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Dossier Così Opel cambia schieramento

    Dossier | N. 34 articoliAuto, tutte le novità in arrivo nei prossimi mesi

    Così Opel cambia schieramento

    Un Fulmine a ciel sereno è l’immagine della Opel al Salone di Francoforte, arrivata dalla vicinissima Rüsselsheim con i colori di una nuova squadra: non più le due lettere in bianco su campo blu di General Motors, ma le tre lettere blu su campo bianco di Psa. È accaduto dopo 88 anni di matrimonio transoceanico e, in a ttesa del piano che dovrebbe stabilire entro il mese di novembre i nuovi assetti sotto l’ombrello francese, Opel si è presentata al salone di casa con una lista di novità in cima alla quale c’è la Grandland X, suv compatto frutto dell’accordo tra GM e Psa del 2012 e che prevedeva sinergie in termini di logistica e di piattaforme. Il primo frutto è stato la Crossland X, parente stretta della Citroën C3 Aircross, il secondo è la Grandland X che nasce sulla piattaforma Emp-2 della Peugeot 3008 ed è parte del piano che prevede 29 nuovi modelli tra il 2016 e il 2020, 7 dei quali solo quest’anno.

    La Grandland X restituisce alla Opel un’arma indispensabile per il futuro alla pari con gli altri costruttori e farla schiodare dagli 1,2 milioni di unità prodotti lo scorso anno in un mondo dove non bastano più le Corsa e la Astra, anche se parliamo del sesto e settimo modello più venduto in Europa.

    La Grandland X è lunga 4,48 metri, ha un bagagliaio che va da 514 a 1.652 litri e tutto il carico di tecnologia per la sicurezza che le ha già fruttato le 5 stelle Euro Ncap. Arrivano dall’altra parte del Reno anche il Grip Control per bilanciare parzialmente la mancanza della trazione integrale e i motori: il 3 cilindri 1.2 da 130 cv e il diesel 1.6 da 120 cv, entrambi disponibili a richiesta con il cambio automatico a 6 rapporti.

    Al capitolo connettività troviamo il mirroring per dispositivi Apple e Android, l’hotspot wi-fi e l’assistente personale OnStar. Il listino parte da 26.000 euro. Il suv compatto è inoltre il candidato numero ad ospitare la prima ibrida plug-in del Fulmine, come annunciato Michael Lohscheller, il nuovo boss di Opel dal giugno da scorso, quando è apparso chiaro che tra Thomas Neumann, ceo dal 2013, e Carlos Tavares, numero uno di PSA, non c’era il feeling necessario per affrontare la riorganizzazione di un’azienda che impiega 36mila persone e ha 9 impianto produttivi. E a proposito di propulsioni alternative, da GM arriverà l’Ampera-e, l’elettrica da 520 km di autonomia gemella della Chevrolet Bolt, e tramite Detroit potrebbe arrivare anche l’idrogeno, campo nel quale è partner di Honda. Il ceo giapponese, Takahiro Hachigo, a Francoforte ha fatto capire che sarebbero benvenuti altri partner all’interno della joint-venture sulle fuel cell che lega i due giganti. Decisamente più vicina nel tempo e nella praticità è l’Astra EcoM a metano. Disponibile nella variante a 5 porte e SportsTourer, è spinta da un 1,4 litri turbo d 110 cv e 200 Nm e ha due serbatoi in fibra di carbonio da 117,5 litri di gas pari a 19 kg che, per un consumo di 4,1-4,3 kg (pari a 113-116 g/km di CO2) fanno almeno 442 km di autonomia con una riserva in benzina di 13,7 litri di benzina. Già pronto il prezzo: si parte da 23.300 euro. Le altre novità riguardano la nuova Insignia. La media, la cui seconda generazione è stata presentata allo scorso Salone di Ginevra, completa la sua gamma con la variante Country Tourer, ovvero con carrozzeria station wagon a ruote alte, protezioni e modanature in stile offroad e assetto rialzato di 20 mm.

    Oltre ai motori già noti, l’occasione è stata propizia per aggiungere un nuovo 2 litri diesel biturbo da ben 210 cv e 480 Nm di coppia a partire da 1.500 giri/min. Come gli altri diesel di Opel, è opera del Centro di Engineering di Torino, dove lavorano in 700 sui motori diesel, e che General Motors ha deciso di tenere per sé. Lo stesso biturbo ha il compito di introdurre la versione GSi, sigla che negli anni identificava la Opel più sportive negli anni ’80 e ’90.

    La Insignia GSi con questo motore raggiunge 233 km/h, accelera da 0 a 100 km/h in 7,8 secondi con un consumo di 7,1 litri/100 km pari a 192 g/km di CO2. Andrà ancora più forte – ma non si sa ancora quanto – la versione con il 2 litri turbo a benzina da 260 cv che alla bilancia fa registrare 160 kg in meno della precedente Insignia OPC con motore V6 2.8: Per tutte e due ci sono l’assetto a controllo elettronico con ruote da 20 pollici, i freni Brembo, il sistema di trazione integrale con torque vectoring e il cambio automatico-sequenziale a 8 rapporti. L’allestimento è ovviamente specifico, ma anche su questo versante c’è una novità che riguarda tutta la gamma ed è Opel Exclusive, un programma di personalizzazione che, tra le molte cose, permetterà di avere la tinta della carrozzeria su campione fornito dal cliente.

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