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Gentiloni-Pisapia, le due «anime» dialoganti della sinistra…

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Gentiloni-Pisapia, le due «anime» dialoganti della sinistra e il duello sul bilancio

C’erano diversi segnali politici e alcune suggestioni dietro l’incontro di ieri a Palazzo Chigi sulla legge di bilancio. Innanzitutto la delegazione di Mdp era guidata da Giuliano Pisapia. Una novità perché dall’informalità degli incontri e dei dibattiti si è passati a una delega visibile al punto che è lui che va a trattare con Paolo Gentiloni i punti irrinunciabili per votare Def e legge di bilancio. Non c’erano anche Roberto Speranza o Pierluigi Bersani, che sono i “capi” riconosciuti, ma si è deciso di far andare solo l’ex sindaco di Milano accompagnato dai due capigruppo proprio per evitare qualsiasi dualismo o ticket.

Il significato di questa scelta è piuttosto chiaro: mettere enfasi sulla sua leadership, lanciare il messaggio che il dado è tratto e che lui non entra in una lista con il Pd. Evidentemente era un passaggio necessario - dopo un’estate di tira e molla - dare l’idea di una ritrovata unità in un’area che nasce già con una scissione e che non può permettersi altre frammentazioni.

Ma in questo modo si è anche caricato Pisapia di una responsabilità affidandogli la gestione politica del primo fronte su cui è esposta Mdp con Campo progressista: cioè scavarsi una distanza dal Pd, dalle sue proposte e pure dal suo leader, ma cercando di non fare danni al Governo, alla legislatura e al Paese provocando una crisi. È il primo banco di prova, un test sulle sue capacità di declinare nel concreto il progetto di una sinistra responsabile e di governo dopo averne parlato per alcuni mesi.

Ma c’è anche chi – in Mdp – ha voluto che quel carico di responsabilità ci fosse e fosse evidente proprio per “blindare” un processo di aggregazione che secondo molti rischia ancora di sfuggire. Il nodo che non è sciolto e che tiene tutti in sospeso è fin dove allargare il campo. Se fino ai partiti di “Si” e “Possibile” per raccogliere anche l’area più “estrema” ma che renderebbe più complicata quella prospettiva di governo di cui parla Pisapia. Ecco, su questo punto non si esclude vi possa essere una nuova rottura, questa volta definitiva. E i sospetti crescono per i rumors che vogliono Pisapia e i suoi impegnati sul territorio a “reclutare” sindaci per una lista arancione da affiancare al Pd.

Se in questo quadro che nasce l’ “investitura” dell’ex sindaco a trattare con il Governo, l’altro protagonista è Paolo Gentiloni. In fondo i due sono protagonisti di molte suggestioni per il fatto di essere le due “anime” dialoganti: l’uno come riunificatore dell’Ulivo che fu, l’altro come possibile premier - se ci dovesse essere un nuovo stallo dopo le elezioni - perché in grado di mettere insieme dalla sinistra al centro-destra. Si sa che Gentiloni è lontano dal tentare operazioni politiche in proprio ma è pur vero che se riuscisse a portare Pisapia più vicino al Pd sarebbe un altro punto a suo favore. Da quando è nato il Governo a oggi, infatti, si sono affermate sul campo alcune personalità da cui Renzi non può più prescindere: da Padoan a Minniti a Calenda, in vario modo e a diverso titolo sono tasselli necessari per il leader Pd. Come lo è Gentiloni che in questo passaggio sulla legge di bilancio è per la prima volta sulla scena con un ruolo decisivo di mediazione nel campo diviso del centro-sinistra.