendere i diritti sociali fino a quando non approveranno il piano. Ma nella foresta sterminata delle partecipate molto si sta muovendo.

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    Razionalizzazione avanti al Sud
    Per capire che cosa, Il Sole 24 Ore si è avventurato in un viaggio negli 86 Comuni capoluogo di Provincia nelle Regioni a Statuto ordinario, dove la riforma si applica in via diretta. I loro piani, approvati o ancora in corso di elaborazione, censiscono 1.204 partecipazioni e spiegano che 370 saranno cedute, liquidate o fuse. La «razionalizzazione» riguarderà quindi poco meno di una partecipata su tre, ma con intensità diverse da zona a zona. Le percentuali medie crescono nelle Regioni del Centro-Sud, con i capoluoghi Molise, Campania e Lazio che prevedono di tagliare più di metà delle loro partecipate mentre in Emilia-Romagna, l’area più “conservatrice”, il riordino riguarderà solo un’azienda su cinque. Anche fra le grandi città i risultati sono molto diversi fra loro: a Roma il piano prevede 18 operazioni tra cessioni e liquidazioni su 31 società, mentre a Milano tra le 15 partecipazioni dirette si prevede solo un addio, a Navigli Lombardi, e una fusione a tre.

    LA GEOGRAFIA DEI TAGLI NEI COMUNI CAPOLUOGO DI PROVINCIA
    Partecipazioni oggetto di razionalizzazione. % sul totale (Nota:) l'indagine comprende i comuni capoluogo di provincia nelle regione a statuto ordinario

    Taglio alle «partecipate-polvere»
    Come mai? Già questa geografia dei tagli messi in programma offre indicazioni interessanti. Per com’è costruita la riforma, la potatura promette di essere più drastica dove le articolazioni societarie di sono ramificate di più, spesso superando i confini del razionale per offrire posti aggiuntivi negli organigrammi. Le realtà locali sono multiformi e ogni generalizzazione è sbagliata, ma i numeri disegnano una tendenza. Dove sono fiorite le partecipate-polvere, spesso prive di un vero ruolo economico, sono più frequenti i tagli; dove invece le aziende “vere” sono la maggioranza le razionalizzazioni sembrano più chirurgiche. Questo lavoro di forbici si incontra anche nelle amministrazioni più grandi. La Regione Lombardia chiude Asam, che ha in pancia le quote dell’autostrada Serravalle, ma solo per controllare direttamente in via diretta l’autostrada accollandosi anche il debito della holding; il Piemonte riassume nel piano le operazioni degli ultimi anni, con l’uscita da realtà come la Sagat (aeroporto di Caselle) o le Terme di Acqui, e simili sono le iniziative delle altre Regioni.

    Niente grandi operazioni
    Sulla scena non si fanno invece strada grandi operazioni, come mostrano le vicende che in queste settimane vedono protagoniste la più problematica delle partecipate locali: l’Atac di Roma. Dopo l’ok del Tribunale, l’azienda ha 60 giorni di tempo per scrivere un piano di rientro per il concordato preventivo che, hanno ribadito in ogni occasione possibile sindaca e assessori, serve a mantenerla tutta pubblica e ad evitare qualsiasi esubero. E se nemmeno Atac ha un dipendente di troppo, è facile prevedere i risultati dei censimenti sul personale delle altre società pubbliche, vale a dire la seconda gamba della riforma Madia (qui il termine è slittato al 30 novembre).

    Hanno meno di 10 dipendenti 1.609 società controllate dagli enti locali
    Risultati del genere, che riducono l’impatto economico ma anche le ricadute occupazionali della riforma, sono la conseguenza dei parametri fissati dal nuovo Testo unico per individuare le partecipazioni di cui le Pa devono liberarsi. I criteri impongono il taglio (con liquidazioni o fusioni) delle partecipazioni nelle aziende con meno di 500mila euro di fatturato, oppure con più amministratori che dipendenti, e in quelle che hanno chiuso in perdita quattro bilanci negli ultimi cinque, ma quest’ultimo criterio vale solo fuori dai servizi pubblici locali. Nei portafogli pubblici, poi, ci dovrebbe essere spazio solo per le aziende che lavorano per gli enti o per quelle che producono «servizi di interesse generale»: fuori gioco dovrebbero quindi finire le centinaia di attività commerciali ancora in pancia agli enti pubblici, ma sul punto come sempre la battaglia interpretativa tra proprietari e controllori si annuncia serrata. Ma anche lontano dai big c’è da tagliare parecchio, visto che secondo il Mef 1.609 società controllate dagli enti locali hanno meno di 10 dipendenti, e in tre casi su quattro hanno un valore della produzione sotto i 100mila euro all’anno.

    Numeri al ribasso
    L’attuazione effettiva dei piani scritti in queste settimane aiuterà insomma a sfoltire un po’ la giungla di cottarelliana memoria, e ad alleggerire il panorama dei 37mila posti (occupati da 26mila persone grazie ai doppi incarichi) negli organi di amministrazione calcolati dal rapporto Cottarelli. Sul punto, gli obiettivi iniziali erano più ambiziosi, e avrebbero imposto l’amministratore unico invece del cda con la sola eccezione delle società più grandi. Nella versione definitiva, invece, il Testo unico riporta la scelta nelle mani degli azionisti: le stime della prima ora, che parlavano di un taglio da 15mila posti, andranno quindi aggiornate al ribasso.

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