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Più quote e attenzione a cinema e cartoni: l’ok dei produttori

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Più quote e attenzione a cinema e cartoni: l’ok dei produttori

(Ansa)
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Il mondo del cinema plaude al decreto al decreto legislativo di modifica delle quote di investimento obbligatorio dei broadcaster in opere europee di produttori indipendenti. Anche i produttori televisivi hanno espresso negli ultimi tempi soddisfazione per un provvedimento atteso da anni. Qui però un minimo di distanza l’ha marcata Taodue. Oggi, in un’intervista a L’Economia del Corriere Camilla Nesbitt, amministratore delegato della casa di produzione controllata da Mediaset, ha messo sul tavolo un problema, in realtà peculiare. Taodue è controllata da Mediaset, quindi non è indipendente. Ergo: i benefici del decreto per i produttori non la riguardano.

Mondo del cinema e produttori televisivi si godono questo risultato che la protesta dei broadcaster ha teso anche a mettere in bilico. «Il governo crede davvero che l'audiovisivo italiano (cinema, serie, animazione, documentari ) possa rappresentare una risorsa importante per l'economia, per l'identità e la crescita culturale, industriale e professionale di questo paese», ha scritto in un post su Facebook Francesca Cima, presidente dei produttori Anica. Qualche giorno fa il presidente di Apt, Giancarlo Leone, aveva espresso favore nei confronti del Decreto legislativo cui il Mibact ha lavorato in applicazione della legge sul Cinema e l’audiovisivo. «Siamo favorevoli allo spirito dell'iniziativa del ministro Franceschini che riporta al centro del dibattito il tema della qualità dei contenuti italiani ed europei e dei contenuti indipendenti che, non bisogna dimenticare, forniscono il prodotto premium», aveva commentato Giancarlo Leone.

La legge ha innanzitutto chiarito il concetto di “produttore indipendente”: «Operatori della comunicazione europei che svolgono attività di produzioni audiovisive e che non sono controllati da, ovvero collegati a fornitori di servizi media audiovisivi soggetti alla giurisdizione italiana e, alternativamente, per un periodo di tre anni non destinino più del 90 per cento della propria produzione a un solo fornitore di servizi media audiovisivi».

L’aumento delle quote (la percentuale di introiti netti da riservare alle produzioni indipendenti) è la misura chiave: per la Rai dal 15% attuale al 18,5% nel 2019 arrivando a un 20% nel 2020 e per le commerciali dal 10% del 2018 al 12,5% del 2019 al 15% del 2020.

Nel Primetime (fascia oraria 18-23) una quota del tempo settimanale di diffusione deve essere riservata a film, fiction, documentari e cartoni italiani: 12% per la Rai, 6% per gli altri fornitori. Si tratta di 1 film o fiction o documentario o animazione italiani a settimana. Per la Rai l’. obbligo è di 2 opere italiane a settimana, di cui una cinematografica. E il fatto che l’animazione sia prevista è motivo di grande soddisfazione per l’associazione Cartoon Italia. «Questa riforma – ha spiegato in una nota la presidente Donatella Leone – potrà permetterci di diventare finalmente competitivi a livello internazionale, e farà in modo che gli autori, i registi, e i giovani talenti dell'animazione italiana restino in Italia».

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