Motori24

Dossier La sportività inglese è diventata una «industry»

    Dossier | N. 34 articoliAuto, tutte le novità in arrivo nei prossimi mesi

    La sportività inglese è diventata una «industry»

    Aston Martin e McLaren si stanno trasformando da piccole factory specializzate in supercar, rispettivamente dall’indole raffinata ed estrema, a costruttori con grandi ambizioni e attenti all’evolversi dei tempi, sebbene nel pieno rispetto del proprio Dna. L’evoluzione delle specie punta, quindi, allo sviluppo di modelli mai realizzati che ampliano il raggio d’azione di questi marchi facendoli sconfinare, in entrambi i casi, anche dal tradizionale legame con le motorizzazioni termiche e, persino, da quello delle sportive pure.

    È questo il caso dell’Aston Martin che segue a passo spedito questo percorso. Prima di delinearlo, va detto che è una road-map che passa anche attraverso la joint-venture che lega il brand inglese, ma controllato dall’Investindustrial della famiglia Bonomi, alla galassia Daimler. In particolare, al brand Amg. Il primo frutto di questa collaborazione entra in scena in questo periodo. E’ la versione V8 della Db11. E’ la prima vettura della casa di Gaydon ad adottare un motore sviluppato dall’Amg ad Affaterbach, sebbene personalizzato da una calibrazione consona ai capitolati Aston Martin. Si tratta di un’unità di 4 litri, sovralimentata da due turbocompressori, che sviluppa 510 cv insieme a una coppia di 675 Nm e consente a questa Db11 di toccare i 299 all’ora e di raggiungere i 100 orari in 4”0. Rispetto al V8 biturbo che spinge alcune Mercedes è stato anche rivisto nel layout, grazie al riposizionamento di alcuni organi accessori, per poterlo sistemare molto in basso nel vano motore in modo da avvantaggiare la ripartizione dei pesi e ottimizzare il baricentro della vettura. La Db11 V8 si distingue dalla V12, che per la cronaca è spinta da un motore sviluppato e prodotto direttamente da Aston Martin che ha mandato in pensione un’analoga unità che era firmata dalla Ford, per alcuni dettagli estetici come il disegno dei cerchi in lega, la fanaleria con trasparenti bruniti e gli sfoghi d’aria sul cofano motore.

    Come anticipato nel piano di sviluppo dell’Aston Martin, che ha ispirato anche il raddoppio degli insediamenti produttivi, non ci sono solo sportive pure. Infatti, accanto a inediti modelli in tiratura limitata come la Valkyrie spinta da un sistema ibrido plug-in, ci sono anche un Suv e la prima proposta elettrica estrapolata dalla Rapide, che dirà così addio alla propulsione endotermica.

    Invece, la mobilità a Emissioni Zero è ancora in fase di studio a Woking, dove ha sede la McLaren. A prescindere da ciò i piani sono articolati. Infatti, il piano Track22 definito lo scorso anno e per il quale la McLaren ha investito 130 milioni di Sterline a livello di Ricerca e Sviluppo prevede l’introduzione di quindici modelli, fra totalmente inediti e derivati, entro il 2022. Fra questi rientrano anche varianti ibride plug-in delle Mcaren più diffuse. Track22 ha portato in dote anche l’assunzione di 250 addetti sulle linee di montaggio, l’apertura nel 2020 di un nuovo impianto per la lavorazione della fibra di carbonio estesamente utilizzata tanto per la scocca quanto per la carrozzeria di ogni Mclaren, e un accordo di collaborazione con Bmw per per lo sviluppo di motori destinati a modelli futuri.

    Intanto, la strategia Track22 ha già dato i primi due frutti. Si tratta della 720S, spinta da un nuovo V8 biturbo di 4 litri con 720 cv, che ha debuttato la scorsa primavera e si è posta al vertice dell’offerta del marchio e della 570 S Spider, svelata durante l’estate e in vendita a 214mila euro. Estrapolata dall’omonima Coupé, ha lineamenti che differiscono da quelli della sua più stretta consanguinea soltanto posteriormente per ottimizzare l’aerodinamica e, naturalmente, nella zona in cui si mimetizza il tettuccio che le conferisce la sua personalità. E’ composto da due panelli che scoprono o coprono l’abitacolo, al quale si accede sempre attraverso porte che si aprono spettacolarmente verso l’alto, anche in movimento sino a 40 all’ora in 15”. I servomeccanismi che l’azionano sono gli unici responsabili dell’incremento di peso di 46 kg rispetto a quello della Coupé, poiché la sofisticata architettura in carbonio e alluminio tipica della McLaren è così granitica che ha evitato il ricorso a irrobustimenti strutturali. La 570 S Spider è mossa, come impone il Dna McLaren, V8 biturbo di 3,8 litri con 570 cavalli.

    © Riproduzione riservata